Malpensa – La grande depressione «Territorio in ginocchio»

La Prealpina - 23/02/2021

 La situazione del trasporto aereo è drammatica: decine e decine di migliaia di lavoratori rischiano il posto. Lo sanno bene i sindacati, che manifesteranno giovedì (dalle 10.30) in piazza Montecitorio a Roma. Parteciperanno rappresentanti delle sigle sindacali presenti a Malpensa, tra cui una delegazione di Filt Cgil, il cui segretario Luigi Liguori descrive il quadro critico.

Aiuti del governo

L’anno scorso i dati del traffico passeggeri si sono attestati attorno al -75% rispetto al 2019. Le statistiche (ufficiose) di gennaio parrebbero attestarsi addirittura a un -85%. Dati che si riverberano negativamente sull’occupazione. La grande depressione di Malpensa dal prossimo mese potrebbe avere altri risvolti difficili: «A metà marzo scadranno gli accordi di cassa integrazione. Ci troveremo ad affrontare un periodo di sole dodici settimane coperte dagli ammortizzatori sociali», riporta Liguori. Il segretario di Filt spiega quali saranno le richieste indirizzate all’esecutivo Draghi: «Al nuovo Governo chiediamo un tavolo per affrontare la crisi. La prosecuzione del blocco dei licenziamenti e ammortizzatori adeguati». In più «una riforma del settore, su cui avevamo già discusso con l’ex ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli. Ad esempio, urge un piano nazionale degli aeroporti. Tutti sono finanziati dallo Stato, è un costo troppo elevato. Bisognerebbe individuare quelli strategici e investire risorse su essi».

Tutela occupazione

La crisi non preoccupa solo i sindacati: anche la politica locale segue con preoccupazione l’evolversi della devastante recessione. L’attuale presidente del Cuv, il sindaco di Arsago Seprio Fabio Montagnoli, ribadisce la necessità di prorogare gli ammortizzatori sociali per tutti i dipendenti. Ricorda come le proiezioni dicano che la ripresa è ancora lontana: perciò «bisogna tutelare i posti di lavoro e il territorio. Oltretutto bisogna ricordare che la questione non riguarda solo l’aeroporto, ma tutto il circondario e la compagine di aziende che lavora per lo stesso, dal catering ai parcheggi. Ma penso anche ai tassisti o ai pullman».

I numeri verso l’alto

Gallarate è tra i Comuni maggiormente interessati dalle vicende di Malpensa, che secondo il sindaco Andrea Cassani «rappresenterà forse il problema occupazionale più grande per la nostra città nei prossimi anni». Sono circa 1.500 i cittadini gallaratesi che lavorano all’interno dell’aeroporto, «ma se si considera l’indotto, i numeri vanno ritoccati verso l’alto», commenta il primo cittadino, che non guarda egoisticamente alla sola Gallarate: «Di fronte a tale crisi non si deve ragionare a compartimenti stagni, il problema investe tutta la zona». Il Comune ha organizzato per giovedì sera l’audizione a Palazzo Broletto dell’ad di Sea Armando Brunini, che riferirà sulle prospettive di ripresa e sulle strategie societarie per affrontare i problemi insorti. «Noi siamo a disposizione di Sea e di tutti i soggetti coinvolti dalla crisi per aiutarli, condividendo le loro battaglie e rivendicazioni», sottolinea Cassani. La battaglia è appena cominciata.

Dei 500 milioni promessi  non è ancora arrivato nulla

Trascorrono i mesi per i lavoratori del settore aereo senza che alcuna novità positiva emerga per supportarli e condurli al di fuori delle loro difficoltà quotidiane. Trascorrono i mesi e sembrano destinate a vedersi ancora a lungo col cannocchiale le varie forme di aiuto economico per i gestori, le società di handling e le compagnie: l’italica elefantiasi delle tempistiche per la realizzazione di qualsiasi cosa colpisce ancora. Emblematico il riparto dei cosiddetti ristori, diventato un ulteriore problema: lo conferma Luigi Liguori di Filt Cgil, che rimarca come il decreto attuativo dei primi aiuti economici (in favore delle compagnie aeree) previsti nel Decreto Rilancio della scorsa primavera sia stato emanato solo una settimana fa: «7/8 mesi di tempo, o ancora di più, sono troppi per poter aiutare il settore a ripartire».

Lo stesso dicasi per le somme che si sono previste all’interno dell’ultima legge di bilancio approvata dal Parlamento: 500 milioni di euro, di cui 450 milioni ai gestori aeroportuali e 50 milioni alle società di handling. Ma ancora non si conoscono i dettagli su come tali risorse verranno ripartite tra i vari scali, anche in tal caso in attesa dei decreti attuativi. Un dilemma che si aggiunge alla scarsità delle somme previste: «I fondi sono pochi, non copriranno tutte le perdite. Ciò vale per le società di gestione degli aeroporti, ma ancor di più per l’handling: 50 milioni per tutte le società non sono sufficienti», rimarca Liguori. Pure su questi temi servirà una presa di coscienza e un’inversione di marcia da parte del Governo.