Malpensa: grande opportunità ma anche rischio per il territorio

La Prealpina -

Malpensa corre a grandi passi verso il futuro. Sarà più un’opportunità o più un rischio per il territorio? È la domanda che sorge spontanea alla luce delle prospettive di sviluppo e degli investimenti che tornano ad affluire in brughiera, per accompagnare la straordinaria crescita dell’aeroporto degli ultimi tre anni, culminata con il record dei 24,7 milioni di passeggeri del 2018. Numeri che, se da un lato portano indotto, posti di lavoro e nuovi investimenti dentro e fuori dal sedime aeroportuale (ieri li abbiamo elencati su queste colonne, dal rilancio del MXP Business Park di Vizzola Ticino al nuovo Training center di easyJet, solo per citare gli ultimi annunci), dall’altro lasciano presagire un incremento dei disagi (ci riferiamo in primis alla viabilità e alla superstrada 336 ormai inadeguata) e un peggioramento della convivenza con lo scalo di chi vive sotto le rotte degli aerei, se pensiamo alle annose battaglie del Cuv per il rumore o anche solo alle recenti preoccupazioni generate dall’odore di cherosene che dopo Santo Stefano ha pervaso l’aria di Casorate Sempione e dei paesi che si trovano sotto i tracciati degli aerei di Malpensa.

Insomma, si torna indietro esattamente di dieci anni, quando prima della crisi causata dal dehubbing di Alitalia la presenza dello scalo era in continuo equilibrio tra le necessità dello sviluppo e quelle dell’ambiente della qualità della vita. È così da quando la Grande Malpensa è nata, visto che già il giorno dell’apertura del Terminal 1, il 25 ottobre del 1998, c’erano comitati e amministratori locali del territorio intenti a bloccare la superstrada per protestare contro un aeroporto calato sul territorio senza troppo rispetto per le esigenze di chi ci vive. Oggi, vent’anni dopo, per Malpensa è arrivato il tempo della rinascita. E se c’è una cosa su cui concordano gli apocalittici e gli integrati dello scalo – da un lato, gli scettici che vedono il futuro con grande preoccupazione per il territorio, dall’altro gli entusiasti che vedono finalmente realizzarsi compiutamente il sogno del grande aeroporto del Nord – è che la corsa di Malpensa verso il muro dei 30 milioni di passeggeri (ai ritmi di crescita dell’ultimo triennio, ci vorranno tre anni, anche se gli addetti ai lavori stimano per il futuro prossimo un rallentamento fisiologico dei ritmi) va accompagnata con investimenti infrastrutturali che oggi non si vedono dietro l’angolo. E qui sta alla politica tornare ad occuparsi seriamente di Malpensa.

«È un orgoglio per il territorio ora programmi»

«Malpensa che torna a crescere dev’essere un orgoglio per il nostro territorio. Ora però serve programmazione». Parola di Roger Zanesco, presidente dell’associazione Aeroporti Lombardi, che da più di dieci anni raduna gli appassionati di aviazione del territorio, da sempre anche nel nome di una difesa delle ragioni di Malpensa. Perché un aeroporto è un’opportunità: «Pensiamo a tutte le aziende che fanno affari in giro per il mondo o a tutto il turismo che si riversa su Milano – spiega Zanesco – il mondo può arrivare qui se c’è la possibilità di collegamenti, e oggi sono i voli intercontinentali. Perché nel mondo globalizzato di oggi volare in Cina è come cento anni fa prendere la carrozza e andare da Busto a Milano. O lo si capisce o si rimane un Paese arretrato. E già lo siamo per tanti aspetti».

Aeroporti Lombardi ci ha sempre creduto nella rinascita di Malpensa, e oggi guarda avanti. Non nascondendo qualche timore dietro ai record macinati dallo scalo: «Non si può negare che se Malpensa viaggerà verso 30 milioni, ci si deve ragionare seriamente e attrezzarsi di conseguenza – sottolinea Roger Zanesco – pianificare in modo organico lo sviluppo di Malpensa ci sta, purché non lo si faccia in senso limitativo». Perché tra infrastrutture, parcheggi (ne vedrebbero bene uno, fatto come si deve e ben collegato, nell’ambito del Business Park) e ricettività alberghiera, la crescita boom dell’ultimo triennio sta portando verso la saturazione delle strutture. E allora occorre agire al più presto: «Con i tempi biblici che vengono imposti per una qualsiasi infrastruttura siamo già oggi non in ritardo, ma di più – fa notare il presidente di Aeroporti Lombardi – con due anni di crescita al 10%, i 30 milioni sono già serviti. Anche perché l’aumento poi si caratterizza a causa dell’effetto valanga».

Da questo punto di vista, puntare sui treni sarebbe utile: «Rimaniamo esterrefatti quando vediamo certi amministratori locali, che giustamente pongono il problema dell’inadeguatezza dei collegamenti stradali, ma non appoggiano la necessità di aumentare i collegamenti ferroviari. Così come riteniamo che il Malpensa Express debba rimanere tale, collegamento diretto e veloce con la stazione Centrale e non treno locale». Ma è anche lo stesso aeroporto che deve stare al passo con la crescita: «Non si può aspettare che il Terminal 1 scoppi prima di programmare un ampliamento».