Busto Arsizio PalaGhiaccio – Lo scheletro verrà trasformato provando a limitare lo spreco

Nel poderoso progetto che mira al rilancio del Campus sportivo di Beata Giuliana, si è dovuta superare una zavorra che è sotto gli occhi tutti. Si tratta dell’ex Palaghiaccio, per meglio dire dello scheletro murario rimasto incompiuto e che – come si era compreso ormai da tempo – non arriverà mai a completamento. Da qui la scelta di convertirlo ad altre funzioni. Così, se l’ipotesi di una sua trasformazione in Palaginnastica era tramontata per via delle altezze non consone alla disciplina (tanto che si farà un impianto nuovo di zecca a pochi metri), anche al momento di valutare il rilancio di un Palaghiaccio, si è deciso di progettarne un altro da zero, disposto perpendicolarmente allo scheletro, più grande, moderno, con mille posti a sedere, affiancato da foresteria e, soprattutto, chiuso su ogni lato.

Già, perché anche i nuovi tecnici che hanno ripreso in mano la proposta, hanno giudicato in quelle due pareti lasciate aperte il vero grande limite del vecchio progetto. Chi lo ideò, pensava a un più facile mantenimento della pista nella stagione fredda e alla conversione in area eventi ventilata in quella calda. Peccato però che una soluzione «né carne né pesce» avrebbe creato problemi di gestione e sostenibilità economica enormi.

Problema che non è venuto meno e ha indotto a mettere in previsione un Palaghiaccio completamente nuovo.

Da qui, però, l’altro enigma: che fare di quella struttura ormai costruita e costata già circa un milione e mezzo di euro? Abbatterla sarebbe comodo, ma creerebbe un danno erariale. Da qui l’idea di trasformarla, salvando il salvabile, nella consapevolezza che lo spreco è stato fatto e che ormai si tratta esclusivamente di limitarlo. Così, nella nuova elaborazione, l’incompiuta è stata riadatta in questa maniera: sul lato destro (guardando l’impianto dal Sempione) ci saranno due piani di uffici e sedi associative per le attività gestionali interne ma con la possibilità di ospitare associazioni esterne per riunioni e piccoli eventi; la zona centrale dello scheletro diverrà invece un passaggio dal parcheggio a due piani (che verrà realizzato proprio lì di fronte) al cuore dei futuri impianti sportivi, creando una sorta di piazzetta eventi da 800 metri quadri (coperta dall’attuale tetto) contornata da una parete tipo palestra di roccia, in modo da introdurre un’altra possibile pratica sportiva nel contesto. Infine sul lato sinistro ci sarà una piccola porzione dell’antica vocazione: visto che il nuovo Palaghiaccio sorgerà proprio a contatto con quell’angolo di struttura – diviso dall’ampio salone per il noleggio dei pattini – si è scelto di collegare la pista ghiacciata principale con un secondo spazio ludico o per gli allenamenti (da poco più di mille metri quadri) che s’infilerà sotto lo scheletro e sarà affiancato da un ristorante. Il ristorante sul ghiaccio, appunto, nel senso che pista e tavoli saranno sullo stesso livello e separati solo da un sistema di taglio d’aria che – garantiscono gli esperti – sarà capace di dotare ciascuno dei due ambiti della temperatura necessaria. Questo è quanto si proverà a fare per dare un senso all’altrimenti inutile incompiuta.

«Ecco perché vorremmo investire»

Nonostante il peso economico di un intervento da almeno 18 milioni di euro (più i 4,5 comunali per fare il Palaginnastica) e nonostante i fallimenti precedenti e le tante incognite che accompagnano le prospettive del Campus sportivo, c’è chi comunque ha intenzione di investire. Lo ha spiegato nei giorni scorsi Stefano Pierboni, direttore generale di quella Noka Service che è fra le principali realtà promotrici della proposta di project financing che il Comune sta valutando con interesse: «La nostra azienda – ha spiegato – era già stata avvicinata dai primi operatori che ipotizzarono il Palaghiaccio per valutare la questione energetica, in cui siamo specializzati». Tramontata quell’ipotesi, alla Noka non hanno mai smesso di studiare un nuovo intervento, stavolta diretto, trovando i partner giusti. «La lunga valutazione complessiva dell’iniziativa di cui avevamo esaminato solo una parte- ha aggiunto Pierboni – ci ha portato a ritenere che si tratti di un percorso con prospettive interessanti. Le caratteristiche giuste ci sono, si trattava di trovare partner adeguati sia nello sviluppo dei singoli comparti, sia nella successiva gestione. Ora abbiamo trovato una quadra e presentato la proposta, pronti ovviamente a candidarci alla successiva gara di affidamento». Nel piano di sostenibilità che accompagna le bozze progettuali sono dunque indicati tutti gli elementi in grado di far funzionare la novità, «nella consapevolezza che l’assegnazione delle Olimpiadi 2026 a Milano e Cortina è un elemento in più che rafforza la volontà di continuare a investire nella direzione presa».