«Leonardo crescerà grazie agli elicotteri»

Elicotteri, disciplina e crescita. Sono le tre parole chiave del piano industriale 2018-2022 di Leonardo. Ieri l’amministratore delegato del gruppo, Alessandro Profumo, le ha pronunciate innumerevoli volte, presentando ufficialmente il documento più atteso proprio dove gli elicotteri si producono: negli hangar del sito di AgustaWestland a Vergiate. E per le fabbriche della provincia di Varese, in fondo, sono buone notizie. Sì perchè lì dove a novembre era stata individuata una falla – i risultati deludenti proprio della Divisione Elicotteri nel corso del 2017 – ora si accendono i fari sulle eccellenze e si dichiara la volontà di utilizzare l’ala rotante come benzina per il nuovo decollo di Leonardo 2.0.

«Essere qui a Vergiate è molto importante – ha esordito Profumo – perchè gli elicotteri sono e saranno il nostro core business dei prossimi cinque anni. Nel 2017 abbiamo avuto una performance deludente su questo fronte, ma abbiamo prodotti di qualità e siamo fiduciosi. Inizia una nuova fase che ci porterà tra cinque anni a raggiungere una redditività a doppia cifra» .

Gli obiettivi sono stati messi nero su bianco anche in termini di numeri. Gli ordini dovrebbero avere una crescita media annua superiore al 6 per cento e i ricavi un balzo in avanti medio annuo compreso tra il 5 e il 6 per cento. Risultati che il numero uno di Leonardo è sicuro di riuscire ad ottenere.

Elicotteri in decollo

«Il settore elicotteristico è di qualità – ha ribadito più volte e abbiamo una offerta ampia e competitiva. Abbiamo analizzato che cosa è successo nel 2017 e abbiamo messo a punto strategie per superare le criticità e tornare a volare alto». Anche se, in verità, le macchine ad ala rotante firmate Leonardo restano leader di mercato. L’Aw 139 e l’AW 189 conquistano circa il 30 per cento del mercato civile, quota destinata a crescere. Fa più fatica il settore mlitare. È’ lì che «sono state accertate le maggiori criticità», ha spiegato anche il numero uno della Divisione Elicotteri Gian Piero Cutillo. «Ma siamo intervenuti – ha spiegato e ora possiamo fare bene». E non è un caso che al momento ci siano quelle che sono state definite come «campagne aperte» che hanno tutte le carte in regola per concretizzarsi.

M 346 troppo caro

E la Divisione velivoli che ruolo avrà nel piano di crescita? Si potrebbe dire da coprotagonista, insieme all’elettronica e alla sicurezza. In tema di addestratori, quelli realizzati a Venegono sono altamente competitivi. Ma c’è un aspetto su cui tutto il gruppo è impegnato a lavorare. La riduzione dei rezzi sul mercato. Insomma, l’M 346, ad esempio, è troppo caro. E oggi, il fattore prezzo è importante tanto quanto le performance. A sottolinearlo è stato lo stesso Profumo. «L’M 346 è troppo costoso – ha spiegato senza troppi giri di parole – E’ il velivolo migliore dal punto di vista della competitività, ma bisogna intervenire sul prezzo, anche se io sono convinto del fatto che sia necessario tener presente un elemento fondamentale: bisognerebbe guardare il prezzo comprensivo del pilota formato, perchè i piloti che si addestrano sull’M-346 poi sono in grado di guidare subito velivoli complessi». Il prezzo incide anche sulla gara americana cui partecipa Leonardo. «Dobbiamo lavorare sulla definizione del prezzo», ha detto l’Ad. Poi la competizione non sarà affatto semplice.

Il passato non è da buttare

Alessandro Profumo «francamente» non ritiene «opportuno» fare commenti sulle sentenze che nelle ultime settimane hanno prosciolto Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, ex amministratori delegati l’uno di Finmeccanica e l’altro di AgustaWestland, dalle accuse di corruzione internazionale e false fatture per la vendita di dodici elicotteri in India e per presunti fondi neri in Algeria. Uomo freddo, nato e cresciuto nel mondo della finanza, ieri Profumo ha quasi ammonito i cronisti che lo incalzavano: «Non guardo al passato». Giusto. Ma negli stabilimenti di Vergiate e di Cascina Costa è un passato che continuamente ritorna e che non dà pace, soprattutto dopo avere appreso che sotto il vestito dell’indagine c’era il vuoto probatorio.

