Malpensa decollerà «La sfida è eccellere»

La Prealpina - 06/03/2017

«Dall’emergenza all’eccellenza». Così Sea ha deciso di intitolare il Piano industriale 2016-’21. Perché superato definitivamente il dehubbing, chiusa la vertenza della Commissione europea su Sea Handling e trovato, forse, un equilibrio tra Linate e Malpensa che sta consentendo a entrambi gli scali milanesi di aumentare il numero di passeggeri, ora è arrivato il momento di ragionare sul futuro di medio termine non pensando a come fare per far crescere il traffico a Malpensa, bensì a come volerlo far crescere. «Oggi la sfida non è più quella di evitare il declino, di affrontare le emergenze, ma è quella dell’eccellenza, in termini di capacità competitiva, qualità della gestione e di valore creato».

Perché i passeggeri, in Brughiera, nei prossimi cinque anni aumenteranno, e questo per gli analisti di Sea appare più come un dato di fatto che come una previsione. Erano 18,4 milioni nel 2015, diventeranno 24,6 nel 2021. In questo processo le low cost (ormai il traffico nazionale e continentale è per loro terra di conquista pressoché esclusiva) avranno un peso notevole: il contributo di Ryanair nella capacità di crescita di Malpensa per il medio-corto raggio peserà per il 39 per cento, easyJet per il 22, altre compagnie a basso prezzo per un ulteriore 33. In questo settore i vettori legacy avranno uno spazio di crescita ridotto al 7 per cento. Ma in parallelo la società di gestione dello scalo conta di continuare a sviluppare i redditizi collegamenti intercontinentali, per i quali è prevista una crescita media annua del 3 per cento, passando così dai 5,6 milioni di passeggeri del 2015 ai 6,6 del 2021. Viene definita una stima “prudente”, così come si legge in uno stralcio del Piano industriale, «che tiene conto dei vincoli esistenti, e prospettici, legati alla disponibilità effettiva di aeromobili a lungo raggio per i vettori (italiani in primis) potenzialmente interessati allo scalo, e alla necessità, propria di un aeroporto intercontinentale ma senza hub carrier, di rivolgersi essenzialmente a vettori di altri continenti, nel quadro di accordi bilaterali non sempre di esito certo fra governi nazionali».

Com’è ormai noto il dehubbing di Alitalia ha prodotto l’azzeramento del volume dei transiti a Malpensa, che ammontavano a quota 7,5 milioni nel 2007. Ma fortunatamente l’imprevedibile e rapida evoluzione strutturale dell’aviazione commerciale, con l’inevitabile polarizzazione fra low cost nel breve raggio e legacy nel lungo, potrebbe aver favorito un’inversione di tendenza, a tutto vantaggio dello scalo varesino.

Gli accordi commerciali di feederaggio dei low cost nei confronti delle compagnie legacy dovrebbero infatti rappresentare il futuro. Non è ancora il presente, perché ci vorrà tempo, ma i maggiori player ci stanno già lavorando. In questo senso Malpensa potrebbe trovarsi in una posizione privilegiata rispetto ad altri scali italiani ed europei, perché è uno dei pochissimi che può vantare numerosi voli intercontinentali in assenza di un hub carrier. Sarebbe dunque terreno fertile per l’interlining che potrà avviarsi prima qui che altrove, se non altro in via sperimentale. Secondo Sea, un vettore low cost che volesse tentare accordi commerciali su rotte intercontinentali troverebbe qui un’ampia gamma di opportunità. «Il nostro impegno è di esplorare tutte le possibilità per avviare quello che sarebbe un circolo virtuoso di grande valore per l’aeroporto. Non se ne è tenuto conto nei numeri del Piano, ma è un upside non privo di consistenza».