Malpensa Univa «Non soldi ma scelte»

La Prealpina - 16/06/2020

Da un lato c’è il governo, che deve cambiare passo e strategia, lasciando da parte la politica degli aiuti a pioggia. Dall’altro ci sono le istituzioni locali, anche loro chiamate a prendere decisioni che possano davvero contribuire al rilancio dell’economia del territorio, a partire da quella che è l’urgenza assoluta: Malpensa. A bacchettare e a mettere sul piatto proposte concrete è Roberto Grassi, presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese che ieri ha parlato in vedo conferenza ai suoi soci, durante la parte privata dell’Assemblea generale 2020. È chiaro che oggi, accanto all’emergenza sanitaria, sta esplodendo con tutta la sua forza quella economica e la provincia di Varese non ne è immune. Aumento esponenziale delle ore di cassa integrazione e produzione in retromarcia sono la punta dell’iceberg di una crisi che sarà difficile lasciarsi alle spalle.

«Ciò che manca a livello nazionale – ha spiegato ieri Grassi – è l’individuazione delle priorità. Non servono aiuti a pioggia. Dobbiamo superare la logica dell’helicopter money con il coraggio delle scelte. Dobbiamo scegliere da dove partire e lì investire. Inutile dire che ci attendiamo che l’industria, le attività manifatturiere e del terziario avanzato rientrino ai primi posti dei settori strategici da rilanciare, non fosse altro che per la loro capacità di generare valore e occupazione e di fare da volano per tutti gli altri comparti». Ma l’azione nazionale, secondo il numero uno degli industriali varesini, deve essere affiancata anche da quella locale. E il faro da tenere acceso è sull’aeroporto di Malpensa, che Grassi definisce «una priorità occupazionale e di sviluppo».

«Il ruolo di Malpensa – ha sottolineato Grassi – (e quello dei vettori arei locali e internazionali) sul territorio va sostenuto e valorizzato. Magari pensando a farne il centro di un’Area di Propulsione Economica che rappresenti una versione moderna delle tradizionali Zes (Zone Economiche Speciali)». Dal canto suo la Regione è richiamata dagli industriali «ad accelerare il completamento delle reti di trasporto , a partire dalla Pedemontana. Per la provincia di Varese è poi ormai fondamentale favorire i collegamenti con il Nord della provincia, che soffre di un isolamento competitivo oltre che geografico. Infine, ricordiamo anche che il territorio ha delle potenzialità nei proprioi hub intermodali che devono essere maggiormente valorizzati».

Non basta. Altro intervento locale suggerito da Grassi è il sostegno alla domanda pubblica attraverso «lo sblocco anche dei piccoli cantieri, a partire dagli interventi di manutenzione dell’edilizia scolastica e un public procurement che valorizzi le catene di produzione locale, soprattutto quelle che si sono rese protagoniste di conversioni industriali a sostegno dell’emergenza sanitaria».

Solo segni meno La moda a picco

Un unico, fin troppo grande, segno meno. Purtroppo è questo il filo conduttore dell’indagine congiunturale firmata Univa sul primo trimestre dell’anno. Tutti i principali indicatori sono in calo, conseguenza del coronavirus e delle misure messe in atto per arginare l’epidemia mondiale.

Sotto il profilo della produzione, nel primo trimestre 2020 si registra una inevitabile battuta di arresto rispetto al trimestre precedente. Le conseguenze del coronavirus sulla produzione hanno avuto la piena manifestazione a partire dal mese di marzo a seguito del lockdown, ma alcuni effetti avevano iniziato a manifestarsi già prima, come difficoltà legate ai mercati esteri sia per l’approvvigionamento che per la domanda (il mercato e le produzioni cinesi erano già fermi da inizio anno) e alcune imprese hanno rallentato o chiuso in parte in alcuni casi la produzione già prima di marzo. Con la chiusura di marzo si sono bloccate totalmente o parzialmente molte attività e anche la domanda nazionale di molti beni e servizi si è azzerata. Il 77,4% delle imprese intervistate ha dichiarato livelli produttivi in calo rispetto al trimestre precedente, il 13,2% stabili e solo il 9,4% in aumento. Le previsioni sulla produzione per il secondo trimestre sono anch’esse negative ma in modo meno diffuse. Il 57% si aspetta un ulteriore peggioramento della produzione rispetto a inizio anno, a fronte però del 25,1% che si attende una stabilizzazione e del 17,9% che si aspetta un aumento. Anche la dinamica del portafoglio ordini è negativa, con un calo più marcato sul mercato interno, soprattutto nelle filiere di beni e servizi per il consumo finale, che si è ridotto drasticamente durante il lockdown di marzo. Il 58,4% delle imprese intervistate ha segnalato una riduzione, il 20,4% una situazione di stabilità con il trimestre precedente, mentre il 21,2% un aumento.

Solo segni meno La moda a picco

Andando nel dettaglio dei settori, il metalmeccanico mostra un andamento che ricalca quello dell’intera provincia. Tutti gli indicatori sono negativi, anche se chi ha potuto continuare a produrre durante ill lockdown hanno una visione meno negativa a breve termine. Decisamente in sofferenza, invece, il comparto moda. IL 90,1% delel imprese analizzate ha registrato un peggioramento negli ordinativi complessvi nei primi tre mesi del 2020, con un calo maggiore sul mercato interno. anche le previsioni sul secondo trimestre sono negative. Il chimico-farmaceutico, invece, è l’unico settore che non mostra un andamento negativo, grazie alla prosecuzione di quasi tutte le attività durante a fase di chiusura.