Malpensa non si ferma

La Prealpina - 13/07/2022

Quella iniziata è un’estate diversa per una Sea che tramite le parole del proprio amministratore delegato, Armando Brunini, si dimostra ottimista. «Stiamo viaggiando intorno al 80-85 per cento della realtà pre-Covid», dice. «In questo momento è ancora impossibile per noi fare previsioni, ma di certo una ripresa c’è stata e non ce l’aspettavamo così repentina».

Brunini definisce «un rimbalzo forte» il momento che sta attraversando il Terminal 1, con dati che dovranno assestarsi anche nel periodo invernale (quello appena concluso vedeva ancora un -50 per cento rispetto ai numeri pre-pandemia) e la necessità che il tempo curi gli attuali mali del settore. «Il ritorno repentino a certo numeri porta con sé difficoltà operative, perché questo implica un servizio che non può essere sugli standard che ricerchiamo», aggiunge. «Non dipende tanto da Sea quanto dall’indotto, stiamo però reggendo se facciamo un parallelo con gli altri hub europei che hanno difficoltà serie e noi con loro per un effetto domino». Il manager vede per sua stessa ammissione il proverbiale «bicchiere mezzo pieno» e attende la fine dell’estate per un bilancio più preciso.

Il tutto a margine dell’appuntamento di ieri pomeriggio a Volandia. L’a.d. di Sea è intervenuto nel convegno che terminava il primo appuntamento della due giorni in cui a Malpensa si incontrano i 41 attori del progetto europeo Olga (impegna a ridurre in modo urgente e complesso le emissioni assolute di CO2 del trasporto aereo). Importante sottolineare come il tavolo abbia ricevuto l’imput da un Raffaele Cattaneo (assessore regionale ad Ambiente e Clima) che fungeva da sprone alla discussione. «Se vogliamo dei passi concreti per verso la decarbonizzazione dobbiamo chiedervi quale strada intraprendere», il monito di Cattaneo. «Il ruolo di scegliere quale tecnologia sia la migliore non sarà mai imputato alla politica, ma all’industria. Stiamo quindi attendendo le vostre indicazioni». Come noto attorno a Malpensa si è costruito il progetto che spinga alla creazione della prima Hydrogen Valley, con l’obbiettivo di utilizzare entro il 2035 aerei a idrogeno. Un piano che al lato strettamente aeronautico affianca un cambio che coinvolgerebbe il trasporto su gomma che ruota attorno allo scalo prima e i cittadini del sedime in un secondo momento. Si tratterebbe di una rivoluzione storica.

Aggettivo quest’ultimo utilizzato anche per il recente accordo sull’ampliamento di Malpensa. Il Masterplan 2035 ha ottenuto l’ok anche dei sindaci del Cuv. Aspetto sottolineato ieri con queste parole da Brunini: «Si tratta di una firma storica e possiamo dire che siamo stanchi dopo due anni di lavoro così logorante. Ovviamente soddisfatti del primo ok ottenuto dalla politica a livello locale». Una lunga trattativa relativa all’ampliamento del sedime per la Cargo City che ha visto le parti venirsi incontro. «Ringrazio i sindaci perché hanno avuto coraggio e guardato sul lungo periodo, trovando il giusto compromesso tra i benefici che l’accordo porta al territorio», la chiosa dell’amministratore delegato. «Noi con Enac faremo la nostra parte con le mitigazioni e compensazioni pattuite. Questo documento rappresenta la giusta sintesi tra sviluppo e sostenibilità con l’attenzione ai cittadini che è doverosa».

I piemontesi tornano all’attacco sul Masterplan

A un mese dall’accordo sul Masterplan 2035 non si placa la protesta di chi non lo ha mai accettato. Tra questi c’è anche il comitato dei cittadino di Varallo Pombia che, dal vicino Piemonte, ha deciso di scrivere una lettera ai sindaci del Cuv (Consorzio urbanistico volontario). Cioè quelli che hanno siglato l’accordo con Sea. I piemontesi lo fanno per «evidenziare alcune inadempienze e carenze di base per la formulazione di tale accordo».

Per il comitato il protocollo relativo alla compensazione di 44 ettari del Cargo City allocati nella Brughiera e la edificazione di un impianto fotovoltaico sarebbe da sospendere immediatamente. Il motivo? Il mancato rispetto dell’iter procedurale. Secondo quanto scrive il gruppo «il protocollo prevede una proposta unilaterale e del tutto anomala, senza una preliminare verifica della praticabilità nel contesto degli standard infrastrutturali e operativi». L’attenzione viene infatti posta su un impianto fotovoltaico che non avrebbe visto l’analisi predetta in casi di valutazione di potenziali ostacoli e pericoli alla navigazione aerea. «Tale valutazione comporta analisi e rilievi, di non breve periodo, ed una certificata approvazione da parte di Enac, che debba risultare preliminare a qualsivoglia intesa di compensazione».

L’ok allo sviluppo di Malpensa, spiegano ancora da Varallo Pombia, non risulta ancora agli atti dei nove Comuni del Consorzio urbanistico volontario. Il protocollo d’intesa è però «ritenuto prerequisito decisivo per il parere positivo del Cuv e della Regione Lombardia». Prima che diventi effettivo il comitato piemontese ribadisce come debbano essere confermati i requisiti tecnici, e le procedure amministrative,

Per quanto riguarda i termini di protezione delle aree limitrofe all’aeroporto, tra i punti evidenziati c’è anche l’utilizzo di luci pericolose, ambigue o fuorvianti. O l’uso di superfici fortemente riflettenti che possono provocare abbagliamento. «Solo la verifica preliminare e completamento del l’iter valutativo dell’impianto fotovoltaico – chiosa il comitato – con la conseguente approvazione da parte di Enac e la definizione dei tempi esecutivi, potrà costituire premessa ad un eventuale “Protocollo” di intesa di compensazione per la concessione dei 44 ettari della brughiera destinati al Cargo City».