Lombardia al top nell’export grazie a «big» e Pmi hi-tech

Sole 24 Ore - 24/05/2016

Il doppio. La miglior sintesi della capacità competitiva dell’aerospazio lombardo è nei valori dell’export, raddoppiati rispetto al periodo pre-crisi. Una performance superiore di 20 punti percentuali rispetto a quanto realizzato dal comparto nel resto d’Italia, di 70 se il confronto è con la media dell’export nazionale, lievitato nello stesso periodo del 25%.
Oltre un terzo delle vendite oltreconfine italiane di aerei, elicotteri, satelliti e relativa componentistica proviene dal distretto lombardo, che vede nella provincia di Varese il proprio cuore produttivo. Sviluppato attorno ai grandi player nazionali del polo Finmeccanica (ora Leonardo), con Alenia-Aermacchi, Agusta Westland e Selex Es (ora divisioni di Leonardo-Finmeccanica) a fungere da trampolino verso i mercati globali.
Il settore ha saputo trovare un momento di sintesi e coordinamento nel distretto aerospaziale lombardo (dal 2014 Aerospace cluster), aggregazione nata nel 2009 e ora in grado di raccogliere oltre 80 soci che collaborano per iniziative strategiche legate alla ricerca, allo sviluppo, alla penetrazione commerciale oltreconfine. Un distretto capace di produrre beni per 4,6 miliardi di euro, con 220 aziende che danno lavoro a quasi 16mila addetti, in parte inseriti nella rete locale delle Pmi. Agganciate alla filiera Leonardo-Finmeccanica (6.700 addetti in Regione tra produzione di elicotteri, velivoli, sistemi di difesa, sicurezza, avionici e spaziali) ma in grado di conquistare spazi crescenti anche oltreconfine, spesso con commesse prestigiose.
I sistemi di missione dell’F35, ad esempio, vengono prodotti per tutto il mondo da Aerea a Turate, alle porte di Milano, nel quadro di una commessa che vale un miliardo di dollari in 20 anni. «Ogni lotto – chiarisce il presidente Silvano Mantovani – viene comunque messo in gara, noi dobbiamo essere in grado di dimostrare di volta in volta le nostre capacità».
Anche per questo l’azienda, che dispone di ordini in grado di saturare più di due anni di produzione, arrivata al nuovo record di ricavi, ha investito 60 milioni per un nuovo sito produttivo, in grado di ospitare fino a 250 addetti, 100 in più rispetto ad oggi.
Crescita continua anche per la varesina Secondo Mona (altro socio fondatore del cluster come Aerea), azienda di componentistica hi-tech che ha continuato a svilupparsi a dispetto della crisi grazie soprattutto a nuove commesse ricevute dai big mondiali del comparto.
«Dopo Boeing – spiega l’imprenditrice Claudia Mona – anche Airbus ci ha scelto per alcuni componenti dei carrelli di atterraggio: questo non solo è importante in termini di ricavi ma è soprattutto un riconoscimento alla nostra qualità».
Alle aziende consolidate (Aerea è nata nel 1927, Secondo Mona oltre un secolo fa) si aggiungono per fortuna anche nuove realtà, come D-Orbit, nata nel 2011 ma già sul mercato con i propri sistemi di decommissioning per satelliti. L’azienda, che si è aggiudicata un finanziamento Ue da due milioni nel programma Horizon, è già arrivata a 32 addetti con nuovi innesti previsti a breve. «I primi contratti sono già stati firmati – spiega il fondatore Luca Rossettini – e siamo in trattativa per ordini da una decina di milioni. Ecco perché nei 250 metri quadri attuali non ci stiamo più, stiamo traslocando in una sede dieci volte più grande».
L’orizzonte non è però del tutto sgombro da nubi. Frenata dei Paesi emergenti, rallentamento della richiesta di elicotteri del comparto Oil&Gas, contrazione dei budget militari nel mondo occidentale rappresentano incognite rilevanti dal lato della domanda, mentre su base nazionale a preoccupare numerose Pmi del distretto è il riassetto di Leonardo-Finmeccanica, con le ex-società operative diventate ora divisioni.
Lentezza nelle decisioni, blocco degli ordini, pagamenti differiti anche oltre i 180 giorni sono alcuni dei temi sollevati da numerose imprese. Tra le più strutturate, c’è chi ipotizza uno stop delle forniture, «per non mettere a rischio l’equilibrio finanziario e la continuità aziendale». «Noi fatturiamo una manciata di milioni – aggiunge un imprenditore – e avere svariate centinaia di migliaia di euro di arretrati è un serio problema, anche le banche ormai faticano a scontare queste fatture». «Qui sul territorio – aggiunge un altro partner del distretto – ormai nessuno decide più nulla».