«Malpensa nel Recovery»

La Prealpina - 17/12/2020

Sea, tramite il suo amministratore delegato Armando Brunini, ha esternato le proprie perplessità su un tema molto dibattuto negli ultimi giorni: l’impossibilità di destinare i fondi europei in investimenti a favore del trasporto aereo e degli aeroporti.
L’occasione è stata fornita dalla presentazione del Convention Bureau Milano, un’iniziativa volta a promuovere il turismo business internazionale nel capoluogo lombardo (con potenziali ripercussioni positive per gli scali milanesi). I dubbi avanzati dall’ad sulla questione delle risorse europee si inseriscono in un contesto sempre più agitato.

Lettera al presidente Conte
Agli inizi del mese i nove sindaci del Consorzio Urbanistico Volontario (Cuv) avevano indirizzato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sottolineando la difficile situazione di Malpensa e chiedendo una serie di interventi. Tra questi, l’accesso ai ristori per le aziende, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e, ciò che ora diviene principale oggetto del contendere, di usare le risorse del Recovery Fund per una serie di opere. Tali soldi, secondo il Cuv, dovevano essere indirizzati a garanzia dello sviluppo green dell’aeroporto, nella realizzazione di infrastrutture di
collegamento e nell’introduzione di una Zona economica speciale.

Ottantamila famiglie in crisi
Nel corso del convegno “Malpensa chiama Italia” tenuto dalla Cgil venerdì scorso i sindacalisti avevano rimarcato la situazione drammatica dell’hub. Oltre 40mila lavoratori e più di 80mila famiglie interessati dalla crisi,
a fronte di un -75% di passeggeri. Il sottosegretario alle Infrastrutture Margiotta aveva però smorzato le speranze di ricorso al Recovery Fund, spiegando che le normative europee per la tutela ambientale (il cosiddetto
“Green Deal europeo”) sono di ostacolo a un’estensione dei fondi comunitari al settore aereo. In tale occasione aveva comunque promesso un intervento da un miliardo di euro (con risorse nazionali) da inserire nella legge di bilancio o nei ristori.

Una scelta «un po’ curiosa»
Durante l’evento milanese Brunini ha parlato di una serie di necessità su cui il settore dovrà investire: interconnessione, passaporto sanitario e sostenibilità ambientale gli elementi principali. L’ad di Sea ha ricordato al riguardo come Sea avesse già lo scorso anno destinato molte risorse per garantire il rispetto dell’ambiente, in conformità anche alle posizioni espresse dall’Unione Europea, ma ha sottolineato come al momento gli investimenti siano resi impossibili. La cassa, per utilizzare l’espressione di Brunini, è oggi vuota. Poi, pur senza nominare il Governo, la stoccata: «Rimango un po’ male quando sento che il Recovery Plan – Next Generation UE, che ha un capitolo sulla sostenibilità (il primo capitolo è quello della transizione ambientale), non è disponibile per gli investimenti aeroportuali, mi sembra un po’ curioso e un po’ strano». L’ad di Sea ha al riguardo aggiunto: «Lavoreremo nei prossimi mesi affinché questo venga corretto». Una posizione, quella espressa da Sea, che lascia intendere che la società di gestione degli aeroporti milanesi non voglia in alcun modo arrendersi sulla questione. La battaglia continuerà nelle prossime settimane.