Mam, gli ordini ci sono ancora

Il 21 marzo scorso, ai cento dipendenti della Mam (azienda già leader mondiale nella produzione di collettori per il settore automotive e per gli elettrodomestici) si gelò il sangue quando vennero a sapere che la nuova proprietà cinese aveva intenzione di presentare istanza di fallimento. Eppure, in queste settimane, riponendo la loro fiducia nei loro rappresentanti sindacali, hanno continuato a presentarsi in azienda, garantendo il proseguimento della produzione.

Hanno fatto la scelta giusta, a quanto pare. Al momento, infatti, i cinesi non hanno ancora presentato istanza di fallimento al tribunale di Varese. Non solo. Ieri i dipendenti hanno ricevuto la busta paga e hanno avuto rassicurazioni sul fatto che anche il mese di aprile sarà pagato regolarmente. Insomma, sembra che nelle ultime tre settimane non si sia mosso nulla: tutto congelato.

Ma c’è un elemento negativo importante, la decisione da parte dei padroni con gli occhi a mandorla, di non sborsare più un soldo per le attività aziendali. «Noi ci troviamo in una situazione paradossale – spiega Fabio Dell’Angelo (Uilm) che con Giovanni Cartosio (Fiom) e Flavio Cervellino (Fim) – dal momento che l’azienda ha ordini, anche importanti, ma non ha le risorse finanziarie per evaderli. Non ci sono i soldi per comprare la materia prima». E, proprio su questo fronte, potrebbero aprirsi delle nuove strade. Qualche cliente storico e importante dell’azienda, infatti, pare si sia fatto avanti, chiedendo il prosieguo della produzione per la realizzazione di collettori a lui necessari. E, per avere la sicurezza dell’evasione dell’ordine, potrebbe pagare la materia prima. Se ciò avvenisse, i lavoratori potrebbero mantenere il posto di lavoro. Le incognite però sono ancora tante.

«Noi chiediamo che si faccia chiarezza – continua Dell’Angelo – e chiediamo più dettagli che possano farci capire quali siano le reali intenzioni sia della proprietà, sia eventualmente di clienti interessati a non far chiudere l’azienda. Noi abbiamo chiesto ai dipendenti di continuare a lavorare con grande senso di responsabilità, perchè non vogliamo precluderci alcuna possibilità. Non vogliamo che si lasci nulla di intentato».

Certo è che il silenzio da parte cinese è assordante. Le organizzazioni sindacali , sottolineano, infatti, che dalla fine del mese di marzo gli amministratori e i legali rappresentanti non si presentano in azienda, rendendo difficoltosa l’amministrazione anche negli aspetti più ordinari. «Sarebbe auspicabile – continua Dell’Angelo – che fossero chiamati a relazionarsi a tavoli istituzionali, prendendosi le proprie responsabilità. Per questo ci auguriamo che il futuro della Mam venga preso a cuore anche dai rappresentanti politici». Un vero e proprio appello.