L’Export ora tira il freno Lombardia segna -1,6%

Flessione delle esportazioni della Lombardia nel primo trimestre dell’anno. Dopo due anni di crescita, nei primi tre mesi del 2019 l’export regionale ha registrato un calo dell’1,6% su base annua. Stabile il valore delle importazioni, con un incremento dello 0,1% rispetto a un anno fa. Il valore delle esportazioni originate dalla Lombardia nel primo trimestre del 2019 scende a 30,9 miliardi di euro, in calo del 7,6% sul trimestre precedente e dell’1,6% su base annua. Fra le altre regioni del Nord, secondo i dati di Unioncamere Lombardia, fanno meglio l’Emilia Romagna (+5%) e il Veneto (+1,4%), mentre il Piemonte segna un calo del 3,6%.

La contrazione delle esportazioni risulta più intensa verso i Paesi dell’Unione europea (-2,1%) piuttosto che verso i Paesi extra Ue (-0,9%). I flussi di merci verso il mercato comunitario risentono della variazione nulla registrata dalla Germania e dei forti cali di Polonia (-25,8%) e Irlanda (-73,7%). In crescita, invece, l’export verso il Regno Unito (+9,4%), Austria (+4,5%), Grecia (+10,2%) e Francia (+0,8%). Tra i paesi extra Ue i contributi negativi più importanti provengono da Turchia (-22,5%), Iran (-65,7%), Oman (-62,7%), Giappone (-9,5%) e Cina (-4%), mentre i mercati che mostrano incrementi sono Stati Uniti (+4,3%), Canada (+26,8%), Norvegia (+41,3%) e Messico (+18,9%).

I maggiori contributi del trimestre provengono dai prodotti tessili, pelli e accessori (+4,1%) e sostanze e prodotti chimici (+3,1%), mentre sono in calo mezzi di trasporto (-16,1%) e farmaceutica (-16,8%). L’analisi del presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio? «Il calo dell’export regionale, da un lato, è frutto di effetti statistici sfavorevoli – nel primo trimestre 2018 si erano registrati dei picchi eccezionali per i flussi di articoli farmaceutici dalla provincia di Monza-Brianza e di mezzi di trasporto da quella di Varese, poi rapidamente rientrati -; dall’altro, però, non possiamo nascondere che il rallentamento del commercio estero stia avendo ripercussioni negative su un’economia aperta e integrata nelle filiere internazionali come quella lombarda».