L’etichettatura di origine fa bene ai campi varesini

La Prealpina - 23/01/2019

Salumi, frutta, ma anche carne trasformata e pane prodotti nella provincia di Varese potranno avere l’indicazione di origine nazionale in etichetta. «E’ un effetto importantissimo per il nostro territorio – sottolinea Coldiretti Varese – quello che deriverà dall’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per valorizzare la produzione nazionale e consentire scelte di acquisto consapevoli ai consumatori». Un’azione contro gli inganni dei prodotti stranieri spacciati per Made in Italy che rappresenta per Coldiretti «una grande vittoria», come afferma il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori. Il provvedimento ha visto il sostegno e l’impegno del Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, del Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, oltrechè dei relatori al decreto legge semplificazioni Daisy Pirovano e Mauro Coltorti. «Un risultato che siamo certi troverà nell’iter parlamentare un sostegno bipartisan per una norma a costo zero a difesa dell’interesse nazionale e a tutela della salute dei cittadini, del territorio, dell’economia e dell’occupazione» aggiunge Fiori. La norma – sottolinea la Coldiretti prealpina – consentirà di adeguare ed estendere a tutti i prodotti alimentari l’etichettatura obbligatoria del luogo di provenienza geografica degli alimenti ponendo fine ad un lungo e faticoso contenzioso aperto con l’Unione europea oltre 15 anni fa. In particolare si individuano disposizioni nazionali autorizzate nell’ambito di una consultazione con la Commissione sulla base del Regolamento quadro sull’etichettatura del 2011, in ragione della protezione della salute pubblica e dei consumatori, della prevenzione delle frodi e della protezione dei diritti di proprietà industriale e di repressione della concorrenza sleale. Sono previste sanzioni in caso di mancato rispetto delle norme che vanno da 2mila a 16mila euro, salvo che il fatto non costituisca reato di frode penalmente rilevante. Come afferma il presidente varesino Fiori, «l’obiettivo è dare la possibilità di conoscere finalmente la provenienza della frutta impiegata in succhi, conserve o marmellate, dei legumi in scatola o della carne utilizzata per salami e prosciutti fino ad ora nascosta ai consumatori, ma anche difendere l’efficacia in sede europea dei decreti nazionali già adottati in via sperimentale in materia di etichettatura di origine di pasta, latte, riso e pomodoro».