Maxi evasione fiscale da oltre un miliardo Chiesto il rinvio a giudizio per Castiglioni

La Provincia Varese - 21/10/2017

Super frode fiscale per il Casti Group: chiesto il rinvio a giudizio per l’ex patron della Pallacanestro Varese e celebre imprenditore varesino Gianfranco Castiglioni. Contestata un’evasione fiscale da un miliardo 200 mila euro. L’indagine a cavallo tra Varese, dove il Casti Group aveva la filiale madre, e Spoleto da dove è partita l’inchiesta. Qui il gruppo aveva interessi nel campo della metallurgia. L’inchiesta, chiamata Golden Lake, ha preso le mosse nel 2014 trovando poi la chiave nel 2016. Golden Lake è il nome del software di Dongo che, contenendo copia di migliaia di fatture emesse, è stato il grimaldello per consentire agli agenti della polizia giudiziaria della procura della Repubblica di Varese e ai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, di delineare i contorni di una maxi frode fiscale pari a 1,2 miliardi di euro di imposte evase, perpetrata ai danni dello Stato dalle 23 società del Gruppo Casti. L’indagine è iniziata con l’arresto, nel giugno 2014, da parte della Guardia di Finanza, di quattro persone, tra cui il noto imprenditore Gianfranco Castiglioni, con il conseguente sequestro di beni per un valore di 30 milioni di euro, tra immobili, auto di lusso, natanti, quote sociali e conti correnti. Il fascicolo penale è stato poi trasmesso alla procura della Repubblica di Varese, che ha delegato ai finanzieri ulteriori indagini volte a verificare l’esistenza di illeciti perpetrati da ulteriori società del Gruppo Casti, con sede in provincia di Varese e operanti nei settori della minuteria metallica, costruzioni, fonderie, trasporti e alberghiero. Ma la rete si è rivelata, fin da subito, più estesa e pervasiva di quanto si potesse pensare, con il coinvolgimento di società di Milano, Como, Padova, Perugia, Piacenza, Cuneo e di ulteriori soggetti. Le indagini preliminari si sono concluse con 12 indagati, tra cui ci sono anche i due figli di Castiglioni, la segreteria e la dirigente amministrativa. A quanto emerso dalle indagini, la principale frode consisteva nel porre in essere false operazioni infragruppo tra le società del Gruppo Casti in modo da permettere, ad alcune di esse, di ottenere milionari crediti Iva da chiedere a rimborso o da utilizzare in compensazione per il pagamento di oneri previdenziali e altri tributi. Ciò sarebbe avvenuto tramite l’emissione di fatture per operazioni inesistenti che venivano registrate solo dalla società ricevente, che così generava costi per abbattere il reddito e maturava crediti sull’Iva mai versata dall’emittente. L’attività investigativa è stata costellata da numerosi colpi di scena. Per esempio, i libri contabili richiesti dalla Gdf furono smaltiti come rifiuti speciali: stando a quanto dichiarato, si sarebbero trovati sotto un capannone di eternit crollato. Ieri il pubblico ministero di Varese Luca Petrucci ha chiesto il rinvio a giudizio per uno degli imprenditori più celebri della provincia di Varese e d’Italia.

Il patron nel mirino anche del Comune Pesa la bonifica dell’ex Aermacchi

Gianfranco Castiglioni si è difeso all’epoca dell’arresto parlando per oltre un’ora davanti all’ ora gip di Varese Giuseppe Battarino. Prima di lui era stato ascoltato anche il figlio Davide: anche Castiglioni jr non si avvalse della facoltà di non rispondere e ha raccontato la sua verità. Gli interrogatori di garanzia erano arrivati dopo l’arresto di padre e figlio eseguito dalla Guardia di Finanza. Davide Castiglioni ha risposto al gip per 45 minuti: i contenuti dell’interrogatorio non sono mai stati resi pubblici, ma è certo che Castiglioni jr abbia rigettato tutte le accuse dichiarandosi completamente estraneo ai fatti. Castiglioni ha rigettato ogni accusa dichiarandosi innocente. Ed è certo di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti. L’imprenditore varesino si vedrebbe vittima delle “cattive rappresentanze di alcuni sindacalisti e professionisti” definiti “senza scrupoli”. L’ex patron della pallacanestro Varese, è anche iscritto nel registro degli indagati per non aver ottemperato all’ordinanza comunale che gli intimava di bonificare l’area di via Sanvito Silvestro, dovrà bonificarla e il costo dell’operazione si aggira intorno a  500mila euro. Qualora la proprietà non provvederà alla messa in sicurezza dell’ex sito produttivo sarà il Comune a dover intervenire. L’amministrazione potrà quindi rivalersi sulla proprietà aggredendone i beni: nel caso specifico potrà esigere il trapasso di parte dell’area. L’amministrazione aveva sporto denuncia a inizio gennaio dopo l’ennesimo provvedimento amministrativo andato disatteso. Da anni la situazione dell’ex Aermacchi viene segnalata dai cittadini: l’ampio complesso è ridotto praticamente alla fatiscenza. Ampie porzioni della copertura sono sfondate in diversi punti, mentre almeno il 30% dei tetti è coperto di amianto. Da anni la struttura viene definita “bomba ecologica”. Se è vero che il perimetro è circoscritto e l’amianto non emette radiazioni, è altrettanto vero che l’eternit lasciato alle intemperie rilascia pericolosissime fibre nell’aria. E il polo produttivo è nel bel mezzo di un’area residenziale molto popolosa.