Lucca Camera di commercio con Pisa e Massa

Altra Testata - 07/02/2017

La Camera di commercio prende la strada della costa. Il presidenteGiorgio Bartoli ha ricevuto dalla giunta di corte Campana il mandato di portare avanti la fusione con Massa Carrara e Pisa come ipotesi privilegiata. Una decisione presa nel corso della riunione di giunta dello scorso 20 dicembre, con una delibera passata all’unanimità. Ma dietro l’apparenza si nasconde una divisione netta, al limite della spaccatura, fra le categorie rappresentate dalla Camera di commercio: sia gli industriali che Confartigianato, infatti, avrebbero preferito che Lucca guardasse verso Prato e Pistoia, come già avviene per Confindustria.

Negli ultimi anni il tema dell’accorpamento è stato al centro di molti incontri ed esplorazione più o meno formali. La prima ipotesi fu quella di una partnership con Massa Carrara. Ma senza che dagli apuani arrivasse una risposta chiara. Lucca, allora, cominciò ad esplorare l’unione con Pisa. Che – da parte sua – mostrò più di una resistenza. A scompaginare le carte e a dare una decisa accelerata, è arrivato a fine novembre un decreto legislativo che dà tempo fino a giugno per la presentazione da parte di Unioncamere di una proposta di riorganizzazione. Con alcuni paletti precisi: non più di 60 camere di commercio in Italia e per ognuna non meno di 75.000 imprese iscritte.

Tempi stretti, dunque. E necessità di indicare una proposta per evitare che alla fine siano altri (leggi Unioncamere) a decidere il futuro di Lucca. È stato però sul contenuto della proposta che le opinioni hanno cominciato a divergere in giunta camerale. In sostanza, i due rappresentanti di Assindustria e i due di Confartigianato avrebbe preferito esplorare l’idea di un rapporto con l’interno della Toscana. Ma gli altri cinque rappresentanti hanno indicato come prioritario il rapporto con Pisa e Massa, con le quali fra l’altro i primi contatti erano già stati presi. A indicare questa strada sono stati i rappresentanti di Confcommercio (due), Coldiretti, Confesercenti e Cna. Fra queste categorie, Confcommercio già opera in regime unico fra Lucca e Massa Carrara, mentre Confercenti è strutturata sulla Toscana Nord, cioè dal litorale apuano fino a Livorno.

La nuova maxi Camera di commercio avrebbe 132.000 imprese iscritte: 52.000 da Lucca, 53.000 da Pisa e 27.000 da Massa Carrara. Potrebbe contare poi – come si spiega nella delibera della giunta – su «un territorio dotato di importanti infrastrutture logistiche» e sarebbe dotata «di adeguate dotazioni sia economiche che infrastrutturali quali un forte liquidità, un bilancio complessivo in equilibrio, la proprietà del secondo polo tecnologico regionale e partecipazioni di rilievo in Toscana aeroporti».

La “trattativa” fra le tre camere di commercio dovrà ora proseguire per stabilire non solo un percorso di razionalizzazione, ma anche elementi come la sede principale, la denominazione e il modello organizzativo per i dipendenti. Tuttavia, ci sono due incognite. La prima è legata al fatto che la proposta deve essere inserita all’interno di un quadro nazionale dove, come detto prima, ci sono paletti rigidi ma anche alcune eccezioni (rimangono ad esempio autonome le camere di commercio delle città metropolitane e delle province autonome): questo potrebbe far sì che alla fine in Toscana non ci siano cinque camere di commercio come immaginato (cioè Firenze, Prato-Pistoia, Arezzo-Siena, Lucca-Massa-Pisa e quella già realizzata di Livorno-Grosseto),

ma un numero minore con accorpamenti più ampi.

Il secondo punto interrogativo sta nel ricorso alla Corte costituzionale presentato contro la riforma dalla Regione Toscana. Se la consulta dovesse accoglierlo, la partita potrebbe completamente riaprirsi.