Malerba “censurato” per l’attacco a Orrigoni Maggioranza spaccata

La Prealpina - 01/12/2016

Censurato. Per la durezza dei toni utilizzati nel dibattito politico, per gli attacchi personali all’ex candidato sindaco del centrodestra Paolo Orrigoni, per avere dimenticato che la carica di presidente del Consiglio comunale impone non soltanto imparzialità nel governo dei lavori dell’aula, ma anche di mantenere un profilo istituzionale all’esterno di Palazzo Estense.

Stefano Malerba, leader varesino della Lega civica e numero uno dell’aula di via Sacco, sceglie di non assistere al processo e alla sentenza – annunciata – che condanna il suo comportamento. E così, un istante prima di dichiarare aperto il dibattito sulla mozione presentata da Orrigoni, cede la poltrona al “consigliere anziano” Luisa Oprandi e lascia il municipio «per garantire una discussione libera da condizionamenti».

Meno di un’ora più ardi una telefonata lo informa del verdetto: la censura è approvata con 15 voti a favore, 11 astensioni e solo tre consiglieri contrari.

Diconosì i gruppi di opposizione, a cui si aggiungono i tre esponenti della dissidenza del Partito democratico: Fabrizio Mirabelli, Luisa Oprandi e Giampiero Infortuna.

Elena Baratelli e Valerio Crugnola, consiglieri della lista civica Varese 2.0, alleata del Pd a sostegno della giunta di centrosinistra, preferiscono invece non partecipare al voto ee escono dall’aula non prima di avere preso le distanze da Malerba e dal suo gruppo d’appartenenza. Qualche scricchiolio si avverte anche tra i banchi della lista del sindaco Davide Galimberti, dove solo Mauro Gregori, Maria Paola Cocchiere ed Enzo La Forgia pronunciano un no forte e chiaro alla requisitoria, garbata ma inflessibile, che il centrodestra affida direttamente a Orrigoni. La mozione di censura non equivale a una sfiducia e quindi non avrà dirette conseguenze sul piano istituzionale, ma riapre ferite mai rimarginate su quello politico e ripropone, in particolare, profonde divisioni nel Partito democratico su alcune decisioni imposte dal sindaco, come il rapporto privilegiato con la Lega civica e l’assegnazione a Malerba dello scranno più alto dell’aula. Altra fonde di frizioni e di disagio è l’atteggiamento di «ostentato distacco» adottato da Galimberti nella querelle che ha investito l’istituto Molina, guidato a sua volta da un altro dirigente della Lega civica. Alle vicende di viale Borri, però, nessun esplicito riferimento da parte del Consiglio comunale. Paolo Orrigoni, del resto, è il primo a non volere inasprire i toni: «Credo ancora che la persona di Stefano Malerba – dice l’ex candidato sindaco del centrodestra – non sia l’autore di quanto si legge e si vede a sua firma». Il riferimento è al proliferare di comunicati e vignette satiriche con il sigillo della Lega civica. Il richiamo è invece al «al ruolo assolutamente di garanzia» richiesto a chi è guida dell’assemblea municipale. «Gli attacchi personali che vengono portati da chi manovra la voce del presidente del consiglio – prosegue Orrigoni – sono un metodo che non è certo nuovo, ma che appartiene a stili, epoche e modalità di fare politica che per fortuna sono stati messi alla porta con le buone e non solo con le buone». Questioni di «prestigio e di decoro» dell’istituzione che inevitabilmente si saldano a logiche di schieramento, ma che riescono ad arruolare consensi bipartisan.

La difesa di Malerba prova a distinguere gli ambiti: nessun rimprovero al presidente per il suo operato in via Sacco, diritto di polemizzare al di fuori del municipio. Troppo poco per ricompattare il centrosinistra. Luca Conte, capogruppo democrat, comunque ci prova: «Il dibattito di questa sera deve richiamare noi tutti a un comportamento consono e ad evitare attacchi personali che mi auguro non abbiano più a ripetersi». Poi il voto e lo schiaffo. A Malerba e, indirettamentem, al sindaco Galimberti. Fabrizo Mirabelli, voce oggi fuori dal coro del Pd, è soddisfatto: «Ristabilite le regole della civiltà. Un segnale che sarà impossibile ignorare».

«Dimettermi? Non ci ho mai pensato»

«Prendo atto del voto espresso dall’aula, del giudizio contenuto dalla mozione e, soprattutto, dei toni di un dibattito politico rispettoso dell’istituzione, delle opinioni e delle persone. Toni che dovrebbero sempre caratterizzare il nostro impegno per il bene della città».

La mattina dopo la censura per le dichiarazioni e gli attacchi a Paolo Orrigoni, già candidato sindaco del centrodestra, il presidente del Consiglio comunale Stefano Malerba si è presentato in ufficio a Palazzo Estense come ogni giorno.

«Dimettermi? E perchè dovrei?» ha tagliato corto l’esponente di punta della Lega civica, chiamato a governare l’assemblea di via Sacco dalla maggioranza di centrosinistra che tuttavia l’altra sera si è divisa sul suo operato, come già era avvenuto al momento dell’elezione. Tre consiglieri del Pd si sono schierati con l’opposizione e alcuni esponenti di Varese 2.0 sono usciti dall’aula. Morale: la mozione di censura presentata da Orrigoni è stata approvata con 15 voti a favore, 11 astensioni e 3 no. Malerba però non sembra preoccupato. Non più di tanto. «Da quando sono stato eletto presidente del Consiglio comunale – ha spiegato – ho svolto il mio compito in modo imparziale, a garanzia di tutti i componenti dell’assemblea. Vorrei essere giudicato per questo. Certamente ho opinioni politiche e non ho timore di esprimerle, con lealtà, franchezza e talvolta anche con durezza, non ho problemi a riconoscerlo, ma nessuno può pensare di impedirlo. Né a me, né ad altri. Ho invece apprezzato i toni utilizzati da Paolo Orrigoni, da Luca Conte e dagli altri consiglieri intervenuti nel corso dibattito. Ripartiamo da qui. Lo dico a me stesso. E a tutti noi».