Livingston, le cause del crack

La Prealpina - 12/09/2017

Un tempo era un modello di charter da imitare, oggi invece Livingston non esiste più. Ciò che resta della compagnia aerea è lo stralcio dibattimentale del filone principale del processo sul crack.

Alla sbarra i cinque imputati che scelsero di difendersi davanti al collegio presieduto da Maria Greca Zoncu, rinunciando a riti alternativi. Alla sbarra a vario titolo Giovanni Sebastiano, Bruno Colombo, Massimo Cassano, Rocco Palmisano e Angelo Valia. L’istruttoria è in pieno svolgimento, il 19 ottobre verranno esauriti i testi dell’accusa. Ciò che è certo è che l’ex presidente Massimo Ferrero – tutt’ora patron della Sampadoria – ha patteggiato a suo tempo. C’erano voluti innumerevoli rinvii, ma a sei anni dal commissariamento della compagnia aerea Livingston il Viperetta chiuse i conti per la bancarotta di cui era accusato. Il gup bustese Luca Labianca accolse l’applicazione di un anno e dieci mesi di pena comprensivo di un risarcimento da 850mila euro. Cifra neppure esorbitante se paragonata all’emorragia finanziaria contestata: 9 milioni e mezzo che dalla società di Cardano al Campo sarebbero confluiti nell’azienda di produzione cinematografica di Ferrero.

L’avvocato Luca Ponti si disse soddisfatto del risultato: «La richiesta di patteggiamento, così come auspicato da noi legali, è stata favorevolmente accolta dal tribunale di Busto Arsizio, che ha ritenuto prevalenti le attenuanti generiche a dimostrazione del fatto che Ferrero ha avuto un ruolo assolutamente marginale nell’operazione Livingston».

Nel frattempo il fallimento civile è stato scongiurato l’anno scorso, con l’omologazione del concordato preventivo davanti al giudice di Busto Arsizio Marco Lualdi.

Quindi la società è andata in liquidazione e i vari crediti sono stati onorati in base a quanto disposto all’interno dell’accordo varato dal tribunale. Quindi restano da accertare le responsabilità penali degli ultimi rimasti, per così dire, l’accusa è affidata al pubblico ministero Rosaria Stagnaro.

La vicenda giudiziaria del vettore, commissariato nel settembre del 2010 per il crack che lasciò a terra gli aerei pieni di passegger, è nota. Secondo il pubblico ministero Pasquale Addesso, che all’epoca coordinò le indagini della guardia di finanza, ci sarebbero state evidenti distrazioni di fondi dalle casse societarie, svuotate a tal punto da non avere più la liquidità necessaria a mettere in pista gli aerei, sebbene la clientela non mancasse. Il tracollo di Livingston trascinò da un giorno all’altro cinquecento lavoratori in cassa integrazione e per questo ebbe un grosso impatto anche mediatico su tutto il territorio.