Matricole e veterani: il Parlamento parla varesino

Come fosse il primo giorno di scuola, benché per quasi tutti loro, i neo parlamentari di Varese e provincia, la politica sia tutt’altro che un territorio da scoprire. Da quest’oggi, però, alla riapertura delle Camere, entrano per la prima volta in aula. Con stati d’animo diversi, ma, sotto sotto, con le stesse aspettative. E con un occhio di riguardo per la loro area di riferimento: il Varesotto. Due leghisti, Matteo Bianchi e Leonardo Tarantino, due pentastellati, Gianluigi Paragone e Niccolò Invidia, un dem, Alessandro Alfieri. Bianchi, Tarantino e Invidia a Montecitiorio, Paragone e Alfieri a Palazzo Madama. La pattuglia eletta all’ombra del Sacro Monte è più numerosa, ma Adriano Galliani e Giusy Versace arrivano da fuori, paracadutati a Varese da Forza Italia. Gli altri, i leghisti Umberto Bossi, Giancarlo Giorgetti e Dario Galli, la piddina Maria Chiara Gadda sono veterani delle stanze del potere romano o, quanto meno, hanno già provato l’emozione del debutto. L’aria che oggi tira da quelle parti non è delle più rasserenanti. La complessità della situazione è nota. L’orizzonte politico rimane opaco. Il compito che li aspetta se, all’inizio, non sarà di primissimo piano, richiede ugualmente grande senso di responsabilità. Gianluigi Paragone, giornalista noto ai telespettatori di Rai e La7, ostenta sicurezza. È diventato senatore sotto la bandiera grillina. Eccolo: «Giornalisticamente avrei commentato la fine di una stagione e l’inizio di una nuova. Invece di raccontarla, la vivrò in prima persona». Con quale stato d’animo? «Di assoluta tranquillità. Non arrivo vergine alle istituzioni: per molto tempo ho convissuto col Palazzo, raccontandolo. Ora cambia il punto di vista, ma il contesto lo conosco bene. Se si farà il Governo? Un Governo ci sarà. Quale? Tra un paio di mesi saprò dirlo». Per Alessandro Alfieri, anch’egli neofita del laticlavio, il Governo è affare di chi ha vinto le elezioni: «Il primo passo compete a Cinque Stelle e centrodestra. Se trovano l’accordo per spartirsi gli scranni più alti delle due Camere, devono trovarlo anche per governare. Altrimenti sorgerebbe il sospetto che le intese servono soltanto per disputarsi le poltrone». Alfieri è stato segretario regionale del Pd e consigliere al Pirellone. Il cambio di prospettiva è netto. Vero? «Diciamo che otto anni da consigliere regionale non passano come acqua sul marmo. Ho nostalgia di Milano, lascio tanti ricordi, altrettante iniziative, molte persone. Lì rimane un pezzo della mia vita. Ma ora si cambia. La nuova fase politica che mi attende è emozionante e stimolante. Certo, il Pd ha preso una colossale bastonata. Da lì occorre ripartire per rimediare agli errori, analizzare, capire e correggere gli sbagli fatti. Il mio impegno personale sarà massimo anche per la sfide che attendono il nostro territorio». Di territorio parlano sia Matteo Bianchi sia Leonardo Tarantino. Sono due sindaci, rispettivamente di Morazzone e Samarate. Non hanno intenzione, almeno per il momento, di abbandonare l’incarico nei loro Comuni. «Per me sarà uno sforzo in più – sottolinea Tarantino – un modo per capire che cosa succede a Roma e riportare benefici per la mia città e la mia provincia». Paure? «Una, quella di diventare un numero. Del resto, un sindaco ha un contatto quotidiano con i propri concittadini. Li incontra, li ascolta, ne raccoglie le istanze e cerca soluzioni. Ma dalla mia c’è entusiasmo e voglia di essere propositivo». Né più né meno la stessa dinamica descritta da Matteo Bianchi, segretario varesino del Carroccio. Matricola in Parlamento ma, prima di tutto, «uomo del territorio». Lo afferma con convinzione: «Non posso dimenticare da dove provengo, quale siano le modalità di approccio alla cosa pubblica, come si lavora negli enti locali, la vicinanza con la gente». Roma è un’altra cosa, però. «Non ci sono dubbi. Qui le liturgie politiche sono diverse, tempi e modi sono dilatati. Sarò costretto a cambiare prospettive, ma sempre pronto a tornare sul territorio appena possibile». E Niccolò Invidia? Abita a Maccagno, 28 anni, un approccio quasi guardingo a Montecitorio. Laconica quanto suggestiva la sua dichiarazione: «Oggi (ieri, ndr) è la seconda volta che metto piede alla Camera. Sono motivato, ma molto dipenderà dalla Commissione parlamentare a cui sarò assegnato. Nel senso che mi dovrò preparare con impegno. L’atmosfera che si respira in questi corridoi finisce quasi per intimorire. Venendo da Varese mi pare di essere a metà tra una grande tradizione e un film di Federico Fellini».