MalpensaFiere Tiro con l’Arco «Per noi il Varesotto è trainante»

La Prealpina - 28/11/2020

on è corretto definirlo l’uomo delle medaglie in assoluto, ma è indubbio che sotto la gestione di Mario Scarzella il tiro con l’arco italiano abbia raggiunto vette prima quasi impensabili, raccogliendo cinque dei sette podi olimpici della sua storia.

Presidente della Fitarco dal 2001, ha osservato con attenzione le due gare disputate nello scorso weekend a MalpensaFiere, dove – nonostante la pandemia – il cuore del tiro con l’arco italiano ha dimostrato di battere ancora forte.

Presidente Scarzella, a Busto Arsizio abbiamo visto oltre 200 arcieri in pedana e un record del mondo master, in attesa di omologazione, da parte di Ferruccio Berti nell’arco nudo. Che cosa pensa dell’idea di utilizzare il padiglione fieristico per le gare?

«La ritengo una soluzione ottimale, anche alla luce del fatto che nelle palestre scolastiche non si può gareggiare a livelli nazionali. Questo è il risultato dell’ottimo lavoro del Comitato provinciale della Fitarco di Varese, guidato da Walter Sinapi, che ha saputo lavorare in sinergia con le società e con la Camera di Commercio, così da mettere a disposizione uno spazio ideale per rispettare i protocolli anti-Covid».

Tutto ciò in una zona, tra la provincia di Varese e l’Alto Milanese, che vive un momento di crescita agonistica e numerica.

«Dirò di più, secondo me ci sono alcune delle società maggiormente organizzate d’Italia. Per partecipazione agli eventi, lavoro coi giovani e diffusione della disciplina, la provincia di Varese è tra quelle trainanti nel movimento».

Tre delle sette medaglie olimpiche conquistate dall’Italia portano la firma del gallaratese Michele Frangilli. Nonostante i 44 anni compiuti sta puntando ai cinque cerchi per la sesta volta guardando verso Tokyo. Lei come lo considera?

«Un totem del tiro con l’arco italiano. Lo conosco e lo seguo da quando era bambino, ha vinto letteralmente tutto: non solo l’oro a Londra 2012, ma pure Europei e Mondiali. È una fortuna poter contare su uno come lui in Nazionale, è il tipico uomo-squadra capace di guidare i giovani e di tenere altissimo il suo livello. Altrimenti non parleremmo di quei risultati».

Nella Nazionale femminile è stabilmente inserita Chiara Rebagliati, che frequenta il College sportivo dell’Insubria a Varese. Che cosa pensa di questo modello che abbina studio e attività sportiva?

«La ritengo una soluzione di estrema importanza, perché affianca la Federazione e apre porte diverse rispetto ai corpi militari. Non si vive di tiro con l’arco in Italia, dunque gli atleti per mantenere certi standard hanno bisogno di solidità e certezze: avere una soluzione verso il futuro come quella del College è una boccata d’ossigeno. Per ora è unico in Italia, spero si possa replicare».

C’è un segreto relativamente al fatto che sotto la sua gestione le Nazionali azzurre abbiamo ottenuto tanti successi?

«Nulla di evidente, abbiamo avuto una splendida generazione che ha portato e sta portando in alto il nostro movimento. Il bravo va al lavoro quotidiano dei tecnici e degli atleti, io sono solamente il loro primo tifoso».