Malpensa – Una catena di subappalti Dipendenti Neos ”in pista”

La Prealpina - 22/10/2020

«È solo l’inizio, se si parte con le gare al ribasso il settore passeggeri del trasporto aereo rischia di disintegrarsi. E centinaia di persone perderanno il lavoro senza avere ammortizzatori sociali». È il grido d’allarme partito ieri dal Terminal 2 – al momento chiuso – dello scalo della brughiera dove centinaia di dipendenti si sono ritrovati a protestare. Dal primo novembre i voli della compagnia Neos (Alpitour) di Malpensa, dovrebbero essere serviti non più dalla società Airport ma da Ags srl. I 37 lavoratori di Airport avvisati che saranno licenziati da Airport per poi passare ad Ags con i sindacati hanno fatto sentire la loro voce. A coordinare, Cub Traporti rappresentato da Renzo Canavesi: prima l’incontro con Giancarlo Grassini, capo del personale di Airport, e poi il collegamento con i vertici di Neos. «Tutto ciò che era nelle nostre possibilità è stato fatto», sottolinea Grassini mentre dai vertici di Neos invocano un incontro con Enac che dovrebbe tirare le fila.

«Il nocciolo del problema è legato al futuro e al fatto che ora di fatto non ci sono voli legati al settore passeggeri. Ma se il personale viene riassunto senza tutele, senza cassa integrazione e senza regole rischiamo che centinaia di famiglie restino senza ammortizzatori sociali -spiega Canavesi -. Questi passaggi non hanno nessun senso in questo momento. Anche Neos dovrebbe comprendere che non è necessario che passi da Airport ad Ags, che purtroppo già conosciamo. E Neos comunque sia deve rendere conto anche allo Stato: ci ricorderemo tutti quando durante il lockdown ha operato voli per mascherine oppure per riportare a casa gli italiani nel mondo». Ma al di là del singolo caso e della protesta di ieri il tema centrale è legato all’occupazione di Malpensa. «Difficile fare previsioni anche per noi del sindacato – afferma Canavesi -. Adesso teniamo alta l’attenzione affinché i contratti di lavoro vengano mantenuti per poter accedere alla cassa integrazione e al fondo volo. Il rischio è che poi si passi ad aziende senza regole, senza clausole sociali da rispettare e che sarà un gioco al ribasso anche perché società come Sea e come Airport anticipano la cassa integrazione, altre purtroppo no. E si rischia di passare da una situazione di disagio ma garantita a una vera tragedia sociale. Così si riducono ulteriormente salari e sicurezza. Temiamo per centinaia di posti di lavoro».

Già all’inizio del 2020, prima della pandemia, Air Italy ed Ernest hanno lasciato a casa quasi 2mila dipendenti. Ora nessuno osa fare i conti di quanti altri addetti dei 16mila di Malpensa e indotto siano a rischio. Solo il Cargo si salva.