mela di Orino si salva e conquista tutti

La Prealpina - 12/12/2016

Pom Pepin de Urin. Non è il titolo di una filastrocca. E’ il simpatico nome di una varietà autoctona di mele salvata per il rotto della cuffia dall’estinzione e attorno alla quale è nato un universo di iniziative a dir poco sorprendente: l’interessamento di Slow Food, il progetto didattico nell’ex-vivaio di Orino della Forestale, il coinvolgimento del corso di studi Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale dell’Isis di Varese (che ha provveduto alla messa a dimora nel frutteto della scuola), l’inserimento nel progetto Biovagando cofinanziato da Fondazione Cariplo, la catalogazione nel volume “Frutti dimenticati e biodiversità recuperata” edito dalla Regione Emilia Romagna, un corso specifico di frutticoltura organizzato dall’associazione luinese La Campagna, la manifestazione comunale “Un albero per ogni nato” che ha visto la distribuzione nel maggio scorso di diciassette piante di melo donate dall’Ente Regionale Agricoltura e Foreste. E ci fermiamo qui, perché l’elenco di sinergie sarebbe ancora più lungo. Tutto merito di una amministrazione comunale attenta a valorizzare una risorsa povera del territorio, ma che fa parte della sua storia. «Questa varietà era molto diffusa nel XIX secolo in provincia e in particolare nel nostro comune -spiega il sindaco Cesare Moia- e l’iniziativa di recupero avviata nel maggio 2012 punta a diffondere la mela poppina perché torni a caratterizzare il paesaggio rurale della Valcuvia». Partita in sordina, come sempre accade in casi di nicchia come questo, l’iniziativa sta avendo un successo clamoroso, persino superiore alle attese: «Durante lo scorso fine settimana abbiamo distribuito a chiunque che aveva fatta richiesta altre settanta piante e con queste siamo arrivati a quota trecentocinquanta in tre anni -ricorda Luigi Sparati, uno dei referenti dell’iniziativa- per cui siamo più che soddisfatti di come il progetto si sta diffondendo a macchia d’olio». Il nome scientifico è Melus domestica Borkh e la scheda tecnica parla di «frutto di pezzatura media, allungato, di forma variabile da ovoidale a conico e talvolta anche cilindrico, con picciolo molto corto e grosso; buccia verde-giallastra di fondo, tendente al giallo verso la maturazione, variamente sfumata e striata di un bel rosso dal lato del sole; polpa bianca, dolce, gustosa, molto profumata, aromatica, dal sapore tipico delle Poppine; pianta dotata di buona rusticità, abbastanza resistente alle avversità parassitarie; la maturazione dei frutti avviene da dicembre e la conservazione si protrae sino ad aprile». La scheda prosegue indicando un «consumo fresco, conservazione in fruttaio», cioè in luogo specifico riparato dal sole, in genere a livello cantina, dove il profumo di mele è inebriante. Qualche fruttaio esiste ancora qua e là nelle vecchie case dei paesi della Valcuvia, ma pretendere che il progetto Pom Pepin de Urin rilanci anche questo tipo particolare di struttura sarebbe, francamente, chiedere troppo.