Lo street food nutre l’economia

Dal panino preso al volo fuori dalla discoteca, all’organizzazione di veri e propri festival dove si può assaggiare di tutto: dall’antipasto al dolce. Dal prodotto locale a quello caratteristico dell’altra parte del mondo. Lo street food è una delle mode alimentari del momento. Lo confermano anche i numeri dell’economia: tra sedi di impresa e localizzazioni, sono quasi tremila le attività specializzate in Italia di cui oltre 400 in Lombardia. Lo dicono i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano, estrapolando i numeri del Registro delle imprese.

Nella mole di dati forniti dall’ente camerale, la provincia di Varese spicca per la sua crescita: in cinque anni si è passati da 11 a 30 imprese, pari a un +172,7%. Con questo numero totale, Varese si piazza soltanto dietro a Milano e tallona Monza Brianza (41 imprese) e Brescia (30). Il Varesotto, invece, fa peggio della media nazionale e regionale per le categorie alla guida delle varie imprese di street food. Stranieri, giovani e donne, vale a dire gli altri numeri nazionali sono alla guida delle imprese il 7%, 14% e 21%, contro una media percentuale nazionale del 12%, 21% e 28% (19%, 19%, 25% in Lombardia).

«Ben venga il commercio e la concorrenza, ma con regole uguali e da rispettare». Non è tutto rose e fiori il giudizio di Antonella Zambelli, rappresentante varesina nell’organismo nazionale di Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio sul fenomeno dello street food: «Quando nel commercio si avvia una nuova attività – afferma Zambelli – siamo tutti soddisfatti, il mercato è aperto, ci mancherebbe. Tuttavia chiedo che vengano fatte rispettare meglio le regole. Perché a oggi, questo tipo di attività a somministrazione di alimenti non assistita, segue delle normative interpretabili e non sempre chiare. Un esempio: lo street food, a mio avviso, dovrebbe essere caratterizzato dall’acquisto di un prodotto e dalla consumazione in piedi o andando altrove. Se, invece, si piazzano dei tavolini, si offre la pietanza in un piatto e si danno altri servizi ai clienti, quello mi sembra più un commercio vero e proprio. E poi, gli esercizi pubblici hanno normative igieniche molto stringenti che, secondo me, dovrebbero essere accomunate anche agli ambulanti. Invece, le leggi sono molto vaghe e interpretative». Insomma, come già avvenuto con le sagre e le feste di paese, non è escluso che, visto il boom dello street food, il legislatore non possa arrivare a normare in modo più stringente un’attività in grandissima crescita.

Così ex dipendenti della ristorazione si reinventano

A Palermo fanno i cannoli, in Umbria domina la porchetta mentre a Varese sono nate imprese di cibo da strada che preparano ravioli e dolci. Spesso ad avviare le imprese di street food sono ex dipendenti della ristorazione che vogliono mettersi in proprio. Ma c’è anche chi un’impresa ce l’ha già, conducendo una pasticceria, un locale, un ristorante e decide di mettersi in gioco, provando la strada del cibo di strada. E così, tra 2014 e 2019, le aziende del settore dello street food sono aumentate del 48.8% a livello nazionale e del 96.3% in Lombardia. Numeri impressionanti, che altri comparti vedono col binocolo. Certo, si tratta di una nicchia, con in testa le rosticcerie e le friggitorie di piccole imprese, in cui però lavorano quasi 4.500 addetti in Italia, il 12.5% dei quali (circa 500) in imprese lombarde.

Roma e Milano sono prime per attività, con circa 200 ciascuna, seguite da Lecce (133), Torino (131) e Napoli (98). Per crescita percentuale in cinque anni si distinguono Sondrio (da 1 a 8 imprese), Reggio Calabria (da 5 a 17 imprese +240%), Lodi (da 4 a 12 imprese +200) e Varese (da 11 a 30 imprese +172,7%) anche se è Milano il territorio dove in numero assoluto le imprese crescono di più, circa 100 attività in più dal 2014, +109%.

Il settore vale 19 milioni in Italia, di cui oltre 3 milioni fra Campania e Emilia Romagna, oltre 2 milioni in Lazio, in Sicilia e in Lombardia. «Registriamo una crescita – commenta Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano – sia nel comparto più tradizionale che nella ristorazione straniera. È un fattore di interesse crescente anche per i turisti che possono sempre più facilmente provare diversi sapori e specialità».