Maxi telo, giuria riunita

La Prealpina - 07/06/2017

Una cosa è certa: il mega telone che andrà a coprire la facciata della ex caserma Garibaldi non sarà un semplice decoro, ma saprà davvero parlare ai cittadini. Basterà insomma alzare lo sguardo per comprendere quanto e come finalmente piazza Repubblica potrà cambiare. E dunque per accettare, in vista di quel particolare futuro, anche gli inevitabili disagi che i lavori in corso comporteranno.

È rimasta decisamente e piacevolmente sorpresa, ieri pomeriggio, la giuria di esperti, chiamata a valutare le dieci proposte artistiche ideate dagli studenti del liceo Artistico “Frattini”. Gli otto ragazzi della IV E a indirizzo grafico si erano messi all’opera alla fine di gennaio e ieri hanno presentato i loro lavori ai tecnici che hanno il compito di selezionate le tre proposte “finaliste” da sottoporre al voto online dei cittadini. Tutti e dieci i progetti, comunque, daranno presto vita a una mostra e probabilmente anche a una pubblicazione. A valutare i lavori sono personaggi di indubbia fama: Marcello Morandini, designer e artista internazionale, Gianmarco Gaspari, presidente del corso di Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università dell’Insubria, Roberto Cecchi, assessore alla Cultura e al turismo del Comune di Varese, Andrea Civati, assessore alla Pianificazione territoriale del Comune di Varese, Fabio Giovanetti, preside del Liceo artistico Frattini, Graziella Roncati Pomi, componente settore Commercio della giunta Camera di Commercio e Industria di Varese, la giornalista Luisa Beatrice Negri e l’artista varesino Silvio Monti.

Impossibile, per il momento, ottenere anticipazioni sulle proposte presentate. Si vuole insomma salvaguardare il lavoro (ancora in corso) della giuria e nello stesso tempo si punta a quell’effetto sorpresa che inevitabilmente accompagnerà la proclamazione dei tre finalisti. «La giuria – afferma la professoressa Emanuela Biancuzzi, che con il collega Gabriele Benefico ha accompagnato i ragazzi nel percorso che li ha portati all’audizione di ieri – si è mostrata molto interessata a tutte le presentazioni. E ogni studente ha avuto modo di illustrare l’iter, sia teorico sia tecnico, seguito per raggiungere il proprio obiettivo».

«Fra l’altro – aggiunge – si tratta d lavori molto diversi fra loro: basti pensare che qualcuno ha preferito utilizzare tecniche fotografiche, mentre altri hanno puntato su disegni e suggestioni oniriche. Certo è, comunque, che tutti hanno fatto proprio il motto “I cittadini si riappropriano della piazza”, sul quale il nostro committente, ovvero l’amministrazione comunale di Varese, ci aveva invitato a esprimerci».

Proprio per assecondare la mission proposta, a fine gennaio, la classe (composta da Sara, Samuele, Francesco, Edoardo, Elia, Giulia, Sofia, Sintayehu e da un’altra Sofia), aveva iniziato a organizzare il lavoro. Si erano formati tre gruppi di studio che avevano iniziato ad approfondire aspetti storici e sociali. «E molto interessanti erano stati – prosegue la docente – gli incontri con un’agenzia di comunicazione di Gallarate per mettere a fuoco la gestione del prodotto comunicativo e gli elementi da tenere presenti nell’affrontare la pianificazione del lavoro».

Altro importante step era stata la realizzazione di un’indagine sul campo. Attraverso un questionario i ragazzi avevano chiesto ai varesini come avrebbero desiderato vivere piazza Repubblica e soprattutto di che cosa sentissero in particolare la mancanza.

Un successivo incontro col progettista aveva quindi contribuito a comprendere a fondo la filosofia dei lavori e soprattutto aveva permesso agli studenti di verificare sul campo l’approccio di un professionista.

«I ragazzi – illustra Emanuela Biancuzzi – sono rimasti molto colpiti da questo progetto, direi incantati. E tutti hanno cercato di trasmettere questa loro percezione su quello che sarà il mega telone».

Attesa, speranza, ottimismo, dunque, dovrebbero emergere dalle loro opere. Ma anche la consapevolezza di un cambiamento che la città a questo punto può a buona ragione condividere.

«In effetti – conclude – il progetto è veramente coinvolgente e sarà importante per la città. Si prevede un polo culturale di grande rilievo. A dire la verità, mi spiace proprio di aver chiesto il trasferimento».