Livingston, concordato a rischio

La Prealpina - 07/11/2016

Fallimento scongiurato. O almeno così sembrava lo scorso 13 luglio, quando il tribunale di Busto Arsizio omologò il concordato preventivo proposto dal presidente di New Livingston, Riccardo Toto, e nominò il liquidatore giudiziale incaricato di interfacciarsi con i creditori.

E invece Inps e Agenzia delle entrate hanno presentato reclamo in Corte d’appello, rimettendo tutto ancora una volta in discussione. L’udienza si terrà giovedì prossimo al Palagiustizia di Milano e se l’esito fosse negativo le conseguenze sarebbero difficilmente preventivabili. I lavoratori – 170 tra assistenti di volo, piloti e personale di terra – vivono da giorni con apprensione e sperano che il reclamo venga respinto. Vantano infatti ancora stipendi arretrati, tfr e liquidazione che – in base al piano concordatario indicato dall’azienda e ponderato con estrema attenzione dal commissario giudiziale Oliviero Tessera – riceveranno in una quota superiore al 90 per cento. Anzi, se Inps e Agenzie dell’entrate non si fossero opposti, probabilmente li avrebbero già ricevuti. E invece è tutto congelato in attesa che la Corte d’appello si esprima. Perché fino a quando il decreto di omologazione non passa in giudicato, i pagamenti ai creditori non si possono eseguire.

E dire che su un conto vincolato – pronti soltanto per essere usati – ci sono ben 4 milioni e 700mila euro, ovvero il 50 per cento dei crediti che la compagnia doveva riscuotere da più soggetti – tra cui la Regione Sardegna – e di cui lui la proprietà si è fatto carico. La famiglia Toto è intervenuta non soltanto su questa prima tranche di crediti, ma anche su un altro pacchetto da un milione e mezzo di euro definito di difficile esigibilità e su un altro milione per i chirografari. In altre parole, si è esposta in prima persona e di tasca propria con un impegno finanziario notevole per evitare il fallimento e dunque chiudere con onore una storia imprenditoriale sfortunata. Com’è noto, infatti, il giovane imprenditore abruzzese riportò in cielo la storica e prestigiosa compagnia charter di Cardano al Campo (la ex Lauda Air), acquisendo l’azienda in commissariamento straordinario dopo la disastrosa parentesi Ferrero. La New Livingston – così come venne ribattezzata – richiamò in servizio quasi la metà dei dipendenti finiti in cassa integrazione per due anni, ma il sogno durò poco. In una nota ufficiale, il 6 ottobre 2014 il vettore cardanese annunciò per la seconda volta in pochi anni la sospensione delle operazioni di volo a tempo indeterminato. Colpa della crisi economica che allora ancora incideva pesantemente sul turismo, della instabilità geopolitica nel Nordafrica che rovinò i piani d’espansione sull’area e della infelice esperienza sarda che portò a uno sfibrante e infruttuoso contenzioso con la Regione per il bando di continuità territoriale sulla rotta Alghero-Roma. Conti alla mano, Toto a malincuore decise di fermarsi prima che fosse troppo tardi. «E’ una scelta di responsabilità chiudere la compagnia aerea senza debiti nei confronti dei dipendenti», disse, assicurando che le spettanze salariali sarebbero state integralmente saldate. Una promessa che avrebbe già mantenuto se non si fossero messe di traverso Inps e Agenzia delle entrate.