«Malpensa colpita al cuore» Le paure dei dipendenti Sea

La Prealpina - 14/10/2020

Preoccupazione per il futuro. I dipendenti dell’aeroporto sono in apprensione riguardo alla loro occupazione e temono che prima del 2024 il settore non si riprenderà. E nel frattempo? «Lavoriamo e, bisogna ammetterlo, grazie a Sea SpA riceviamo anche la cassa integrazione anticipata», spiega un lavoratore, che racconta come si sta vivendo a Malpensa in questo particolare momento, fra traffico aereo ancora fortemente ridotto a causa della pandemia e le incognite legate proprio all’andamento dei contagi. Chiede di mantenere l’anonimato perché per parlare dovrebbe chiedere l’autorizzazione a Sea: «Al momento c’è aperta la questione del Fondo Volo. Alcuni di noi», spiega, «lo hanno percepito ma non si comprende in base a quali criteri venga erogato. Io ad esempio sono fra quelli che non l’hanno avuto e poi ci sono colleghi che prendono 70 euro e altri 700 euro».

Il Fondo di previdenza riservato al personale di volo dipendente dalle aziende di navigazione aerea è sostitutivo dell’assicurazione generale obbligatoria (AGO) per l’invalidità, la vecchiaia e ai superstiti, inoltre costituisce una gestione autonoma in seno all’Inps. «Lavoriamo alcuni giorni alla settimana», prosegue il dipendente di Malpensa, «altri siamo a casa. Il lavoro è evidentemente crollato e ci tiene a galla solo il settore Cargo. Il volume di traffico aereo è circa il 10 per cento di quello a cui eravamo abituati (nella foto Blitz). Per noi è un colpo al cuore». Certo è che i dipendenti di Sea in questo momento leggono con interesse ogni intervista, ogni dichiarazione dei vertici aziendali: l’amministratore delegato Armando Brunini ha appena tuonato contro il Governo che non si sta occupando degli aeroporti, tema affrontato anche dal sindaco di Milano Beppe Sala che durante e dopo l’incontro di Assolombarda organizzato a Linate con lo scopo di accendere i riflettori sul tema aeroportuale, ha lanciato un grido di allarme chiedendo che nel Recovery Fund venissero inseriti aiuti agli aeroporti lombardi. Del resto il traffico sia a Malpensa che a Linate, dopo il meno 64 per cento ad agosto è piombato al meno 71 per cento a settembre. Quest’anno il settore ha perso 1,3 miliardi di entrate da gennaio ad agosto, quasi 10mila persone sono in cassa integrazione. «Ma la cassa integrazione non durerà in eterno e a marzo 2021 temiamo che si scatenerà l’inferno. Perché Malpensa non siamo solo noi dipendenti Sea ma c’è tutto un indotto, in totale si tratta di 16mila persone. Malpensa è una città e cosa accadrà? Quanti perderanno l’occupazione?», si domanda il dipendente: «Sappiamo che al momento si sta iniziando a ragionare su prepensionamenti con la formula 3+2, in parte in carico a Sea. resta da capire se sarà una strada percorribile per evitare licenziamenti. Vediamo già i primi effetti ancora una volta a causa di Alitalia», conclude il dipendente Sea, «che a Linate sta causando danni con i lavoratori di Airport Handling. Alitalia dovrà gestire in house i servizi di terra e finirà che verranno appaltati. Ancora una volta lo Stato sceglie di salvare Alitalia erogando fondi mentre in questo momento sta lasciando morire gli aeroporti, quello di Malpensa per primo. Noi ci sentiamo in pericolo e ci rendiamo conto che il settore deve essere aiutato. Mentre ora ci sentiamo abbandonati, anche perché temiamo che prima del 2024 non potrà esserci una situazione normale».