Malpensa sopravviverà al nuovo decreto Delrio

«Non c’è niente da festeggiare», commentava l’altro giorno il presidente di Univa, Riccardo Comerio, alla notizia che la Commissione europea ha dato il via libera al decreto Delrio, copia e incolla (salvo qualche aggiustamento formale) della maggiore liberalizzazione del traffico sull’aeroporto di Linate varata prima di Expo dall’ex ministro dei Trasporti,Maurizio Lupi. Eppure per Aeroporti Lombardi, associazione di appassionati di aviazione e di assidui sostenitori di Malpensa, non tutto il male viene per nuocere. Perché se è vero che il decreto Delrio oggi conferma quella ferita per Malpensa che due anni fa venne stimata in una perdita di circa 500mila passeggeri annui, il contenuto del nuovo provvedimento poteva essere molto peggiore per le sorti dello scalo varesino.

«Se il nuovo decreto non è niente di buono per Malpensa, fissa però dei paletti per un lungo periodo futuro e sventa un pericolo ancora più grave per Malpensa, l’apertura indiscriminata che avrebbe trasferito milioni di passeggeri pregiati all’intasato Linate», spiega Marco Giovanniello, uno dei maggiori esperti all’interno di Aeroporti Lombardi sulle dinamiche commerciali dell’aviazione italiana.

Com’è noto infatti, Etihad aveva chiesto al governo, come precondizione per entrare con ingenti capitali a salvare Alitalia, un decreto ad hoc che avrebbe consentito di volare dal city airport anche fuori dai confini europei. Cosa che però non avvenne.

«Fu l’unico punto a non essere consentito, altrimenti il danno per Malpensa sarebbe stato davvero enorme», spiega Giovanniello. «Linate venne dunque liberalizzato, ma soltanto entro i confini dell’Unione europea». Il governo non mantenne la parola, denunciò due mesi fa il Ceo di Etihad James Hogan in un’intervista, e in effetti le previsioni di traffico (e di affari) su Linate vennero totalmente disattese dalla realtà.

«Nel corso degli ultimi due anni i conti di Alitalia sono andati ben peggio di quanto non avessero sognato gli arabi di Etihad. Alitalia ha circa due terzi degli slot di Linate, ma non sa che cosa farsene perché la concorrenza di easyJet e Ryanair convince sempre più passeggeri a volare da Malpensa e da Orio verso le destinazioni nazionali innanzitutto, dove pure le Frecce di Trenitalia e Italo conquistano sempre più passeggeri. A tutto ciò si aggiunge che Lufthansa voleva a sua volta poter volare da Linate a Düsseldorf come Air Berlin, dunque voleva che venisse alzato il limite di 18 voli orari in vigore a Linate.

Inutile dire che la possibilità di volare da Linate anche fuori della Ue e un maggior numero di voli dallo scalo cittadino avrebbero inflitto un’ulteriore mazzata a Malpensa, che già si era vista sottrarre 500mila passeggeri annui dal decreto Lupi».

Ecco perché, secondo Aeroporti Lombardi, l’attuale ministro Graziano Delrio ha deciso che a Etihad era già stato concesso troppo, «per i miseri risultati ottenuti» e ha tenuto la barra ferma, come auspicava anche Sea.

«Il nuovo decreto, che è atteso a giorni, riproporrà con le forme dovute i contenuti del precedente. Bruxelles, come si è detto, acconsente, ignorando le lamentele di Lufthansa, che nel frattempo ha stipulato un armistizio con Air Berlin, correndo a salvarla dal rischio di fallimento. Le altre linee aeree, per la verità, non vedevano di buon occhio una mossa desiderata dai tedeschi, ben più pericolosi della sempre gracile Alitalia». Ed è proprio la fragilità della ex compagnia di bandiera, per Giovanniello, uno degli elementi di maggiore instabilità nel prossimo futuro per Malpensa, sebbene in brughiera la sua presenza sia ormai irrilevante.

«Resta una spada di Damocle», dice. «Alitalia perde una fortuna a Linate e non potrà continuare così in eterno. Se non riuscirà a raddrizzare i suoi conti a Milano, potrebbe anche decidere di ritirarsi. A quel punto il futuro di Linate sarebbe un’incognita e di conseguenza lo sarebbe anche il futuro di Malpensa».