Ma il Varesotto deve contare molto di più

Cinque anni eccitanti. Cinque eventi di livello assoluto. Cinque successi unanimemente riconosciuti, da tutto il pianeta che rema. Un patrimonio straordinario che non può restare impresso soltanto nelle pagine di storia del canottaggio internazionale.

Quel che Varese è stata capace di realizzare non può finire nell’antro buio del dimenticatoio: qualora accadesse, bisognerebbe perseguire gli autori del misfatto. Perché, dalla fine del 2011 alla prima metà del 2016, il mondo del canottaggio ha imparato a conoscere e amare un territorio che non ha lesinato sforzi né risorse.

La Fisa Coach Conference, l’Europeo, la World Master Regatta, i Mondiali Under 23 e, per finire in tripudio, due tappe della Coppa del Mondo: un’escalation che, senza gli intoppi creati dalla politica – talvolta lungimirante e talvolta miope… – si sarebbe conclusa tagliando il traguardo più ambizioso, quello dei Mondiali “assoluti”. La kermesse più prestigiosa che la Fisa era prontissima ad assegnare.

Ma tutto quel che si è vissuto alla Schiranna non può essere catalogato come un’incompiuta. Né va persa la speranza per il futuro. Perché i grandi eventi hanno definitivamente innalzato il canottaggio al rango di disciplina meglio incastonata nella contea dei laghi e, al pari del ciclismo, più efficace nell’ottica della promozione turistica.

Tutto ciò per dire che nessuno tra gli eletti nel weekend romano della Federazione italiana canottaggio potrà permettersi di prescindere dalla contea dei laghi. Perché qui l’amore per i remi è radicatissimo, perché qui la massa dei praticanti è una quota importantissima dell’intero movimento remiero nazionale, perché qui esiste un know how organizzativo senza pari e perché qui esistono società che sono modelli da imitare.

Non ci interessa sapere chi la spunterà tra Giuseppe Abbagnale (il superfavorito) e Giovanni Miccoli (l’outsider). Ci interessa esclusivamente che il nuovo presidente e i suoi nuovi consiglieri tengano nella massima considerazione il Varesotto, da premiare nei modi più svariati: con la dislocazione di raduni azzurri, con l’assegnazione dei più importanti eventi tricolori, con l’appoggio (totale e non solo di facciata) alle candidature internazionali che – ne siamo convinti – verranno presentate nei prossimi anni, infine con il sostegno (concreto) alle attivissime società locali. Evitando certe scelte e certi atteggiamenti che in passato qualcuno ha messo in alto e che mai dovrebbero far parte dell’operato di chi agisce sotto l’egida di una federazione. A meno che non si sia in cattiva fede…