Malpensa – «Governo, ascoltaci»

La Prealpina - 13/10/2020

Da Malpensa a Linate si bussa al governo per non far morire gli aeroporti
lombardi. Ieri mattina, un centinaio di dipendenti aeroportuali del territorio sono andati a Linate a manifestare: il settore aeroportuale ha fatto sentire la propria voce durante l’evento organizzato in concomitanza
con l’assemblea di Assolombarda all’hangar dell’aeroporto.

Il sindaco di Milano Beppe Sala e la presidente di Sea Michaela Castelli dichiarano rivolgendosi al governo Conte: «Il Recovery Fund deve servire anche gli aeroporti lombardi». Mentre a Malpensa c’è stato un incontro
con Enac, l’Ente nazionale aviazione civile, e i sindacati. Grande assente la
Sea che invece era presente a Milano Linate.

Sostenere gli aeroporti
I lavoratori di Airport Handling a Linate hanno manifestato, presenti tutte le sigle sindacali. Questi ultimi hanno ottenuto un incontro con il sindaco di Milano Beppe Sala e con il presidente di Sea, Michaela Castelli. Il sindaco
Sala si è impegnato a organizzare in un breve lasso di tempo, un incontro a palazzo Marino con il ministro dei Trasporti Paola De Micheli e i sindacati. Rispondendo alle domande dei lavoratori, il sindaco Sala e la presidente di Sea Castelli hanno ribadito la necessità e l’urgenza di intervenire sul governo per favorire una parte economica del recovery fund per gli aeroporti lombardi.
«In altre nazioni si sostiene, oltre alla compagnia di bandiera, coloro che gestiscono gli aeroporti, come ad esempio in Germania », ha rimarcato Sala.

Cassa integrazione
Castelli ha precisato che Sea sta facendo di tutto per poter garantire l’occupazione e soprattutto una nuova cassa integrazione senza
la sosta obbligatoria degli otto mesi necessari per poter accedere a una nuova cassa integrazione. Come Cub trasporti, spiega Renzo Canavesi: «Pur esprimendo gratitudine per l’intervento del sindaco Sala e della dottoressa Castelli, ribadiamo che la lotta dei lavoratori di Airport Handling e di
tutti i lavoratori degli scali milanesi continuerà affinché tutti i posti di lavoro e condizioni salariali e normative saranno garantiti».

Subappalto del lavoro
Il sindacato Cub lancia l’allarme dopo l’incontro a Malpensa, Canavesi spiega: «Attenzione alle operazioni al ribasso sulla pelle dei lavoratori. L’incontro verteva sull’applicazione della clausola sociale di sito e su altri problemi. Grave l’assenza di Sea. Enac ci ha informato che c’è l’intenzione di trasferire la gestione di alcuni servizi da società di handling a Sea. Comporta che quest’ultima non si voglia prendere la responsabilità di assumere personale che già fa questo lavoro per le cooperative. E si riserva di sostituirlo come sta accadendo: ipotizziamo che si voglia rivolgere alle agenzie di lavoro interinale».

Del resto, dal primo novembre la compagnia Neos ha già comunicato che le attività di terra da Airport Handling passeranno ad Ags, società che offre ai vettori i servizi per la gestione di tutta la filiera passeggeri, bagagli e aeromobili. «Siamo preoccupati», conclude Canavesi, «Ags Handling in altri casi subappalta il lavoro a società che non applicano il contratto trasporto aereo ma merci».

Alitalia – La Bad Company siamo noi

Alitalia si trasforma, in parte. I debiti e gli esuberi restano in capo a tutti noi. Il nuovo nome è ITA, Italia Trasporto Aereo.
Messo allo specchio, il nuovo nome diventa vecchio, ATI.

Ai tempi Alitalia/ ATI si dividevano il mercato con Alitalia sui voli europei e
intercontinentali, ATI su quelli domestici.

Alitalia ha abbandonato i voli domestici. Questo è il vero problema. Gli altri
vettori fanno ciò che dovrebbe fare ITA. Voli domestici che per un po’ di tempo a venire, sono l’unica domanda di trasporto aereo. I vuoti si riempiono. I vettori aerei italiani creano, proprio in Italia, vuoti di offerta che altri soddisfano e poi fidelizzano. Non riesco a capire, ma è così.

Non è chiaro il futuro del trasporto aereo: EasyJet e Ryanair hanno annunciato che voleranno con il 25% e il 40% delle capacità. Alitalia
ha avuto un calo totale dei passeggeri intercontinentali, dell’80% dei passeggeri internazionali e del 50% dei nazionali. Ma la nuova ITA vuole rilanciare solo il trasporto intercontinentale, soprattutto Usa e Giappone, con 90 aerei. E questo in piena carenza di domanda di trasporto aereo,
carenza che purtroppo non sembra di imminente risoluzione.
In tempi pre-Covid a Malpensa c’erano più di 40 voli alla settimana per New York pieni al 75-80%. Oggi sono 3 con il 15% dei sedili occupati.
Forse a Fiumicino andrà meglio. Anche se da Fiumicino, fra andata e ritorno per New York, si impiega circa un’ora e mezza di volo in più. Questo fu il motivo perché allora fu scelto Malpensa come hub. È più vicino al Nord America rispetto a Roma.

British Airways ha detto addio al suo ultimo Boeing 747, il Queen of the Skies perché non ci sono passeggeri sulle tratte intercontinentali. Nel 2020 Airbus ha consegnato 341 aerei (571 nello stesso periodo 2019): 18
A220, 282 A320 Family, 9 A330 e 32 A350. Per la maggior parte aerei di corto e medio raggio. Ma non ditelo a ITA. Al momento non è ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto. Si sa che la sede legale è Roma ma non l’indirizzo.

Si sa che è partecipata al 100% dallo Stato. Si sa che il CdA è ampliato a 9 poltrone. Si sa che il capitale iniziale è di 20 milioni. Si sa che è prevista una dote di 3 miliardi. Si sa che sono tutti soldi pubblici e che verranno versati a tappe nell’arco di due anni. Si sa che è già andata via da Malpensa. Si sa che avrà circa 6.500 dipendenti. Si sa che Bruxelles a breve dovrà pronunciarsi sugli aiuti da 1,3 miliardi ricevuti a partire dal 2017 (tralasciando i 10 miliardi spesi dal 2008 per tenere in piedi la compagnia). Si sa che se l’Europa bollasse questi aiuti come di Stato, sarebbero da restituire.
Si sa che il nome Alitalia, i debiti e gli esuberi andranno alla Bad Company. Si sa che la Bad Company siamo noi.

Sea spa, che gestisce gli aeroporti milanesi, soffre. Come soffrono tutti gli aeroporti commerciali. Fino ad ora gli aeroporti davano, fra l’altro, sicurezza per la ossessiva attenzione a potenziali attacchi terroristici. Oggi danno attenzione a diversi test per individuare la positività al Sars-Cov-2: il tampone antigenico, il sierologico, il salivare. Le postazioni per i tamponi rapidi in aeroporto possono assicurare la continuità del trasporto aereo. L’aeroporto, grazie al riconoscimento con l’identità del passeggero, è l’unico luogo che garantisce uno screening affidabile. E il costo del tampone può essere a carico del passeggero, che di fatto ne usufruisce. In tempi rapidissimi.

Ma Sea SpA ha un problema ancora irrisolto. Identiche tariffe di utilizzo dei due scali, Linate e Malpensa, che identici non sono. Come distanza dal
centro città, come investimenti, come capacità di pista e di piazzale, come tipo di passeggero cui si rivolgono. Fin quando non si scioglie il nodo, il problema resta.