L’università che cambia insieme al suo territorio

La Prealpina - 22/11/2016

La tradizionale inaugurazione dell’anno accademico della Liuc, ieri mattina a Castellanza, riconferma il legame dell’ateneo varesino con il territorio. Un rapporto stretto, sviluppato attorno a obiettivi alti come la formazione di manager, professionisti e ricercatori, chiamati a costituire la futura classe dirigente che dovrà governare le sfide economiche e sociali dei prossimi anni. Non proprio una passeggiata rispetto ai mutamenti in atto e a quelli che già si profilano. Qui da noi, in tutto il Paese. Forse proprio la consapevolezza della svolta epocale che ci attende ha suscitato l’interesse di autorità, politici, docenti, studenti e persone in qualche modo interessate all’attività della Liuc. Così che il parterre fosse più numeroso di altre volte, quasi che l’aula magna della castellanzese piazza Soldini apparisse insufficiente a contenerli tutti. Consapevolezza della svolta che di sicuro caratterizza da tempo i vertici dell’ateneo, dal presidente Michele Graglia al rettore Federico Visconti, già partecipi di uno sviluppo formativo, imprenditoriale e sociale che, appunto, richiede più avanzate forme di progetti, corsi, contatti, soluzioni universitarie innovative. “Trova il futuro che ti attende” è lo slogan che identifica l’anno accademico appena cominciato. Frase che la dice lunga sui passaggi attuali, su quanto sta accadendo anche nella nostra area, pur sempre e nonostante tutto ad alto tasso manifatturiero. Territorio che si ripropone come trainante nel contesto imprenditoriale lombardo e italiano, teso a governare la trasformazioni determinate dalla cosiddetta Industria 4.0, che gli economisti e gli esperti del settore identificano come la quarta rivoluzione industriale. Per dirla in un altro modo, l’industria che si digitalizza, che diventa intelligente, ha bisogno di dirigenti e tecnici all’altezza. Ed è qui che si pone e si qualifica la Liuc. La presenza ieri mattina di Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico, testimonia quale sia la direzione intrapresa dall’università degli industriali varesini. Calenda con il suo Piano nazionale Industria 4.0, inserito nella legge di Bilancio e pensato per gli imprenditori. Siamo di fronte a una sorta di tsunami che tocca molteplici aspetti dei modelli di produzione e del lavoro. Ma la vera sfida è anche un’altra: che le macchine non finiscano per sostituire in toto le persone, ma che le persone possano lavorare in fabbriche competitive, con macchine che siano a loro complementari. L’università non può tracciare da sola una rotta in questo senso, ma al di là del pragmatismo più volte richiamato negli interventi di ieri può sicuramente realizzare un cambiamento che non sia basato soltanto su nozioni e formule imprenditoriali.