Malpensa mette le ali all’occupazione

Varesefocus - 10/09/2022

È in gioco la creazione di oltre 5.400 nuovi posti di lavoro e la generazione di un giro di affari di oltre 10,2 miliardi di euro da qui al 2030. È questo l’impatto occupazionale ed economico che potrebbe avere sul territorio l’espansione dell’Area Cargo di Malpensa così come prevista dal Masterplan presentato da Sea ed Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile). A fare i calcoli esatti è il team della Divisione Ricerca Applicata e Advisory della LIUC Business School guidata dal professor Massimiliano Serati. Già oggi l’Area Cargo di Malpensa rappresenta un valore della produzione annuo di 900 milioni che dà lavoro a 3.820 persone. Questo, però, per quanto riguarda il solo impatto diretto. A cui bisogna aggiungere anche gli impatti indiretti (le catene di fornitura legate agli operatori del cargo), quello indotto (creato dalla capacità di spesa generato dai redditi di chi opera nel settore) e quello catalitico (che prende in considerazione la capacità attrattiva del cargo sulle imprese industriali e non che decidono di insediarsi intorno all’aeroporto per avere uno sbocco veloce sul mondo). Calcolando tutti questi effetti a cascata, secondo i conteggi della LIUC Business School, già oggi l’Area Cargo crea un valore della produzione totale di 4,3 miliardi l’anno, dando lavoro a 28.755 persone.

“Dalla Cargo City di Malpensa – spiega Serati – passa il 14,5% dell’export italiano extra-Ue, il 13,2% dell’export italiano della moda, il 14,2% di quello dell’arredamento made in Italy, il 6,8% delle esportazioni meccaniche. Parliamo di merci italiane per un valore di 25,1 miliardi di euro che raggiungono tutto il mondo”. È un effetto moltiplicatore delle capacità di crescita del territorio quello che garantisce il cargo di Malpensa. Basti pensare che, continua il docente della LIUC, “ogni milione di fatturato di Sea Cargo si traduce in 70 milioni di fatturato tra le imprese lombarde”. È anche per questo che il 79% delle aziende localizzate sull’asse del Sempione considera strategica l’Area Cargo per lo sviluppo del proprio business. Ancora più alta, pari all’80,3% la quota di aziende che la dichiara importante per il mantenimento delle proprie attività sul territorio

Ecco, dunque, spiegato perché un’espansione della Cargo City così come previsto dal Masterplan rappresenti un’opportunità non solo per Malpensa. La sua approvazione creerebbe solo a livello diretto, all’interno del sedime aeroportuale, un valore aggiuntivo della produzione fino al 2030 di 625 milioni. Da qui partirebbe un effetto moltiplicatore che arriverebbe tra impatti diretti, indiretti e catalitici fino alla creazione di quei 5.400 nuovi posti di lavoro totali stimati da Serati e dai ricercatori della LIUC Business School. Inevitabile, di fronte a questi numeri, la difesa dei progetti di espansione di Sea da parte di tutto il mondo economico lombardo. 

Roberto Grassi, Presidente Univa: “Non ci possiamo permettere la strozzatura delle attività della Cargo City di Malpensa, soprattutto in questa fase nella quale le imprese stanno affrontando la sfida del riposizionamento nelle catene globali del valore e nella riorganizzazione delle filiere produttive internazionali”

“Non ci possiamo permettere – afferma il Presidente dell’Unione Industriali di Varese, Roberto Grassi – la strozzatura delle attività della Cargo City di Malpensa, soprattutto in questa fase nella quale le imprese stanno affrontando la sfida del riposizionamento nelle catene globali del valore e nella riorganizzazione delle filiere produttive internazionali. Chiediamo al sistema politico-istituzionale di supportare il Masterplan di Malpensa e il relativo allargamento e la crescita dell’Area Cargo, così fondamentale per il futuro della nostra manifattura. Plaudiamo all’ottimo accordo raggiunto recentemente, su questo punto, in Regione, merito dell’impegno di tutti: Amministrazioni locali, Regione Lombardia, Sea e parti sociali. Un’intesa che ora permetterà al Masterplan di arrivare sul tavolo del Governo con un largo consenso costruito sul territorio. È la prova che sviluppo economico, equilibrio ambientale e tutela sociale possono rientrare in un’unica visione di sviluppo. Se oggi non facciamo una scelta a favore di Malpensa, domani non dovremo stupirci di essere un Paese ai margini delle traiettorie internazionali di sviluppo”. 

