Maga, parte il nuovo corso Parola d’ordine: attrattività

La Prealpina - 26/01/2017

 

Un incontro per guardarsi negli occhi. E (se possibile) per capirsi. Parte così il nuovo corso del Maga. Con un summit in via De Magri tra la presidente Sandrina Bandera, fresca di nomina, il sindaco Andrea Cassani, l’assessore alla Cultura Isabella Peroni e la direttrice del museo Emma Zanella. Un faccia a faccia per lasciare fuori dalla porta le polemiche di questi ultimi mesi e per guardare avanti. Con un obiettivo comune: il Maga deve diventare sempre più attrattivo. È questa la chiave di volta di una questione che è partita sotto i migliori auspici con l’inaugurazione in pompa magna durante l’amministrazione di Nicola Mucci e la presidenza di Angelo Crespi. Poi i sogni hanno subito un brusco arresto con il devastante incendio del 14 febbraio 2013. Ma il museo ha avuto la capacità e la forza di ripartire. Il sindaco Edoardo Guenzani si è mosso con i piedi di piombo, credendo nella struttura ma pure preoccupandosi affinché i conti fossero in ordine. Ora è arrivato Cassani che ha subito lanciato messaggi poco rassicuranti, parlando ad ogni piè sospinto di tagli, in questo appoggiato in toto dalla sua componente politica, la Lega Nord. Che fare? La palla passa a Sandrina Bandera.

Di lei parlano tutti bene. Da anni fa fa parte del comitato tecnico-scientifico del Maga, oltre ad avere un curriculum sterminato nel settore. La persona giusta, insomma, per dare smalto al museo. Ma come? Fondamentale è il ruolo che assumerà: se sarà un luogo di nicchia, avrà fallito nel suo compito; se saprà catalizzare l’attenzione non solo di esperti e di appassionati d’arte, ma del popolo che non necessariamente mastica cultura e però ne è attratto, avrà vinto la sfida. È su questo versante che viene impostato il nuovo corso. Ed è di questo che si è parlato durante l’incontro. Non sono state tirate fuori le cifre di bilancio, né i documenti, i conti e le pezze giustificative. La presidente sta studiando tutti questi temi e presto potrà pronunciarsi in maniera esaustiva. È stata però chiarita la filosofia che deve guidare il nuovo impegno di una struttura che va vissuta come una risorsa e non come un peso per il territorio.

L’attrattività, dunque, si ottiene creando una propria identità, spazzando via in un colpo solo il complesso d’inferiorità nei confronti di Milano, come diceva Vittorio Sgarbi il giorno dell’inaugurazione, il 19 marzo 2010. Non in competizione (sarebbe una partita persa) ma competitivi, capaci di mettere in campo un’offerta che sia culturalmente di livello e che piaccia al pubblico con uno spettro d’intervento che spazia in tutte le arti, non circoscritto alle mostre. L’impegno è notevole.

«Dobbiamo riempire il Maga di contenuti», rivela Isabella Peroni che indica in Sandrina Bandera «una grande esperta d’arte ma sa pure come bisogna gestire una realtà museale. Ha lo spessore culturale e pure la stoffa da manager». Non resta, dunque, che dare il tempo necessario alla Fondazione Silvio Zanella (che gestisce il museo), di concerto con l’amministrazione comunale, di impostare il nuovo corso. I numeri sono i numeri, si sa, ma le idee spesso trovano nella loro stessa essenza la capacità di camminare. Nessuno nasconde gli ostacoli, anzi l’amministrazione di Andrea Cassani li ha ben presenti e intende impostare una logica di razionalizzazione dei costi (come già fatto dal centrosinistra e dal presidente Giacomo Buonanno) che faccia diventare il Maga inattaccabile. Al resto penseranno l’estro, la capacità e la managerialità di un gruppo guidato da tre donne (Bandera, Peroni, Zanella) dove la motivazione aumenta al pari con la difficoltà della sfida.