L’Ottocento e la riscoperta del Sacro Monte La bellezza che diventa meta dei viaggiatori

La Provincia Varese - 27/02/2017

All’inizio dell’Ottocento, fra i luoghi-simbolo dei grandi viaggiatori che percorrono l’Italia attraverso le tappe di un itinerario culturale e sentimentale, c’è anche il Sacro Monte di Varese. Intellettuali, aristocratici, ricchi borghesi di tutta Europa, come ai tempi del Grand Tour, invadono l’Italia desiderosi di sole, luce, arte. Viaggi di piacere e di istruzione. Spesso, accanto alle mete classiche come la Galleria degli Uffizi, la Roma archeologica, le rovine di Pompei, si trovano immagini dipinte, disegni, fotografie che ritraggono anche centri minori e ignorati dai viaggiatori del Seicento. I Sacri Monti, grazie alla riscoperta e al rinnovato interesse per la storia delle origini, sono fra le mete più frequentate. È così anche per il nostro: le Cappelle e il panorama che dalla cima del monte “toglie il respiro” agli illustri visitatori per la sua bellezza, vengono largamente riprodotte nei dipinti e nei taccuini di viaggio. Il fenomeno cambierà di segno la natura della frequentazione dei Sacri Monti: dal viaggio prevalentemente compiuto da pellegrini spinti da motivazioni religiose, dall’Ottocento anche grazie all’impulso della letteratura di viaggio sono frequenti i viaggiatori stranieri colti, nobili e ricchi a subire il fascino dell’attrazione per questi luoghi con un approccio più laico, con una sensibilità romantica da Sturm und Drang. Tra gli architetti che visitarono il Sacro Monte di Varese, soprattutto tedeschi, ma non solo, va ricordato anche Louis Hippolyte Lebas (1782-1867): uno dei principali architetti del XIX secolo francese. È conosciuto soprattutto per la sua carriera di architetto ufficiale nella Francia post-rivoluzionaria. Allievo di Vaudoyer, Percier e Fontaine, diresse a Parigi uno degli atelier di architettura più importanti che ha il suo vertice nel progetto per la chiesa di Notre Dame de Lorette e per la prigione di La Petite Roquette, edifici pubblici che meglio di altri denotano il suo raffinato gusto per l’antico declinato in chiave moderna. Meno conosciuta invece la sua carriera accademica, con un corso di storia dell’architettura alla ecole Des Beaux Art di Parigi tenuto dal 1840 al 1856. Resterà poi titolare della cattedra di Storia dell’Architettura fino alla riforma della scuola (1863) senza tuttavia tenere lezioni. Il viaggio in Italia Il primo viaggio lo fece tra il 1803 e il 1804. Visitò Roma e Firenze. Negli anni 1806-1808 affronta il suo secondo viaggio. Questa volta visita Torino, Bologna, Firenze, di nuovo Roma. E ancora: nel 1811 al seguito degli Ussari di Murat torna in Italia. Durante i soggiorni italiani, raccoglie nei taccuini di viaggio più di trecento fra disegni e acquarelli di edifici e particolari architettonici con forti elementi classici (un intero taccuino è dedicato ai monumenti antichi del Cicolano), che negli anni dell’insegnamento utilizzerà come materiale didattico nel corso delle sue lezioni di storia dell’architettura. Visiterà anche il Sacro Monte di Varese,che consacra in due tavole di piccolo formato (20,1cm x 24,7 cm) oggi in collezione privata, con i rilievi architettonici delle facciate e le relative planimetrie delle cappelle. Pur con qualche differenza rispetto al dato reale rappresentano, dopo le incisioni seicentesche, un interessante materiale di studio per ricostruire la fortuna critica del Sacro Monte di Varese.