«L’Italia muore senza Malpensa»

La Prealpina - 30/05/2020

Un pilastro senza il quale cade tutta la struttura economica e produttiva del Paese. Non è un caso che, dietro le quinte di Ville Ponti dove ieri mattina si è tenuto l’incontro di Riparti Lombardia, iniziativa promossa dall’ufficio presidenza del consiglio regionale, qualcuno abbia detto chiaro e tondo: «L’Italia muore senza Malpensa». Magari non è esattamente così, ma il ruolo dell’aeroporto è sempre più importante e lo dimostrano i numeri pre-Covid con lo scalo in continua crescita e il mercato che trova giovamento dal rapporto con il gigante della brughiera. Eppure adesso a Malpensa non viaggiano più di mille passeggeri al giorno. «È come dire loro di venire a Wuhan».

La reputazione

L’espressione è molto diretta. La dice il responsabile delle relazioni esterne di Sea Claudio Del Bianco. Da qui bisogna partire per ricostruire quella reputation che ora manca a Malpensa come a tutta la Lombardia. Il virus è passato e ha lasciato macerie. Tocca, ora, ricostruire. Ma come? Con pragmatismo. Su questo concetto sono tutti d’accordo. Brillano gli occhi a Francesca Brianza da dietro gli occhiali e nonostante la mascherina ffp che nasconde il suo sorriso. Ma la vicepresidente del consiglio lombardo è nella sua Varese per dire che qui piacciono poco le parole, valgono di più i fatti. Quindi ascolta gli stakeholder e prende appunti. Ora tocca a lei – più ancora del presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi – andare a tirare la giacca al governatore Attilio Fontana perché nel Varesotto vogliono risposte chiare e immediata. Su Malpensa, quindi, basta derby con il governo filo-Alitalia e più forza contrattuale per dare spazio alle cosiddette Zes (zone economiche speciali), antico pallino della Lega rilanciato proprio in questi giorni dal segretario provinciale Matteo Bianchi. Questo può essere un modo per far riprendere a viaggiare l’aeroporto e tutto l’indotto.

Acquisti svizzeri

Secondo tema forte, quello dei frontalieri. Importante salvaguardare i lavoratori che vanno in Svizzera – secondo le stime di Cgil sono più di 30mila che ogni giorno varcano i confini – ma è ancora più decisivo permettere agli svizzeri di entrare in Italia per fare acquisti e per continuare a sostenere le attività nella fascia di confine, altrimenti muoiono.

Tessuto ramificato

Terzo punto, non meno sostanziale, l’occhio di riguardo per le piccole imprese. Specificità della provincia di Varese – come sottolineato dal presidente della Camera di Commercio Fabio Lunghi – è il numero notevole (7 per chilometro quadrato) e la dimensione (il 94% ha meno di nove addetti). Un tessuto ramificato e diffuso che ora si sente lasciato al proprio destino. Per questo l’ente camerale ha già previsto consistenti aiuti ma pure la Regione deve fare la sua parte perché questo è l’humus produttivo che tiene in piedi la Lombardia e la fa primeggiare sul resto d’Italia.

Basta burocrazia

Un po’ di orgoglio non guasta quando si parla di un territorio che lavora e che, in questi giorni, è finito nell’occhio del ciclone mediatico quasi come se i suoi abitanti fossero dei reietti, da rifiutare su tutti gli altri territori. Invece sono proprio loro che permettono alle risorse di girare. E lo possono fare ancora meglio se può essere sconfitto un demone che non ha la stessa virulenza del Covid ma è altrettanto devastante e si chiama burocrazia. Accorato, allora, l’appello del consigliere provinciale Marco Riganti (in rappresentanza del presidente Emanuele Antonelli), imprenditore: «Va riorganizzata tutta la fase degli appalti e dei bandi per poter ripartire più veloci di prima». Alzi la mano chi la pensa come lui? Tutti. Non servono altre parole per dare concretezza a Riparti Lombardia.

La vicepresidente Brianza:«Prima ascolto, poi scelte»

Autorevole il parterre, stuzzicanti le proposte. Ora tocca alla Regione, come si usa dire, fare sintesi e agire. Nel corso della mattinata sono intervenuti al centro congressi di Ville Ponti, riaperto per l’occasione dopo il lungo periodo di lockdown, Roberto Grassi (presidente Univa), Claudio Del Bianco (Sea), Franco Vitella (Confcommercio), Massimo Mastromarino (Comuni italiani di frontiera), Giovanni Cremonesi (Coldiretti), Piero Baggi (Confapi), Frederick Venturi (Federalberghi), Giuseppe Albertini (Aime), Paolo Sessa (delegato Curia), Umberto Colombo (Cgil, Cisl, Uil), Giacomo Brusa (Confagricoltura), Luigi Jemoli (ordini professionali), Luisa Marzoli (ordine commercialisti), i sindaci di Varese Davide Galimberti e di Gallarate Andrea Cassani, Marco Riganti (consigliere provinciali). Hanno partecipato i consiglieri regionali varesini Emanuele Monti (Lega), Samuele Astuti (Pd) e Giacomo Cosentino (Lombardia Ideale).

Al termine dell’incontro è stato redatto un resoconto che entrerà a far parte del documento finale dell’ufficio di presidenza in cui verranno tenuti in considerazione bisogni, richieste e sollecitazioni dei territori lombardi. «Prima l’ascolto, poi le decisioni», ha sintetizzato Brianza. Non resta che attendere (non troppo, però).