Maga: Cassani non decide La parola passa al prefetto

L’accordo con la Triennale rimane al palo (pare ormai saltato), nel frattempo il Maga è guidato da un presidente dimissionario dal 20 giugno (Giacomo Buonanno) e da un futuro vice che ha lasciato ancora prima di diventarlo (Veronica Balestrieri). In compenso il rappresentante del ministero dei Beni culturali nel consiglio di gestione è scaduto già da qualche tempo e gli altri due membri rimangono (uno di nomina provinciale e uno comunale) in un organismo ormai ridotto ai minimi termini. Quale può essere il futuro del museo?

Il sindaco Andrea Cassani ha indicato la strada che passa dalla nomina del nuovo presidente che è Silvana Annicchiarico e dall’accordo con la fondazione Triennale di Milano. Peccato che per firmare l’intesa, il Comune deve mettere sul tavolo 300mila euro. Cifra al momento impossibile da recuperare in un bilancio già ridotto all’osso per i tagli del governo e per le spese sempre più ingenti dell’ente locale. Come si può uscire dall’impasse? La soluzione non è ancora stata trovata. Al di là delle dichiarazioni di fiducia di Cassani, nulla si è mosso in quest’ultimo mese, tanto che il presidente Giacomo Buonanno – che la sera stessa dell’elezione del sindaco leghista gli ha inviato le sue dimissioni perché scelto da un primo cittadino (Edoardo Guenzani) e da una maggioranza del colore opposto (centrosinistra) a quella che governa ora il Palazzo – si è rivolto al prefetto Giorgio Zanzi per fargli presente che lui non può più prendersi responsabilità su un organismo che ha deciso di abbandonare. Come deve comportarsi?

In attesa della risposta che deve arrivare dalla massima autorità della provincia, il Maga continua nelle sue attività con la regia della direttrice Emma Zanella che dispone della delega del presidente sull’ordinaria amministrazione, ma ci sono da mettere in calendario le attività dalla prossima primavera in poi e sarebbe un peccato non mantenere il museo sui livelli di eccellenza in cui si è collocato: la mostra su Missoni ne è l’ultimo, eloquente esempio. Non solo, c’è da siglare la nuova convenzione con il Comune, vero e proprio snodo per capire quale sarà il futuro del polo museale di via De Magri. Può mai firmarla un presidente che è dimissionario da cinque mesi? Servono decisioni tempestive, ma non improvvisate.

Se la strada della Triennale si è ormai interrotta, Cassani può scegliere un’alternativa con un presidente che non arrivi necessariamente dal campo artistico. A meno che non ci sia una strategia politica di fondo ed è questo che preoccupa chi ha a cuore il Maga: la tattica di lasciar morire lentamente il museo proprio perché il Comune non riesce a sostenerlo. Sarebbe una sconfitta, non solo per l’amministrazione di centrodestra ma per tutta la città. Un patrimonio che festeggia proprio nel 2016 i cinquant’anni non può essere indotto a spegnersi poco per volta. Ci sono tante idee e progetti che attendono solo il via libera per partire. E per rimettere il Maga al centro, anche senza Triennale.