«Meno tasse, più assunzioni»

La Prealpina - 12/01/2017

Sono poco meno di due milioni i voucher utilizzati in provincia di Varese nel 2015. Lo dice un rapporto Uil, lo certifica Osserva, il portale statistico della camera di Commercio di varese. «Molto preoccupante», tuonano i sindacati.

Ma le imprese cosa ne pensano? «I voucher sono uno strumento utile, che ha prodotto risultati positivi – commenta Davide Galli, presidente di Confartigianato Varese – e sul quale apportare casomai modifiche migliorative. Pensiamo però che il tema del lavoro e delle criticità occupazionali con cui l’Italia è costretta a fare i conti, non possa essere ricondotto al solo problema dei voucher».

Insomma, il dietro le quinte dello scarso numero di assunzioni con contratti nazionali nelle aziende è molto più complesso e articolato. Galli, del resto, lo denuncia da tempo. Tasse e burocrazia sono due dei mali maggiori che tarpano le ali alla ripresa delle imprese artigiane varesine.

«Ieri (su queste colonne ndr.) il segretario generale della Cgil di Varese,Umberto Colombo, non ha nascosto il sospetto che “l’utilizzo dei voucher abbia come fine ultimo la compressione dei costi” – continua Galli – ma, pur ribadendo che l’utilizzo dei voucher, al netto degli abusi che da sempre contrastiamo, riguarda solo una parte marginale del totale di ore lavorate nelle aziende, siamo d’accordo su un punto: la compressione dei costi, quelli delle tasse e della burocrazia. È condizione necessaria per permettere all’impresa di crescere e, quindi, di effettuare nuove assunzioni, soprattutto tra i giovani». Insomma, nel momento in cui le imprese saranno messe nelle condizioni di fare il loro lavoro, anche il numero di nuovi inserimenti in organico tornerà a crescere. Del resto, lo stesso Galli in più occasioni ha ribadito il concetto: «Lasciateci lavorare».

E ora incalza di nuovo il governo.

«Abbiamo denunciato più volte l’ancora troppo elevato peso della tassazione – ricorda iil numero uno degli artigiani varesini – che lo Stato impone alle aziende per sostenere in parte anche sé stesso, la propria macchina amministrativa e un sistema di welfare spesso incontrollato e sempre più difficile da sostenere – prosegue Galli – Il risultato? Con poche eccezioni, la maggior parte delle istituzioni e dei rappresentati politici locali in questi mesi non ha trovato il tempo per un confronto nel merito».

La sensazione che hanno le imprese è che nessuno le ascolti. «Abbiamo spesso difficoltà a far sentire la nostra voce – conclude Galli – Cosa dobbiamo fare? Le Pmi dovranno porre le proprie domande attraverso quesiti referendari? In questo caso ci organizzeremo».

Otto anni sempre in crescita esponenziale

I voucher sono stati introdotti dalla legge 14 febbraio 2003, n. 30, e disciplinati dal decreto legislativo 276/2003, per regolare le attività lavorative di tipo accessorio e di natura occasionale.

A cosa dovevano servire

Dovevano servire soprattutto in agricoltura per remunerare studenti, pensionati, casalinghe durante la vendemmia. I voucher sono entrati in funzione nel 2008 in modo sperimentale. Poi, negli anni, sono stati estesi a sempre più settori e lavoratori: il lavoro domestico, le lezioni private, il turismo e il commercio sono stati i primi. Dal 2009 con il governo Berlusconi l’uso è stato esteso anche alle amministrazioni pubbliche, a edilizia, industria e trasporto.

Con Renzi alzato il tetto

Durante il governo Renzi con il Jobs Act è stato elevato da 5.000 a 7.000 euro il tetto massimo di voucher percepibili dal lavoratore in un anno, e sono stati inseriti i voucher baby sitter da utilizzare al posto del congedo maternità. Esistono 2 tagli di voucher: da 10 e da 50 euro. Il valore non corrisponde alla paga oraria, in quanto l’ammontare del compenso è deciso autonomamente dalle parti. Del valore nominale del voucher resta al lavoratore il 75%. Il restante 25% è destinato per il 13% alla copertura previdenziale in favore della gestione separata Inps, il 7% all’Inail e il 5% per la gestione del servizio. Il canale più comune dove acquistare i voucher sono i tabaccai abilitati, che provvedono anche a monetizzarli per il lavoratore attraverso uno dei circuiti bancari scelto dal datore di lavoro.

Dal 2008 ad oggi i voucher hanno avuto una crescita straordinaria. Oltre 145 milioni ne sono stati venduti nel 2016, con un aumento del 26,3% sul 2015. Una percentuale che diventa esponenziale (+27.000%) se si raffrontano i buoni-lavoro venduti nel 2008, 535.985, e quelli nel 2016 (esattamente 145.367.954, dati Uil).