Maroni “apre” ai sindaci del Pd «Vinciamo insieme la battaglia»

Referendum per l’autonomia, a Malpensafiere inizia la campagna elettorale (anche quella delle regionali…). Il governatore Roberto Maroni tende la mano ai sindaci del Pd: «Sia una battaglia comune, al di là delle appartenenze e senza guardare alle elezioni. Pronto a condividere con tutti i sindaci una piattaforma rivendicativa da portare al tavolo del governo». E Raffaele Cattaneo ammonisce: «Se l’affluenza al voto fa flop, sarà la pietra tombale sull’autonomia della Lombardia». A Malpensafiere, al convegno organizzato dal sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli, il centrodestra schiera la propria “formazione tipo”, con il governatore Maroni, l’ideologo Stefano Bruno Galli, il coordinatore del gruppo di lavoro per il referendum Gianni Fava, oltre ad un imponente schieramento di esponenti politici di tutti i livelli, decisamente più nutrito di quello di centrosinistra, limitato ad un manipolo di sindaci. Ma Roberto Maroni assolve in pieno il suo ruolo istituzionale e apre alla condivisione. «Non è il referendum di Maroni o della Lega, ma dei lombardi, di tutti i lombardi – afferma il governatore – vorrei che tutti si schierassero a favore di un’iniziativa vantaggi per tutti, come non succede quasi mai da noi, con la conseguenza che Roma spesso si approfitta delle nostre dispute, che nelle regioni del Sud non avvengono. Lasciamo da parte questioni di appartenenza ed elettorali. Politicamente, c’è un secolo da qui a marzo. E io non userò l’esito referendum per fare campagna elettorale». Perché, sottolinea il governatore, «dal giorno dopo apriremo la trattativa con il governo insieme ai comitati dei sindaci per il Sì. È una battaglia comune, la vinciamo tutti insieme, ci credo davvero». Maroni dice di aspettarsi la vittoria del Sì, ma sa bene che «essendo un referendum consultivo», conterà anche «quanta gente va a votare. Farà potere negoziale e contrattuale a palazzo Chigi». Ecco perché tende la mano ai sindaci di centrosinistra presenti in sala: «Sono anche pronto a condividere una piattaforma rivendicativa diversa da portare al governo – l’amo gettato da Maroni – venerdì verrà eletto il nuovo presidente di Anci Lombardia, lo contatteremo per proporre un’operazione di condivisione. A patto che sia ambiziosa». Ben più di quella dell’Emilia Romagna, tanto che il governatore ripete di voler provare a riportare “a casa” metà del residuo fiscale lombardo (27 miliardi di euro). «Con l’unità di intenti di tutti, può essere inizio di fase nuova per il sistema delle autonomie della nostra grande regione». Sul palco di Malpensafiere sale anche il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo, che ricorda l’esperienza del 2007, quando il Pirellone a guida Formigoni avviò il processo costituzionale del “federalismo differenziato”: «Ci abbiamo già provato, ma il governo di centrodestra ci chiese di aspettare il federalismo fiscale – sottolinea Cattaneo – se vogliamo più autonomia, l’unico modo è la forza del popolo. Così un nuovo provvedimento regionale avrà più autorevolezza. Ma per avere autonomia vera, che fa bene alla crescita dei nostri territori e serve per gestire meglio le competenze e con meno soldi, come succede con la sanità. Quindi non per “gonfiare” la Regione e per un centralismo regionale, ma per servire meglio i cittadini. Quella di Bonaccini (il presidente della Regione Emilia Romagna, ndr) non ci basta». Ecco perché quelli per il referendum «non sono soldi buttati via», anche se Cattaneo svela il rischio di un’arma a doppio taglio: «Se va a votare l’80% dei lombardi sarà utilissimo, ma se invece vota solo l’8% sarà una pietra tombale sull’autonomia». Alle critiche di Giorgio Gori risponde l’assessore regionale Gianni Fava: «Apprezzo lo sforzo dei sindaci di centrosinistra che sostengono il Sì, ma se vogliamo avere la certezza che non sia un bluff, bisognerebbe anche che si muovano con iniziative concrete delle loro amministrazioni, che vadano a supportare in modo credibile questa posizione. Inizino a mobilitare l’elettorato, perché non c’è nulla di peggio di una campagna elettorale senza contraddittorio». Per l’esponente leghista infatti «il vero rischio è che qualcuno strumentalmente cavalchi il Sì ma poi in realtà faccia altro». n