Lo scalo è area di crisi Regione e Governo intervengano subito

La Prealpina - 21/10/2020

«Gli hotel intorno a Malpensa che provano a riaprire e a riprendere la loro attività ma che, nel giro di qualche settimana, decidono poi di chiudere di nuovo, ci lasciano con il fiato sospeso e fortemente preoccupati». Livio Muratore, segretario provinciale Filcams Cgil, non nasconde l’apprensione, sua e delle persone che lavorano negli hotel distribuiti nell’area intorno
allo scalo della brughiera. Tra camerieri, cuochi, addetti alle pulizie, receptionist si tratta di circa un migliaio di addetti che ora hanno un
gigantesco punto interrogativo sul loro futuro. Al momento sono praticamente tutti in cassa integrazione: qualcuno può contare su alcune ore settimanali di lavoro, altri invece si ritrovano a casa, con il proprio hotel chiuso da settimane se non da mesi.
«A settembre – continua Muratore – abbiamo visto alcuni hotel riaprire e abbiamo iniziato a credere, così come i titolari, che qualcosa potesse
muoversi. Invece ora ci ritroviamo con quelle stesse strutture che chiuderanno a breve di nuovo i battenti. Ora il governo ha garantito nuovi
finanziamenti per la cassa integrazione, almeno fino a fine anno. Ma incombe lo stop al blocco dei licenziamenti. E senza clienti , la riduzione
del personale è dietro l’angolo». Guardando in faccia alla realtà, le prospettive per il settore alberghiero varesino aeroportuale non
sono delle migliori. «Sono tutte strutture che vivono grazie ai passeggeri di Malpensa – sintetizza Muratore – Ora lo scalo è ad attività ridotta e la ripresa sarà molto lenta. Se i temi del vaccino e delle autorizzazioni ai viaggi dovessero allungarsi sarà un disastro per i lavoratori.
È quanto mai importante che Regione e governo intervengano considerando Malpensa come un’area di crisi a sè, che ha bisogno di interventi specifici. È l’unica via di uscita per dare una speranza a tutto l’indotto dell’area.»