L’impresa Bossi dice stop A casa i suoi 32 dipendenti

Aprono cantieri edilizi dal 1885 e sono conosciuti in tutto il Nord Italia, eppure l’impresa di costruzioni Bossi di Gallarate sarà messa in liquidazione. Ieri i vertici aziendali hanno presentato in Tribunale la richiesta di ammissione al concordato preventivo liquidatorio. E, già nei giorni scorsi, avevano aperto le procedure per il licenziamento collettivo di tutti i 32 dipendenti. A loro, che già contavano qualche arretrato negli stipendi, è letteralmente crollato il mondo addosso. E così ieri si sono ritrovati davanti ai cancelli dell’azienda per un presidio di protesta. Sanno perfettamente che non c’è via di uscita, ma quello che chiedono è- almeno – di vedersi pagati gli stipendi di luglio e agosto che, al momento, non sono ancora arrivati sui loro conti correnti. In tutto si tratterebbe di circa 90 mila euro.

«Già due anni fa si erano registrati dei ritardi nel pagamento degli stipendi – spiega Stefano Rizzi della Cgil – Poi, a giugno 2016, è stata aperta la cassa integrazione ordinaria per un dipendente. In seguito è stata chiusa e riaperta una straordinaria. L’azienda, ad aprile di quest’anno, ha chiuso anche la straordinaria di sua iniziativa e, prima dell’estate, ha deciso di avvalersi di consulenti per la stesura del bilancio». E da lì, a quanto sembra, sono emerse le difficoltà. Si parla di un buco di qualche milione di euro che, alla fine, ha portato l’assemblea dei soci – ovvero le famiglie titolari – a decidere per la chiusura. Lo confermano anche i vertici dell’azienda. «La proprietà – spiegano – ha deciso di mettere in liquidazione l’azienda a causa delle ripercussioni della crisi dell’edilizia. Ringraziamo chi ha lavorato con noi, ma abbiamo scelto di interrompere l’attività, viste le condizioni del mercato».

Ora il giudice del Tribunale di Busto Arsizio ha 120 giorni di tempo per verificare i documenti presentati e capire se, ultimando i cantieri in essere, l’azienda possa essere messa in vendita con un bilancio a posto. E infatti è stato chiesto ai dipendenti di continuare a lavorare per completare le opere in corso.

«Noi abbiamo messo come condizione perchè ciò si verifichi – spiega Rizzi – che vengano loro pagate le mensilità di luglio e agosto. Purtroppo la situazione non ha altre vie di uscita, ma su questo punto non è possibile fare marcia indietro». E così oggi ci sarà un nuovo presidio. Dall’azienda ci si sposta in uno di questi cantieri, davanti alla chiesa di Casorate Sempione. E intanto la tensione sale.

«Pronti alla mobilitazione»

 

«Se entro novembre non saranno rinnovati i contratti dell’edilizia sarà proclamata una mobilitazione generale dei lavoratori del settore». A lanciare l’ultimatum alle controparti Ance, Coop, Artigiani, Pmi, sono, in una nota, i sindacati di categoria FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, che hanno dato il via ad una campagna straordinaria di assemblee unitarie, nei cantieri e a livello territoriale, nei mesi di settembre ed ottobre. «A un anno dalla scadenza del contratto nazionale dei lavoratori edili – dichiarano i segretari generali delle tre sigle, Vito Panzarella, Franco Turri, Alessandro Genovesi – c’è l’urgenza di dare una risposta salariale al milione e mezzo di addetti del settore. In questo periodo abbiamo assistito solo ad incontri interlocutori, dove ha prevalso il tatticismo delle imprese ed atteggiamenti dilatori. Tra i punti qualificanti della piattaforma unitaria presentata alle controparti, la creazione di un sistema sanitario integrativo volto a garantire parità di trattamento e tutele reali, oltre che il rafforzamento del sistema previdenziale complementare e del fondo per accompagnare i lavoratori più anziani alla loro meritata pensione, favorendo così anche un ricambio generazionale funzionale alla stessa qualificazione del settore, in particolare guardando alla rigenerazione e alla messa in sicurezza del patrimonio esistente.