Meridiana, Qatar torna al tavolo

La Prealpina - 24/06/2016

Qatar Airways ci ripensa. Dopo la minaccia di abbandonare il tavolo delle trattative per l’acquisizione del 49% di Meridiana, ieri ha comunicato al governo di essere pronta a firmare. La telefonata partita da Doha ha raggiunto in mattinata il telefonino del ministro dei Trasporti Graziano Delrio, in Sardegna in quel momento per l’inaugurazione del nuovo tratto di strada sulla Olbia-Sassari. «C’è stato un problema nella trattativa per Meridiana che aveva fatto interrompere l’interesse di Qatar Airways, ma proprio stamattina siamo riusciti a ricondurre tutti al tavolo e alla ragionevolezza», ha detto il componente del governo. Mercoledì il colosso dei cieli di Doha, ultima ancora di salvataggio per il rilancio della seconda compagnia aerea italiana, aveva addirittura abbandonato la trattativa ritenendo troppo chiuso l’atteggiamento delle parti sociali. In gioco c’è il destino di 955 esuberi, che potrebbero scendere fino a quota 527 in caso di ingresso in società degli arabi, ritenuti comunque ancora troppi dalle parti sociali che da quattro mesi fanno melina in attesa di un accordo che ancora non è arrivato. Qatar Airways l’altro giorno aveva deciso di sospendere le trattative, facendo precipitare la situazione. «Grazie anche all’interessamento del presidente del consiglio, Matteo Renzi, è ripreso il dialogo» ha spiegato Delrio. «Stanno ricominciando a sedersi: speriamo bene». In effetti ieri nel tardo pomeriggio è stato convocato l’ennesimo vertice al ministero dello Sviluppo, l’ultima chiamata a poche ore dai licenziamenti. E’ infatti ormai in chiusura la procedura di mobilità per 955 dipendenti (di cui circa 400 basati a Malpensa) aperta lo scorso 9 aprile. A questo punto i sindacati non possono più tergiversare ma devono arrivare a un’intesa per non precludere il futuro stesso della compagnia. Il presidente Marco Rigotti, un mese fa, aveva dichiarato che senza l’ingresso di Qatar Arways «non vi siano prospettive e dunque alcuna utilità nel continuare a finanziare la prosecuzione di un’attività in perdita». Gli esuberi a quel punto non sarebbero più 527, ma 1600, l’attuale forza lavoro