È stata distrutta la reputazione di due manager e l’immagine di un’azienda, costringendola anche a cambiare nome trovando conforto nel geniale Leonardo (da Vinci): guardiamo avanti, certo, ma il passato non può finire nel cestino della memoria. Forse lo ha capito anche Profumo, il quale nel dicembre scorso ha invitato Orsi e Spagnolini al “Family Day” dell’ex AgustaWestland (dal 2016 chiamata neutramente Divisione Elicotteri). Durante l’inchiesta ai due manager era stato vietato l’ingresso in azienda. Il nuovo ad di Leonardo ha passeggiato con loro lungo la linea di assemblaggio. I dipendenti l’hanno notato. E gradito. Girando un film nella propria mente: rivedere Orsi e Spagnolini non per visite di cortesia ma per supportare l’azienda nella rinnovata sfida sul fronte di un mercato attualmente in crisi a livello mondiale. Solo un film? C’è da recuperare il tempo perduto durante i tre anni sotto la direzione di Mauro Moretti, al quale molti addebitano la colpa di non essersi mai “sporcato le mani” a sostenere, a spingere la vendita degli elicotteri varesini. Cosa che i due manager estromessi sapevano invece fare bene. Che sia un (ex) banchiere come Alessandro Profumo a riportare il Gruppo alle alture di un tempo? È tutto scritto nel suo piano industriale, al quale però proprio il suo (ex) ambiente ieri ha riservato una brutta accoglienza con il tracollo del titolo in Borsa.

Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron è volato in Cina con il ceo di Airbus, Fabrice Bergier, e una cinquantina di imprenditori, manager e funzionari, ottenendo un maxi ordine da 18 miliardi di euro. All’Italia non resta che piangere. E imparare la lezione.

«Vogliamo una filiera che sia solida»

 

Noi abbiamo prodotti di qualità e competitivi» ha ripetuto più volte ieri l’amministratore di Finmeccanica, Alessandro profumo. Merito della professionalità e del Know How dei dipendenti di quelle che erano Agusta Westland e Alenia-Aermacchi, ma anche di tutte quelle imprese dell’indotto che hanno trasformato il Varesotto nella provincia con le ali. Le pmi del settore, negli ultimi anni non se la sono passata bene. La politica di razionalizzazione dei costi e di riorganizzazione dei fornitori messa in campo dall’ex Ad Mauro Moretti ha creato non poche difficoltà ad alcune di loro. Ed ora, nell’era Profumo che cosa si devono aspettare? Non grandi sconvolgimenti rispetto alle nuove linee guida del gruppo, ma possibilità concrete ci sono.

«Noi vorremmo che la nostra filiera di qualità che è nata e cresciuta qui – ha detto ieri Profumo a Vergiate- diventi solida. Intendo dire – ha spiegato – che ci auguriamo che queste aziende possano crescere, magari anche attraverso delle aggregazioni e possano così riuscire ad avere maggior penetrazione sui mercati, anche indipendentemente da Leonardo, ma forti dell’esperienza fatta con noi e del valore del nostro brand». Insomma, quello che ha in mente Profumo è «una filiera che sia sempre più solida», perché se c’è una regola che il gruppo continuerà a seguire è quella di non avere fornitori che hanno la loro attività legata al cento per cento a Leonardo. «Abbiamo fissato un limite massimo al 75% e credo che sia sano», ha specificato il numero uno del gruppo. «Non è sostenibile avere fornitori esclusivi».

Naturalmente il fattore costi incide e non poco. «Sono i clienti che ce la chiedono – ha chiarito l’amministratore delegato – e noi siamo chiamati a rispondere in maniera adeguata alle richieste del mercato. Ma intendiamo lavorare con i nostri fornitori e portarli alla crescita anche attraverso di noi»