Maroni ora convoca i sindaci

La Prealpina - 29/05/2017

Patto per la Lombardia, si ricomincia da capo. Lo decide o, comunque, se ne fa carico Roberto Maroni, governatore della Regione, alla luce delle aspre proteste degli amministratori locali per il colpo di mano di Varese, che s’è tenuta tutti i fondi a disposizione: 9 milioni di euro. Soldi che nelle more del Patto sarebbero dovuti finire a pioggia ai Comuni che ne avessero fatto richiesta per finanziare interventi strategici per la collettività. Palazzo Estense, invece, capofila con il compito di far da collettore delle diverse istanze, ha scelto di destinare il sostanzioso contributo alla realizzazione del nuovo teatro cittadino. E gli altri? Nisba. Apriti cielo. Primo a puntare il dito contro Davide Galimberti, sindaco Pd del capoluogo, è stato Marco Magrini, vice presidente della Provincia, ente co-firmatario delle proposte di intervento da inviare in Regione, ma preso alla sprovvista dal comportamento di Varese.

«Il nostro presidente Gunnar Vincenzi ha sottoscritto il documento finale soltanto per presa d’atto» ha spiegato Magrini alla Prealpina, aprendo di fatto un’altra frattura all’interno del centrosinistra, che governa sia Varese sia Villa Recalcati. La Regione ha disposto regole precise per l’assegnazione dei fondi. Prima fra tutte la concertazione delle scelte, da definire collegialmente a un apposito tavolo. Che nessuno, però, secondo lo stesso Magrini, ha convocato. Da non dimenticare che la stessa Provincia ha distribuito 4,6 milioni di euro di propria competenza, da sommare agli altri 9, a una serie di Comuni per opere riguardanti la sicurezza stradale.

Partito democratico in forte imbarazzo, dunque, fra silenzi e tentativi, sinora mai andati in porto, di correggere il tiro. Ma come? A mettere il carico nella partita è arrivato ieri Emanuele Antonelli, primo cittadino di Busto Arsizio. Una pesante intemerata, quella di Antonelli, contro il comportamento di Galimberti. E dello stesso Pd, reo per il sindaco, di sostenere l’azione di Palazzo Estense attorno al Patto per la Lombardia, infischiandosene delle esigenze degli enti locali rimasti esclusi dal finanziamento.

Con Antonelli si è schierato Andrea Cassani, sindaco di Gallarate, anch’egli, come il suo collega bustocco, a capo di una maggioranza di centrodestra. Fronte trasversale dello scontento (Magrini è espressione di una lista civica alleata al Pd) che chiama in causa gli stessi esponenti democrat in dissenso con Galimberti. Fronte che, quanto meno attraverso Emanuele Antonelli, si è indirettamente appellato a Maroni: le scelte di Varese sono inaccettabili, è il senso delle proteste. Ieri, il governatore di Palazzo Lombardia ha raccolto l’invito a rimettere le cose a posto, cioè a rivedere le proposte di utilizzo delle risorse del Patto per la Lombardia, ed ha annunciato la convocazione per i prossimi giorni dei primi cittadini di Varese, Busto Arsizio e Gallarate. Inequivocabile la dichiarazione a sua firma diffusa dal suo ufficio stampa ieri pomeriggio: «L’accordo per la definizione degli interventi contenuti del Patto prevedeva che il sindaco della città capoluogo di provincia trovasse un’intesa con gli altri sindaci del territorio e poi ne informasse la Regione per la presa d’atto del riparto. Varese è l’unica provincia della Lombardia in cui non si è trovato l’accordo, e questo mi preoccupa. Per questo ho intenzione d’incontrare al più presto i sindaci Antonelli e Cassani, assieme al loro collega Galimberti, per mettere a punto una proposta condivisa prima dell’incontro definitivo per il Patto per la Lombardia che avrò con il governo il prossimo 13 giugno a Palazzo Chigi». La sostanza delle parole di Maroni portano a una conclusione: il teatro di Varese è un progetto di prestigio, ma non potrà essere realizzato a danno di Busto Arsizio, Gallarate e di tutti gli altri centri del Varesotto. Il problema è di merito, non c’è dubbio. Ma anche e soprattutto politico. Quanto meno per il Partito democratico e per il sindaco Galimberti.