Lugano, imprenditore varesino nei guai

La Prealpina - 29/03/2017

Sono anni che da queste pagine si denuncia il dumping salariale in Canton Ticino. Vale a dire quel fenomeno per cui gli imprenditori, specialmente italiani, che aprono un’azienda al di là del confine, tendono ad assumere frontalieri pagandoli meno di quanto dovuto che, comunque rappresenta una retribuzione più alta di quanto percepirebbero in Italia.

Una situazione, quella dell’economia degli italiani contro altri italiani che, ieri, ha avuto il suo primo epilogo storico in tribunale.

La corte delle Assise correzionali di Lugano ha infatti condannato un “impresario-caporale” di 35 anni di Marchirolo, con una pena di due anni di reclusione, parzialmente sospesa per un periodo di prova di tre anni e al risarcimento dei danni a favore degli ex dipendenti. Vale a dire lavoratori in gran parte frontalieri, ai quali versava uno stipendio fra i 15 e i 20 franchi netti all’ora (da 14 a 19 euro), contro una cifra compresa fra i 23,35 e i 29,95 franchi prevista dal Contratto collettivo nazionale di lavoro dei falegnami del settore dell’edilizia.

Con questo escamotage, l’impresa del Luganese era decisamente più concorrenziale rispetto a chi agiva secondo le norme. Ma, purtroppo per l’imprenditore, gli è piombata addosso la giustizia ticinese. Secondo quanto è stato stimato dagli inquirenti, che lo hanno condannato per usura, il varesino era riuscito a intascarsi, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2015, un indebito profitto di 95.000 franchi. Ora dovrà ridare indietro la somma.