Malpensa cresce con Cargo city

«Arrivati a questo punto la partita, da parte nostra, è chiusa». Così il presidente di Sea Pietro Modiano nell’incontro con i sindaci del territorio per il Nuovo Masterplan che disegna il futuro di Malpensa fino al 2030. L’ampliamento del sedime a sud viene ridotto a un settimo, passando dai 433 ettari di sei anni fa (dieci volte la superficie della Città del Vaticano) a 60, più 30 di riserva. A grandi linee, dunque, Sea punta a raddoppiare la Cargo city esistente, rendendo necessaria una deviazione dell’ultimo tratto della Sp 14. Niente terza pista, però. Ecco perché se nel 2011 il territorio alzò le barricate, ora accoglie il piano di espansione di Malpensa con meno terrore, persino con qualche parere favorevole e la speranza di dare una svolta sull’occupazione.

Aeroporto pronto al decollo col raddoppio di Cargo city

MALPENSA «Quella che ci proponete oggi è una scelta definitiva o possiamo ancora discuterne?», ha chiesto, dopo oltre tre ore di dibattito, Maddalena Gioia Gibelli, consigliere del Parco del Ticino. E il presidente di Sea Pietro Modiano, dopo aver ascoltato il suo e i numerosi altri interventi dei sindaci e degli amministratori dell’intorno aeroportuale presenti ieri al Malpensa center del T1,ha risposto a precisa domanda con altrettanta schiettezza: «Arrivati a questo punto la partita, da parte nostra, è chiusa».

A un anno e mezzo di distanza dal primo incontro di presentazione della bozza del Nuovo Masterplan, il momento del confronto è ufficialmente terminato ieri con l’ennesimo workshop sui temi ambientali, economici e infrastrutturali legati allo sviluppo aeroportuale. Ora il Piano industriale che disegna il futuro di Malpensa fino al 2030 passerà nelle mani di Enac per un’analisi sotto il profilo tecnico e, subito dopo, sarà Enac stessa a consegnarlo al ministero dell’Ambiente per attivare la procedura Via (Valutazione impatto ambientale). E’ in quella fase che si aprirà la finestra di sessanta giorni per le osservazioni, la stessa fase in cui si incagliò il precedente Masterplan, quello dell’era Bonomi ormai risalente a sei anni fa, ritirato prima di una praticamente certa bocciatura ministeriale. Era il sogno (o incubo) della Maxi Malpensa, della terza pista, dei 50 milioni di passeggeri, dell’inglobamento di Case Nuove (cimitero compreso) e del grande polo logistico con i capannoni che avrebbero distrutto l’intera zona del Gaggio per arrivare fin sotto le finestre degli abitanti di Lonate Pozzolo.

Ora il Nuovo Masterplan è completamente diverso, ma soprattutto nettamente ridimensionato rispetto al primo progetto del 2011. Case Nuove resta ai sommesi e la terza pista viene accantonata, almeno fino al 2030. Rimangono soltanto una serie di vincoli per non pregiudicarne la realizzazione futura, se e quando le condizioni la riterranno indispensabile. Anche l’ampliamento del sedime a sud viene ridotto a un settimo, passando dai 433 ettari di sei anni fa (dieci volte la superficie della Città del Vaticano) a 60, più 30 di riserva. A grandi linee, dunque, Sea punta a raddoppiare la Cargo city esistente, rendendo necessaria una deviazione dell’ultimo tratto della Sp 14. Ecco perché se nel 2011 il territorio, senza distinzioni di colore politico, alzò le barricate, ora invece accoglie il piano di espansione di Malpensa con meno terrore, persino con qualche parere favorevole (il sindaco di Gallarate per esempio).

«L’entità dell’impatto di questo Masterplan è pari al 7 per cento: non è una rivoluzione e per questo non c’è stata una controrivoluzione», ha commentato Modiano al termine dell’incontro. «I problemi escono chiaramente circoscritti a 60 ettari. Gli studi che abbiamo fatto e che abbiamo sottoposto agli stakeholder ci dicono che questa è l’unica soluzione compatibile con le prospettive che noi abbiamo assegnato a Malpensa. Poi per fortuna la democrazia funziona e ci sono sedi arbitrali nelle quali la questione sarà esaminata. Ma dal punto di vista nostro i 60 ettari sono la soluzione migliore. Questa è la posizione di Sea, ma non decide Sea».

Sarà prima Enac e poi il ministero a esprimersi. Dopo un anno e mezzo di discussione, l’iter di approvazione del Nuovo Masterplan ufficialmente parte. Con la convinzione dei vertici aeroportuali di ribaltare l’esito del primo tentativo andato a vuoto.