Meridiana e Qatar matrimonio rinviato

La Prealpina - 02/11/2016

Il matrimonio nei cieli tra Meridiana e Qatar Airways slitta al 2017. Doveva concludersi entro ottobre e invece ha accumulato una serie di ritardi la definizione dell’acquisizione del 49 per cento del vettore sardo da parte del colosso arabo di Doha. A riferirlo è proprio il Ceo di Qatar Airways, Akbar Al Baker, a margine di un evento che si è tenuto nei giorni scorsi ad Amsterdam. Lo slittamento è stato causato da «alcune condizioni previste dall’operazione che non si sono ancora verificate».

Al Baker ha confermato la volontà di proseguire nell’operazione, l’intoppo semmai è a livello burocratico in quanto non è ancora arrivato il via libera da parte dell’Antitrust, il cui pronunciamento è ora atteso per il prossimo dicembre.

Prosegue nel frattempo la riduzione dell’organico – e la chiusura della base di Cagliari è un primo effetto – così come stabilito insieme ai sindacati lo scorso 27 giugno al Ministero per lo sviluppo economico.

L’ingresso di Qatar Airways in Meridiana con il 49 per cento delle quote è subordinato infatti a due condizioni: l’uscita dal perimetro aziendale di 396 lavoratori, di cui 150 basati a Malpensa, e una drastica riduzione degli stipendi (si parla di circa il 20 per cento) ormai fuori mercato rispetto agli standard attuali di settori. Due punti su cui Al Baker non transige: «Non siamo un’organizzazione benefica e non siamo qui per creare posti di lavoro. Le persone devono guadagnarselo».

Il Gruppo Meridiana (composto da Meridiana Fly e dalla gallaratese Air Italy) è a oggi la seconda compagnia aerea italiana per numero di passeggeri trasportati. La sua crisi parte da lontano: la prima procedura di mobilità risale addirittura al febbraio 2011 e coinvolse 845 dipendenti, diventati 1.637 nel 2014, quando i quattro anni di cassa integrazione erano ormai vicini alla scadenza. Due anni di battaglie sindacali, l’intervento del governo, gli incentivi all’esodo, ma soprattutto l’operazione Qatar ha consentito di far scendere gli esuberi fino agli attuali 396. Secondo il governo italiano e i vertici aziendali, la soluzione araba è ormai l’ultima possibile per evitare l’inevitabile dismissione della flotta.