Mascioni: «Non c’è la cassa»

La Prealpina - 17/11/2016

Roma dice no, niente cassa integrazione alla Mascioni di Cuvio: il ministero ha negato l’attivazione dell’ammortizzatore sociale per i primi sei mesi del 2017 e così i licenziamenti saranno definitivi già a fine gennaio e non a metà anno, come si sperava. Un’ipotesi che in realtà era già stata prevista dall’accordo siglato fra la proprietà dell’azienda tessile (il fondo spagnolo Phi) e Cgil, Cisl e Uil, a causa delle novità normative nazionali che rendono più complicata la conquista dei “paracadute” nelle crisi. Ma ieri, durante l’annuncio del diniego statale nel corso dell’incontro sulla crisi nella sede dell’Unione industriali con proprietà e Rsu, il dispiacere è apparso comunque evidente. Entro la fine di gennaio (e non più entro giugno), 90 degli attuali 280 dipendenti dovranno lasciare l’azienda. Le uscite volontarie sono già iniziate e dovranno essere ufficializzate entro il 20 dicembre per avere la buonuscita: poi scatteranno le lettere di licenziamento, ma con il pagamento del preavviso, da uno a tre mesi a seconda delle mansioni ricoperte.

«Speravamo nella concessione, ma sapevamo che le regole sono cambiate e l’azienda viene già da un anno di cassa integrazione straordinaria – ammettono i sindacalisti Antonio Parisi (Uil), Ernesto Raffaele (Cgil) e Pietro Apadula (Cisl) -. Ci abbiamo provato tutti fino in fondo e bisogna dare atto all’azienda di essersi spesa. Ora scatta il Piano B, che era già pronto in caso di risposta negativa del ministero: il pagamento dei mesi di preavviso è importante perché attutisce il “buco” della cassa, quindi non si perdono tutti i sei mesi e non sarà così penalizzante l’uscita. Secondo noi abbiamo fatto un ottimo lavoro: siamo riusciti ad abbassare il numero di esuberi, da 118 a 90, riducendo l’impatto della crisi. Abbiamo già fatto le assemblee in fabbrica per informare i lavoratori».

L’iter dunque era già stato previsto nell’accordo fra le parti sottoscritto anche dai lavoratori: più che una doccia fredda, è stato il materializzarsi dell’ipotesi peggiore, sì, ma ampiamente prevista. Il tutto all’indomani delle promesse fatte dal top management: «In tre anni Mascioni avrà un’altra faccia rispetto a quella attuale. Sarà, anzi, tornerà ad essere, leader mondiale per il tessile della casa», aveva già promesso Francesco Russo, 38 anni, pisano e presidente della storica azienda di Cuvio. I licenziamenti restano una pagina dolorosa, ma la speranza dei sindacati è che il tessuto non si strappi.