Luca Spada: Ho pianto, ma ora si riparte

Indossa la felpa della sua Eolo, azienda di telecomunicazioni e servizi internet fondata quasi vent’anni fa, per la prima conferenza stampa da uomo libero. Perché tale è da ieri mattina Luca Spada, amministratore delegato della Spa, dopo una settimana da incubo passata agli arresti domiciliari. La scelta dell’abbigliamento ha un significato forte, identitario, «perché questa vicenda incredibile e dolorosa mi ha comunque consegnato un moto d’affetto che non mi aspettavo e mi ha ridato energia», dice sorridente dal quartier generale dell’azienda, affacciata sul Sempione. «Ho ritrovato la carica e ciò che è accaduto non frena affatto il piano di investimento da 300 milioni di euro previsto nei prossimi tre anni, l’espansione al Sud e i progetti di assunzioni. Io di certo vado avanti a testa alta nel mio cammino».

Accuse prive di senso

Ciò che preme all’imprenditore è fare chiarezza sui motivi che «per una settimana mi hanno privato del bene più grande che ha un individuo, ovvero la libertà personale». Furto e truffa ai danni dello Stato lo hanno costretto agli arresti, «ma sono capi d’imputazione privi di senso», afferma con accanto il suo legale Mario Zanchetti. «Intanto vorrei spiegare, e lo potrebbe fare un semplice laureando, che una frequenza radio non si può rubare: lo spettro elettromagnetico è gestito dallo Stato, semmai Eolo si può al massimo sintonizzare». E rispetto alla truffa, «anche in questo caso non c’è fondamento tecnico perché un’onda radio passa dallo spettro ma non lo danneggia, né gli fa perdere valore. Per chi fa questo mestiere si tratta di banalità». Eppure «è su questi elementi che il signor Davide Rota, amministratore delegato di Linkem, mi ha denunciato due anni fa». Rispetto al suo accusatore, Spada mantiene un freddo distacco emotivo. Certo valuterà «se esistano estremi per rivalersi alla chiusura del procedimento». E si limita a precisare: «Fra concorrenti di solito non si gioca su questi piani, ma sulla qualità dei servizi».

Fedele allo Stato

Nelle sue dichiarazioni non c’è mai una parola astiosa neppure nei confronti di chi l’ha indagato e di chi l’ha fatto arrestare: «Continuo ad essere fiducioso nella giustizia e nello Stato». Una parola, quest’ultima, che ripete ossessivamente: «La cosa che più mi indigna è che si possa solo pensare che io abbia danneggiato il mio Paese, quando ritengo che Eolo sia sempre stata non solo rispettosa dello Stato, ma una risorsa per l’ intera nazione». E insiste: «In 25 anni di lavoro ho pagato tasse per decine di milioni di euro e, soprattutto, ho cercato di creare tante cose per migliorare il mio Paese, attraverso nuovi servizi ai cittadini, portando internet dove non arrivava, vincendo bandi pubblici, continuando a vivere in Italia, a lavorare in Italia, a non avere beni all’estero, a fornirmi il più possibile da aziende nazionali. Per questo le accuse che mi hanno rivolto pesavano come macigni».

Lacrime e conforto

Eppure, «in questa difficile settimana», qualcosa di positivo è emerso. «Mi riferisco alle centinaia di messaggi di amicizia, stima e vicinanza giunti attraverso l’hastag #iostoconluca. Non potendo comunicare con l’esterno, leggevo i commenti che le persone pubblicavano su Facebook e mi mettevo a piangere». Passata la tempesta – «anche se all’inizio il sentimento ha vacillato» – Spada ribadisce: «Amo ancora l’Italia, voglio continuare a fare impresa qui, anche se per i miei soci americani non è facile comprendere quello che sta accadendo». Ma il futuro è già fissato: «Eolo crescerà ancora». La settimana ai domiciliari resterà un’esperienza di vita: «Mi è pesato il non poter essere libero di muovermi e ho passato ore sulla cyclette non potendo uscire a correre. E poi mio figlio mi ha insegnato a giocare a Fortnite con la Playstation».

Non ci sono più le esigenze cautelari

La decisione del gip Piera Bossi è arrivata ieri mattina. Accolto il parere favorevole espresso dalla procura sabato scorso, il giudice ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari che il martedì precedente aveva colpito il manager Luca Spada. Le ragioni sono chiare e semplici. La prima è la cessazione delle esigenze cautelari alla luce delle dichiarazioni ammissive rese dall’amministratore delegato di Eolo in sede di interrogatorio di garanzia.

La seconda è la cessazione dell’utilizzo delle bande finite al centro dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Nicola Rossato. Ora la procura porterà a termine l’iter procedurale arrivando così alla definizione del fascicolo. La vicenda potrebbe terminare con una richiesta di archiviazione come in un avviso di chiusura delle indagini, preludio di una richiesta di rinvio a giudizio.

Al momento non è possibile ipotizzare nulla. Difeso dal professor Mario Zanchetti, in ogni caso il manager è convinto di aver chiuso ogni conto con il pagamento della sanzione di 100mila euro.