L’ex sindaco di Varese è il presidente

Attilio Fontana è il nuovo governatore della Lombardia. Il leader della coalizione di centrodestra è stato eletto con un consenso superiore al 50 per cento. Secondo posto per Giorgio Gori, candidato del centrosinistra. In provincia di Varese la Lega ha quasi raddoppiato i voti rispetto alle elezioni regionali del 2013, mentre il Partito democratico precipita al terzo posto, superato dal Movimento 5 Stelle che tuttavia non è decollato nonostante il buon risultato registrato, sempre domenica, alle politiche.

 

A Fontana le “chiavi”di Palazzo Lombardia

 Al di là di ogni più rosea previsione. Attilio Fontana è il nuovo presidente della Regione Lombardia con un divario inaspettato sul suo più diretto avversario: 50 per cento dei consensi contro il 26 per cento raccolto da Giorgio Gori. Quasi da non credere, di sicuro mai pronosticato dai sondaggi. Così che il primo a esserne sorpreso è proprio lui, il neo governatore lombardo. Si presenta ai giornalisti, che affollano la sala stampa della sede leghista di via Bellerio, soltanto nel tardo pomeriggio, a risultato acquisito. Con lui c’è Paolo Grimoldi, segretario regionale del Carroccio. Ampi sorrisi davanti alla stampa, ma non potrebbe essere diversamente. La scoppola patita da Gori, candidato del centrosinistra, da Dario Violi, rappresentante pentastellato e dagli altri competitori alla presidenza ha un effetto dirompente, ancora più pesante perché inaspettato in queste dimensioni. Che l’ex sindaco di Varese godesse dei favori della vigilia era scontato. Ma cosa abbia determinato un simile exploit appare persino inspiegabile, se non fosse che in Lombardia è la Lega di Matteo Salvini ad aver fatto da traino a Fontana, sceso in pista a corsa avviata e in scia alla clamorosa rinuncia di Roberto Maroni; sconosciuto alla stragrande maggioranza dell’elettorato, il nuovo inquilino dell’ufficio al trentacinquesimo piano di Palazzo Lombardia si è imposto strada facendo per un modo di porsi quasi sottotraccia, eppure di grande efficacia, visto l’esito.

«Ringrazio tutti i miei elettori e coloro che mi sono stati vicini in queste settimane» esordisce il successore di Maroni nel suo primo discorso pubblico da governatore. I giornalisti lo incalzano: quale il primo provvedimento? Ha già pronto la giunta? Quali rapporti con l’opposizione? Brevi le risposte, peraltro precise: guerra alla burocrazia, subito gli asili nido gratis, attenzione ai problemi del lavoro, Pedemontana da terminare, trasporti, sanità, autonomia. Appunto, l’autonomia, tema centrale della fase conclusiva del mandato di Maroni e, a quanto pare, altrettanto decisivo e prioritario per la fase iniziale dell’era Fontana in Regione. «Ha sentito Roberto Maroni» chiede un giornalista. «Certo che sì, pochi minuti fa» è la risposta.

Il governatore uscente non si fa vedere in via Bellerio: non pervenuto ieri, non pervenuto in altri appuntamenti della “sua” Lega. Che cosa succede? Solo un tweet per dichiarare di «essere felice delle vittoria di Attilio Fontana, mio degnissimo successore». E morta lì. Persino Giorgio Gori, il grande sconfitto, è più generoso di Maroni nei commenti: «I risultati non sono definitivi ma abbastanza netti per ammettere la sconfitta. Ho chiamato Fontana per fargli i complimenti. Un’analisi più dettagliata la faremo domani. Sento però di aver fatto la migliore campagna elettorale possibile, con grande energia: non farei nulla di diverso, sono state dette le cose che era giusto dire. Si tratta di una vittoria della Lega in particolare». Poi, prima di salire dal sindaco Giuseppe Sala, a Palazzo Marino, dichiara: «Ho 90 giorni per decidere se rimanere sindaco di Bergamo o andare a fare l’opposizione in Regione. Mi prendo il tempo necessario per decidere che cosa fare, ma non userò tutto il tempo». Anche Dario Violi, candidato grillino, sceglie la diplomazia istituzionale e politica: «Ho chiamato Fontana per fargli l’imbocca al lupo e per dirgli che noi siamo a disposizione». Primo consiglio regionale subito dopo Pasqua. Prima però l’esecutivo. Quali le scelte del centrodestra? «Bisogna capire i rapporti di forza che usciranno dalle urne» taglia corto il neo presidente. Lega dominante rispetto ai partner, rispetto soprattutto a Forza Italia. «La politica si fa coi numeri» avverte il segretario Paolo Grimoldi venendo in soccorso di Fontana. Citazione da Umberto Bossi che di equilibrismi se ne intendeva. Quello che è certo, una simile vittoria senza storia non ammette storie da parte degli sconfitti. Che stavolta non sono solo a sinistra.