Sulla stessa linea anche il Presidente della Camera di Commercio di Varese, Fabio Lunghi: “Il Masterplan 2035, frutto dell’accordo raggiunto tra i Comuni dell’area Malpensa, con il rafforzamento della zona Cargo del nostro aeroporto intercontinentale deve trovare concretezza nei tempi previsti. Questo documento rappresenta, infatti, la giusta sintesi tra sviluppo e sostenibilità, con l’attenzione ai cittadini che è doverosa. L’importanza di Malpensa per il nostro territorio è nota e consolidata: ora finalmente le prospettive di sviluppo stanno trovando la loro strada. La provincia con le ali non poteva certamente farsi del male da sola. Sono soddisfatto che i sindaci dei territori coinvolti abbiano fatto prevalere la visione prospettica: guardare avanti, pur con i piedi ben piantati nel presente, è fondamentale per avere in futuro un passato da ricordare. Il buon senso, finora, sembra prevalere, ma non possiamo mollare la presa”.

A metterla sul piano dell’interesse generale è l’Amministratore Delegato di Sea, Armando Brunini: “Il mercato del cargo è un asset strategico per tutto il territorio e per il Paese, lo ha dimostrato durante la pandemia quando, al contrario del trasporto passeggeri che ha subìto una forte frenata, il comparto merci è stato un fattore fondamentale di resilienza del sistema economico e produttivo nazionale. Malpensa, per quanto riguarda il settore cargo, è già da anni il principale aeroporto italiano e potrà giocare un ruolo strategico anche a livello europeo grazie alla crescente domanda dell’e-commerce e della dinamicità del tessuto imprenditoriale italiano. Sea farà la sua parte per rendere questo sviluppo sostenibile”.
Perplesso, invece, il Presidente degli industriali milanesi di Assolombarda, Alessandro Spada, sulla scelta fatta dal Governo “di non prevedere risorse nell’ambito del Pnrr per lo sviluppo degli aeroporti. Le necessità di ripensare le supply chain internazionali non possono prescindere da un attore fondamentale come Malpensa. Si tratta, del resto, di un punto di accesso e di snodo essenziale per il mercato globale, che è necessario valorizzare adeguatamente al fine di consolidarlo come hub europeo rilevante”. 

I numeri sulla capacità del Cargo di Malpensa di creare valore economico allargato sul territorio impongono tre riflessioni di politica industriale, secondo Massimiliano Serati. “La prima – spiega il ricercatore della LIUC Business School – è legata al fatto che una Cargo City è uno strumento indispensabile per il presidio dei mercati da parte di un sistema manifatturiero avanzato e internazionalizzato. Senza di esso, costi e inefficienze peserebbero su tutta l’industria del Nord Italia. Ma è anche un veicolo di sviluppo ed è qui che sta il secondo ragionamento da fare: quella del cargo aereo rappresenta un’infrastruttura in grado di fare da trampolino di lancio su mercati altrimenti irraggiungibili dando vita ad una logistica più efficiente. Terzo e ultimo aspetto da non sottovalutare: le Cargo City in tutte le parti del mondo fanno da calamita per l’insediamento nel territorio circostante di imprese internazionalizzate a più alta intensità tecnologica e propensione all’innovazione. È come un selezionatore naturale di una migliore qualità del sistema produttivo e imprenditoriale. Crea un’economia più moderna”. La chiosa è del Presidente di Univa, Roberto Grassi: “Sostenere Malpensa vuol dire fare politica industriale per il Paese”.