L’industria mette il freno «Giù ordini e occupati»

Brusco stop dell’industria lombarda. I risultati relativi al terzo trimestre del 2016 dell’indagine congiunturale sul manifatturiero lombardo di Unioncamere e Confindustria Lombardia mettono in risalto una variazione negativa della produzione industriale (-0,2%), ordini interni piatti (0%) e saldo occupazionale tutt’altro che confortante (-0,2%). Tutti elementi che, se paragonati al trimestre precedente, comportano un generale rallentamento.

L’interruzione di un trend positivo che andava avanti dall’ultimo trimestre del 2015, per dirla con il presidente di Confindustria Lombardia, il varesino Alberto Ribolla, desta «più di un campanello d’allarme». I motivi di preoccupazioni non mancano. La crescita media dei primi tre trimestri del 2016 è pari a +1,3%, ed è inferiore al risultato dello scorso anno (+1,5%). Stesso discorso per le aziende artigiane manifatturiere: anche in questo caso, la crescita media dei primi tre trimestri dell’anno in corso si è fermata a quota +1,1%, mentre nel 2015 si era raggiunta quota +1,3%. Altro elemento su cui riflettere: la cronica debolezza della domanda interna. Già, perché gli ordinativi provenienti dal mercato interno, dopo il calo dello scorso trimestre, si sono stabilizzati sui livelli raggiunti, con una variazione tendenziale che rimane positiva, ma in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti (+1,0%).

Complessivamente, la media dei primi tre trimestri del 2016 si presenta perfettamente allineata con il risultato medio dello scorso anno (+2,1%). Per fortuna, c’è il mercato estero. Gli ordini continuano a crescere (+1,6% la variazione congiunturale), accelerando anche su base annua (+5,7%). Di più, anche la media dei primi tre trimestri risulta in accelerazione rispetto alla media annua del 2015 (+4,5%).

Le imprese artigiane sembrano avvertire in ritardo il raffreddamento della domanda interna registrato nello scorso trimestre dall’industria, registrando un -0,1% rispetto al trimestre precedente e un -0,2% tendenziale. Il nuovo risultato negativo si aggiunge a quello registrato a inizio anno, rendendo negativa la media dei primi tre trimestri del 2016 (-0,1%). Sul versante estero, dal quale il comparto artigiano ricava una quota del fatturato del 6,7% sul totale, i risultati sono ancora positivi crescendo del 2,4% rispetto al trimestre precedente e del 9,1% su base annua. Anche per gli artigiani gli ordini dall’estero nei primi nove mesi del 2016 si presentano in accelerazione rispetto alla media annua dell’anno precedente (+6,0%).

Resta positivo il fatturato che, diversamente dalla produzione, mantiene tassi di crescita significativamente positivi (+2,5% la variazione tendenziale e +0,8 la variazione congiunturale destagionalizzata), probabilmente grazie alla vendita delle scorte accumulate, ipotesi supportata dalla scarsità delle scorte di prodotti finiti per il terzo trimestre. Anche per le aziende artigiane il fatturato registra migliori risultati rispetto alla produzione, con un incremento tendenziale dell’1,7% e una variazione congiunturale praticamente nulla. Infine, sembrano essere esauriti gli effetti positivi degli incentivi con un incremento delle uscite (+1,5%) e una riduzione degli ingressi (+1,4%). In generale, l’occupazione per l’industria presenta un saldo negativo contenuto (-0,2%), mentre il ricorso alla Cig risulta essere in diminuzione.

«La solidità aziendale dal mercato interno»

«In Italia e in Lombardia, senza cercare alibi nella stagionalità storicamente anomala rispetto agli altri trimestri, il rallentamento della produzione, parallelamente allo stallo degli ordini interni, confermano quanto Confindustria Lombardia sostiene da tempo: è giusto puntare sull’internazionalizzazione delle nostre imprese, porsi l’obiettivo di conquistare nuovi mercati e crescere dimensionalmente, ma alla base di questo vi deve essere un mercato interno forte che garantisca solidità alle aziende senza esporle ai rischi di choc esterni non facilmente gestibili». Parole del presidente di Confindustria Lombardia, l’imprenditore varesino Alberto Ribolla (nella foto), che invita il Governo a supportare il mercato interno, «usando la leva del credito e la leva fiscale». E le imprese a non lasciarsi scappare le opportunità rappresentate dal Piano nazionale Industria 4.0, per poi ribadire che «anche in Lombardia c’è molto da lavorare, partendo dai nostri punti di forza: la Lombardia come perno di un grande hub economico e grande regione manifatturiera». A questo proposito, «è imprescindibile rilanciare con forza una grande alleanza tra pubblico e privato per presentare la nostra regione come luogo ideale nel quale insediarsi», ha aggiunto l’ex numero 1 di Univa. Sul fronte occupazione, «nonostante il calo del ricorso alla cassa integrazione per il quarto trimestre consecutivo rappresenti un buon segnale», Ribolla si è detto preoccupato del saldo negativo (-0,2%), frutto, da un lato, della parziale riduzione dello stimolo fiscale per le assunzioni e, dall’altro, anche di una mancanza di fiducia».