Astuti e Brianza, voti record

 

Al debutto nella mischia per il Pirellone sembra aver subito conquistato il titolo di “mister preferenze”. E poco importa, almeno nel suo caso, se il partito a cui appartiene è arrivato terzo e siederà sugli scranni dell’opposizione. Per quanto riguarda le Regionali, in provincia di Varese il vincitore assoluto pare essere Samuele Astuti, sindaco di Malnate e segretario provinciale del Partito democratico: alle 2 di questa notte, nelle 672 sezioni scrutinate su 810 totali della circoscrizione varesotta aveva ottenuto oltre 4mila voti, con un’impennata proprio nella città che amministra.

Le valutazioni sulle preferenze vanno fatte con tutte le cautele del caso, perché a far procedere a rilento l’analisi dei risultati è stato un problema tecnico: in base a quanto emerso, l’intoppo è stato provocato da errori nel caricamento delle preferenze da parte del Ministero dell’Interno, con conseguenti ritardi e modifiche di parecchie ore. Tant’è. Nella classifica provvisoria dei “più amati da varesini e varesotti” al secondo posto si è piazzata la leghista Francesca Brianza, già assessore regionale con delega a Post Expo proprio nella scorsa legislatura (dopo essere entrata in Giunta tre anni fa), e prima ancora sindaco di Venegono Superiore. Brianza – sempre alle 2 di questa notte – era a quota 3.700 preferenze, mentre alla precedente tornata ne aveva avute 1.563.

Sul terzo gradino del podio “temporaneo” è salito infine Luca Marsico, già consigliere regionale azzurro e ora pronto a tornare al suo posto, forte di oltre 2.400 consensi, a fronte dei 4.230 ottenuti nel 2013, quando comunque il Popolo della libertà uscì pressoché alla pari con la Lega Nord (entrambi attorno al 16 per cento). Lontano – per il momento – dal precedente risultato pare anche Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale uscente e stavolta in corsa con la casacca di “Noi con l’Italia – Udc”, con cui nel conteggio provvisorio è arrivato a sfiorare i 2mila consensi: all’epoca in quota Pdl ottenne 5.583 preferenze e prima ancora, alla tornata del 2010, addirittura 14.556. Buoni consensi anche per i leghisti Emanuele Monti e Giuseppe Longhin: il primo per il momento a quota 2.170 (contro i 1.298 definitivi della tornata del 2013), il secondo con circa cinquecento voti meno. A giocarsi una poltrona a suon di schede c’è poi Giacomo Cosentino, ex consigliere comunale del capoluogo e ora nella lista “Fontana presidente”, che nei dati provvisori è riuscito a conquistare oltre 1.200 voti. A seguire, sempre nella classifica temporanea, il sindaco di Comerio, Silvio Aimetti, candidato nella lista “Gori presidente”, con 942 voti; e il sindaco di Luino Andrea Pellicini, in campo con “Fratelli d’Italia”, a quota 800. Certo di sedere in Consiglio, nonostante i circa 400 voti incassati provvisoriamente, Roberto Cenci, del Movimento 5 Stelle. Insomma, stanotte, a 138 sezioni ancora da scrutinare, lo scenario era questo.