Magrini: il ritorno delle Province

Lo scenario è preoccupante, molto preoccupante. Per le 76 Province a statuto ordinario, riavviate dal referendum costituzionale di dicembre, il futuro si annuncia carico di impegni e scarico di risorse. Al limite della paralisi operativa. Marco Magrini (foto Blitz), vice presidente a Villa Recalcati, è reduce dall’assemblea romana dei presidenti di Provincia. Ne riporta il profondo disagio dei partecipanti a fronte di una situazione confusa, che al momento non trova sbocchi né governativi né parlamentari. E rischia di mettere in seria difficoltà gli enti, diventati di secondo livello per effetto dalla legge Delrio, ma confermati nelle funzioni dal voto popolare a discapito del quesito referendario sulla loro cancellazione. Il discorso di Magrini è articolato. Si può però riassumere nella constatazione che Roma si è presa gran parte delle entrate destinate alle Province e ha tagliatoi trasferimenti. Stiamo parlando di cifre astronomiche, nell’ordine dei miliardi di euro. Commenta Magrini: «Le conseguenze di tali scelte le abbiamo viste tutti: minore manutenzione sulle strade, scuole senza riscaldamento e presidenti sotto accusa per colpe che non sono le loro: se lo Stato non assegna le risorse non è possibile assicurare i servizi». Eppure, secondo il vicepresidente, le Province hanno fatto e stanno facendo miracoli. Per restare a Villa Recalcati, alle prese tra l’altro con un pregresso finanziario disastroso (una cinquantina di milioni da risanare), Magrini sottolinea come nei primi due anni del mandato (presidente Gunnar Vincenzi) si sia «iniziato un percorso serio di risanamento economico e di rinnovamento, riposizionandosi sempre più a un livello funzionale dei Comuni. Un esempio di tale attività è la stazione unica appaltante». Poco? Tanto? Il problema è generale, non tocca soltanto Varese. E’di tipo legislativo e di principio. Di nuovo il vicepresidente: «Occorre individuare adeguate risorse per le coperture delle funzioni assegnate in base all’analisi reali dei fabbisogni standard. Per capirci: le manutenzioni delle strade non possono prescindere da una media nazionale dei costi al chilometro, uguali per tutti. Così pure vanno assegnati fondi in base al numero delle scuole da gestire e ai metri cubi da riscaldare». Discorso semplice, quanto inapplicato: ciascuno fa come vuole. E gli sprechi si moltiplicano. L’urgenza di una soluzione condivisa appare in tutta la sua evidenza.

In che modo? « Serve un decreto legge per intervenire con la massima sollecitudine» avverte Magrini. «Tanto più che secondo quanto disposto dalla legge di stabilità, le Province dovranno approvare il loro bilancio entro la fine di marzo, ma con quasi 700 milioni di squilibrio sarà un’impresa impossibile». Lunga la lista delle priorità, che il presidente dell’Upi (Unione delle Province Italiane), Achille Variati, ha rappresentato a Sergio Mattarella in un incontro al Quirinale. In sintesi: si chiede una efficace autonomia finanziaria, che superi le sanzioni previste per lo sforamento del patto di stabilità, e assicuri adeguati finanziamenti. Anche in considerazione della cospicua sottrazione di risorse già effettuata dal governo. Senza dimenticare come, con l’applicazione della Delrio, le Province abbiano già ridotto del 40 per cento il personale. Chiosa Magrini in proposito: «Oggi serve avere nei nostri organici le professionalità indispensabili per svolgere le funzioni che ci sono state assegnate». Per dirla in un altro modo: bisognerà rivedere i blocchi alle assunzioni. E con i blocchi occorrerà rivedere e rimettere in moto una complessa macchina che aveva cominciato un depotenziamento in scia alle riforme. Ma non aveva fatto ancora i conti con il voto popolare.