Meno frontalieri in Ticino: persi 2.700 posti

La Prealpina - 07/01/2019

Il numero dei frontalieri, secondo i dati forniti venerdì scorso dall’Ufficio di statistica cantonale (Ustat), continua a calare. Nel terzo trimestre del 2018, il loro numero in Ticino è sceso a 63.144, con un calo di 2.706 unità (-4,1%) rispetto all’anno precedente, mentre rispetto al trimestre precedente la flessione è stata dell’1,6%. Un flusso negativo che interessa tutti e tre i settori economici, che vedono impiegati 40.049 frontalieri nel terziario, 22.602 nel secondario e 494 nel primario. Gli uomini sono 38.470, le donne 24.674. A far la parte del leone le aziende manifatturiere, subito a ruota arriva il settore delle costruzioni. Anche a livello nazionale, in tutta la Confederazione si è registrato un calo e il numero di frontalieri è sceso di 2.541 (-0,8%), attestandosi a 312.325. Va da sé che i partiti che hanno fatto della “lotta” al frontalierato una bandiera porteranno questa diminuzione all’incasso elettorale in Ticino, al momento del rinnovo del Governo ticinese e dello stesso Parlamento locale, la prossima primavera. E lo stesso avverrà a Berna, a livello federale, dove potrebbero esserci importanti cambiamenti in chiave antieuropeista. Diversi politologi affermano che il clima che uscirà dalle elezioni europee potrebbe avere ripercussioni anche sulla composizione politica in una Svizzera che sta portando avanti battaglie importanti con Bruxelles, in primis su Borsa e fisco. In mezzo a questi ingranaggi enormi, importanti, entrano di diritto i frontalieri di Varesotto e Comaschi che per ora si godono la mancata ratifica dell’accordo fiscale tra i due Paesi che vedevano come una condanna a buste paga più leggere. E proprio il risultato elettorale interno, con una Svizzera più a destra, potrebbe spingere a far sì che l’Italia firmi tutto e presto. Insomma, l’incertezza per i lavoratori di confine, al di là dei numeri “ballerini” che seguono anche la congiuntura internazionale, non fa dormir loro sonni tranquilli.