Mazzette: ieri, oggi e domani

La Prealpina - 31/05/2017

di Agostino Abate

 

 

Di questi tempi 25 anni fa in città era possibile immaginare speciali tour turistici. Non di battaglie storiche né di eroiche gesta, ma solo dei luoghi ove erano sorte le nuove costruzioni che avrebbero dovuto cambiare il volto della città ed invece erano servite a far passare tante squallide mazzette da imprenditori ad avidi funzionari ed amministratori. Tra i più gettonati vi era questo: alle Stazioni svolta in via Morosini con la ristrutturazione di piazza XX Settembre, poi via Medaglie d’Oro per piazza della Repubblica ove ammirare a destra la ristrutturazione Varese 2000 ed a sinistra il Centro Commerciale Le Corti con il parcheggio sotterraneo e lo spazio vuoto ove solo immaginare il Teatro; poi diritti verso il centro, via Crispi con tappa alla lottizzazione della Collina detta “delle uova d’oro”; da via Manin su per viale Auguggiari con sosta agli ex immobili delle Ferrovie Nord nuovamente verso il centro con un attimo di raccoglimento per la ristrutturazione di via Finocchiaro e simbolica meta finale innanzi al nuovo Tribunale ed alla sua direzione dei lavori.

Con scrupolo, metodo e qualche lotta interna per ogni affare erano state offerte o chieste, ma sempre puntualmente pagate, somme che oggi arriverebbero fino a 500.000 euro, anche per un Teatro mai costruito.

E si potevano organizzare altri giri in città o per la provincia visitando vere fabbriche di denaro come la discarica di Vergiate, dalla quale l’indagine recuperò decine di miliardi di vecchie lire. A Varese si era iniziato prima che altrove ad indagare, ma virtuali guide turistiche di questo genere presto si diffusero in tutto il Paese.I numeri dicono che furono indagini fruttuose con ampie conferme processuali: furono individuati corrotti e corruttori, recuperate ingenti somme e svelate verità nascoste; ma tutto ciò non ha portato ad alcun vero cambiamento sociale né culturale.

Oggi episodi continui di cronaca locale e nazionale dimostrano che la corruzione a più livelli riesce ancora a creare ricchezze personali o semplicemente carriere sfavillanti ed ha ragione chi dice che rispetto ad ieri è più diffusa e, si può aggiungere, anche più miserevole perché spesso ci si vende per poco e non sempre per denaro. Ieri il sistema era saldamente nelle mani dei soli capi dei partiti, che decidevano, incassavano e poi dividevano; oggi si sono creati mille piccoli feudi nei quali chi cede alla tentazione ha il proprio piccolo territorio da sottoporre a “tassazione autonoma”.

Il dato che più preoccupa è che sempre più spesso non c’è reazione sociale adeguata né presa di distanza, che è cosa ben diversa dal rispetto della presunzione di innocenza.

Se risultasse provato che una dipendente del Comune di Lonate Pozzolo, alla quale deve andare tutto il nostro rispetto e solidarietà, sarebbe stata rimossa dall’incarico perché considerata un ostacolo ai disegni criminosi, si avrebbe la prova che chi ha così agito riteneva di poter contare su una diffusa indifferenza e non temeva giudizi elettorali o politici. È bene ricordare per comprenderne le dimensioni che la corruzione, l’evasione fiscale e le attività gestite dalle organizzazioni mafiose costituiscono i tre pilastri portanti dell’economia sommersa ed illegale del nostro paese.Dove la mafia è appena presente il corrotto mantiene la sua autonomia e dialoga con il mafioso in vari modi; dove la mafia controlla il territorio la corruzione diventa un suo strumento ed il corrotto un mero esecutore di ordini; ed in questo meccanismo l’evasione fiscale svolge lo stesso ruolo dell’olio nel motore, lubrifica di continuo e permette il funzionamento anche a giri elevatissimi. Per il domani non solo non c’è certezza, ma non è lecito farsi alcuna illusione. Di sicuro non servirà a fermare il fenomeno criminale l’innalzamento periodico delle pene per i reati di corruzione: chi decide di usare per fini personali il proprio potere pubblico si crede inarrestabile, sicuro di non essere scoperto, e gli è indifferente la pena prevista per quel reato qualunque essa sia.

Se la scelta di politica legislativa è di usare solo la punizione del singolo caso, allora si alzino pure le pene; ma se si vuole affrontare il fenomeno, che è strutturale e per più aspetti funzionale alla nostra società attuale, bisogna incidere sui rapporti interni alla P.A tra il corrotto e chi lo circonda con nuove norme drastiche. Si tratta di una malattia sociale per la quale è necessaria una lunga cura che combatta l’infezione e miri ad attivare gli anticorpi.

La corruzione del singolo deve diventare un pericolo per chi lo circonda ed avere ripercussioni su chi a vario titolo ha il dovere di vigilare; deve essere pretesa l’indipendenza di chi deve controllare dall’esterno alzando steccati tra i ruoli istituzionali, mettendo un limite alle trasversalità ed alle promiscuità.

Se un dipendente di un Ente pubblico abusa del suo potere, il suo dirigente non dovrà più rimanere in quell’incarico a prescindere dalle sue capacità personali e dalle sue dirette responsabilità. Se un sindaco si fa corrompere il Comune dovrà essere commissariato, perché quella struttura nell’insieme delle sue componenti amministrative e politiche non è stata capace di operare i dovuti controlli, e non sarebbero semplicemente nuove elezioni, se mai arrivassero le dimissioni, a risolvere. È indispensabile che recuperino immagine di serietà e di autonomia la funzione giudiziaria e la stampa. Oggi impera la tentazione, legittima alla luce delle leggi vigenti, di usare l’incarico pubblico che si ricopre quale trampolino per mirare ad altro che si ritiene più prestigioso, o per ottenere incarichi collaterali.

Ed allora è forse necessario cambiare le leggi perché al magistrato si imponga di dimettersi prima di candidarsi ad una carica politica, se assume incarichi di nomina politica gli si vieti di rientrare nel ruolo giudiziario ed infine se prende decisioni invocate da un politico, qualcuno gli suggerisca di non accettare poco dopo un incarico propostogli dallo stesso politico.

Altrettanta autonomia dovrebbe recuperare la stampa svolgendo sempre una funzione critica nei confronti di tutte le indagini, non solo di corruzione, resistendo alla tentazione di abbracciare fideisticamente le tesi dell’accusa e di offrire ai lettori sceneggiature con condanne mediatiche già definitive.

Si può credere che così si attira l’attenzione sociale sul fenomeno, ma in realtà accade proprio il contrario.

Quando arriva il colpo a sorpresa della clamorosa smentita, o l’assoluzione nel vero processo, inevitabilmente si verifica l’effetto boomerang, che allontana ogni crescita sociale e culturale e favorisce l’indifferenza.

Il pubblico che assisteva appassionato alla rappresentazione teatrale dello spaccato di vita criminale dei potenti caduti in disgrazia non gradisce comunque, e per opposti motivi protesta e si allontana: chi era convinto della colpevolezza crede consumata l’ennesima ingiustizia dell’impunità; chi li pensava innocenti si conferma nell’idea che erano solo vittime della indegna gogna giudiziaria-mediatica.