Londra, Venezia, Varese Capolavori di Sean Scully “colorano” Villa Panza

Londra, Venezia, Varese. Non si tratta di un accostamento azzardato pensando a Villa Panza. In contemporanea, infatti, con la mostra alla National Gallery di Londra e con l’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, l’artista americano, di origini irlandesi, Sean Scully porta a Biumo Superiore fino al 6 gennaio prossimo ottanta lavori realizzati fra 1970 e l’inizio di quest’anno e raccolti nell’esposizione “Long light”. Dipinti, carte, fotografie, sculture, installazioni, video – legati dal comune denominatore di fessure e linee verticali e orizzontali in cui la luce gioca con l’ombra – di uno tra i fondamentali interpreti della scena artistica contemporanea. Ancora una volta Varese – e ancora una volta grazie al Fai e ai suoi partner tra cui, ultima arrivata proprio in occasione di questa mostra, Sky Arte- sulla scena internazionale. Ma la città se ne accorge? «Molto è cambiato rispetto agli anni addietro, la consapevolezza è cresciuta» hanno assicurato il sindaco Davide Galimberti, l’assessore alla cultura Roberto Cecchi e il vicepresidente esecutivo del Fondo ambiente italiano, Marco Magnifico al vernissage di ieri mattina. Con il primo cittadino che ha ricordato la crescita culturale di Varese documentata anche dal prossimo arrivo della mostra dedicata a Guttuso. L’assessore che ha magnificato l’iniziativa per l’armonizzazione tra opere e villa e ricorda che «se cresce Villa Panza, cresce anche Varese». Magnifico ha rilanciato: «Avere Cecchi come assessore è un grande vantaggio per la città. Oggi la collaborazione con Palazzo Estense è totale». Una lancia spezzata in favore dei rapporti – in passato più tesi, oggi decisamente più sereni – fra il responsabile della Cultura a Palazzo Estense e parte della sua stessa maggioranza. Sembrano lontani, dunque, i tempi – eravamo ancora a fine Novecento- in cui l’Amministrazione comunale discuteva sul valore dell’arte contemporanea, finendo con il rinunciare alla collezione del conte Giuseppe Panza. «Villa Panza è molto raffinata e rappresenta un periodo della storia dell’arte che è elevato, severo o ovviamente minimale» ha confidato Scully alla curatrice dell’esposizione, Anna Bernardini, che l’ha ordinata «seguendo un percorso cronologico e tematico che focalizza alcuni momenti fondamentali della sua ricerca. La sua poetica, espressiva e minimalista al tempo stesso e la sua indagine sul colore e la luce si sposano perfettamente con la sensibilità etica ed estetica di Giuseppe Panza in una sorta di affinità elettiva». A cominciare dalla serra o giardino d’inverno, per la prima volta utilizzata all’interno del percorso espositivo grazie all’inedito, coloratissimo site specific “a finestre” – altro tema caro a Scully- donato dall’artista al Fai e che entra perciò a far parte della collezione permanente, di mostra in mostra sempre più ricca.